COSTA: Berlusconi, “L.Severino? Costruita contro il Cav Reato frode fiscale venne inserito nonostante ‘no’ commissione”

Il decreto legislativo su incompatibilita’ e incandidabilita’, ormai noto come Legge Severino, e’ stato costruito a tavolino dal Pd e dal Governo Monti contro Berlusconi. La Legge Severino e’ stata scritta e approvata appositamente per colpire Berlusconi. E per raggiungere tale obiettivo sono stati violati i limiti della delega creando una norma incostituzionale che il Governo Monti ha partorito su mandato del Pd. La delega contenuta nel testo sull’anticorruzione non imponeva affatto la sanzione dell’incandidabilita’ per chi e’ condannato per frode fiscale. Anzi, la delega data dal Parlamento al Governo obbligava l’Esecutivo a prevedere l’incandidabilita’ per un elenco specifico di reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione, purche’ la condanna fosse di almeno due anni di reclusione. Sempre nella delega si dava poi al Governo la facolta’ di individuare altri delitti meritevoli di determinare la non candidabilita’ dei condannati. Ed e’ attraverso quest’ultima clausola che il Governo Monti, insieme al Pd, ha scelto deliberatamente di colpire il Cav. Infatti la norma assegnava al Governo il compito di selezionare tra i delitti puniti con piu’ di tre anni di reclusione, quelli cui far conseguire l’incandidabilita’. I ministri iniziarono a mettere a punto la lista dei reati ma si accorsero ben presto che inserirvi quello di frode fiscale sarebbe stato irragionevole non trattandosi di un delitto di spiccata portata criminale. Cosi’, pressati dal partito democratico i ministri cambiarono schema: non piu’ l’elenco dei reati, ma l’invenzione di una nuova categoria, mai prevista dalla delega: quella dei reati puniti con pena superiore a quattro anni. E in questa categoria fu molto facile nascondere il reato di frode fiscale.Il 26 ottobre 2012 Berlusconi viene condannato a 4 anni per frode fiscale nel processo Mediaset; il 29 ottobre Monti mette la fiducia alla Camera sulla legge anticorruzione contenente la delega all’Esecutivo per individuare i casi di incandidabilita’; il 30 ottobre la Cameradice si’ all’anticorruzione e alla delega. L’8 novembre, l’allora capogruppo del Pd in Commissione Giustizia Donatella Ferranti dichiara che l’incandidabilita’ vada estesa anche ai reati fiscali. Il 5 dicembre, sempre Ferranti auspica che la delega al Governo faccia un esplicito riferimento ai reati fiscali come la frode. Il 6 dicembre il Consiglio dei ministri approva la bozza di decreto legislativo che accoglie in pieno le richieste di Donatella Ferranti inserendo la frode fiscale tra i reati per i quali scatta l’incandidabilita’. Il 31 dicembre, nonostante le proteste esplicitate nel parere parlamentare della Camera di coloro che ritenevano incostituzionale tale modo di procedere, il Governo approva definitivamente la norma. Alla luce di queste date e di questi fatti, le osservazioni da fare sono due: la norma non e’ retroattiva perche’ altrimenti si ammetterebbe la possibilita’ per una forza politica di costruire scientificamente un ‘cappello’ che calzi su eventi gia’ realizzati ai danni dell’avversario politico. Secondo: la norma e’ incostituzionale perche’ ha violato l’obbligo di predisporre una lista di reati da sanzionare con l’incandidabilita’ inventando invece una categoria indifferenziata nella quale ci si limita a dire che e’ incandidabile chiunque venga colpito con sentenza definitiva ad una condanna superiore ai due anni di detenzione per reati per i quali e’ prevista una pena superiore ai 4 anni.
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