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    BRUNETTA: FT, “Notizie false e pregiudizio interessato”

     

    Palazzo Chigi, conferenza stampa di presentazione del servizio anticorruzione e per la trasparenza

     

     

    Al Financial Times, che in un’editoriale di oggi sostiene che dopo la decisione sull’Imu del 28 agosto ‘il governo italiano si ritrova con un buco di almeno 3 miliardi di euro e ha messo in pericolo il piano per portare il deficit di bilancio sotto il 3% del Pil’, e a tutti i compagnucci della parrocchietta che cavalcano questa linea nascondendosi dietro le pagine del quotidiano inglese, rispondiamo che notizie clamorosamente false, come questa, discredita non solo il nostro Paese, ma anche e soprattutto chi le diffonde. La copertura per l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole c’è ed è stata fatta senza l’introduzione di nuove tasse, bensì con virtuosi tagli di spesa ed altrettanto virtuose operazioni one-off, sia per quanto riguarda le risorse necessarie per coprire la rata di giugno sia con riferimento alla rata di dicembre. E partendo dalle risorse necessarie a coprire l’eliminazione della tassa sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole sarà strutturata quali-quantitativamente la Service tax che entrerà in vigore dal 2014. Il vincolo del 3%, quindi, è ben rispettato e non c’è alcun rischio di infrangerlo, checchè vogliano insinuare dal quotidiano della City. Inoltre, ricordiamo a tutti gli effetti disastrosi sull’economia derivati dall’introduzione dell’Imu nel 2012, in termini di crollo delle compravendite immobiliari, calo dei prezzi delle case e disoccupazione nel settore delle costruzioni. Secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate, nel 2012 il mercato delle compravendite di immobili in Italia e’ letteralmente crollato (-25,7%) facendo registrare il peggior risultato dal 1985. Lo stesso dicasi per i prezzi: solo nel quarto trimestre 2012 in Italia abbiamo registrato la seconda maggiore riduzione (-4,4%) dal 1980. Infine, solo nel settore edile, quindi senza considerare tutto l’indotto, che vale altrettanto, si sono persi piu’ di 150.000 posti di lavoro. Questi i numeri. Su cosa basa le sue considerazioni, invece, il Financial Times? Forse sull’ignoranza o sul pregiudizio interessato (ci ricordiamo tutti i tempi del Britannia). Oppure su qualche indiscrezione fuorviante dei predetti compagnucci della parrocchietta. Che tristezza.