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    Intervento dell’ on. BERGAMINI

     

    Bergamini

    Intervento dell’ on. BERGAMINI in merito alla “Discussione sulle mozioni: iniziative in relazione alla crisi siriana.

    ON. DEBORAH BERGAMINI

    Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi,

    ricordiamo tutti, quasi tre anni fa, lo sprigionarsi della primavera araba e la lettura semplicistica, forse provvidenziale, con la quale l’Occidente ritenne di poter assistere, e magari contribuire, a un grande processo, a un processo epocale di transizione democratica, che attraversasse molti Paesi della riva sud del Mediterraneo e del Medio Oriente.

    Oggi questo Occidente si trova davanti a un ben magro bilancio: aumentate le tensioni, aumentate le complessità, aumentate le violenze, i conflitti; diminuite, se non azzerate, le speranze di poter vedere almeno un pezzetto di quel sogno realizzarsi, alle prese con una crisi, proprio quella siriana di cui discutiamo oggi, che era nata, forse, sotto i migliori auspici, auspici di un sincero desiderio democratico, e che, nella discontinuità di azione e divisione della comunità internazionale, che tante conseguenze ha provocato, forse oggi è la voce più drammatica di quel bilancio.
    La tragedia dell’attacco chimico del 21 agosto scorso nel quartiere di Guta ha riacceso i riflettori su quel conflitto. C’è voluto un altro migliaio di morti per prendere atto della necessità improcrastinabile di fare tutto il possibile per dare un termine a questo massacro ed esercitare un’ulteriore pressione sul regime di Damasco, accusato di questo oltraggioso crimine.
    Attenzione, non vi è ancora certezza rispetto alle dinamiche dell’utilizzo delle armi chimiche, ma le evidenze che si stanno accumulando puntano verso il regime. Del resto, è difficile capire quello che sta avvenendo in Siria, tutto è difficile in Siria: difficile per il Presidente Assad sfuggire oggi allaPag. 20gravissima responsabilità di un crimine di guerra che lo rende deferibile al Tribunale penale internazionale; difficile, però, d’altronde, se non impossibile, avere un quadro chiaro degli attori in campo.
    Inoltre, in due anni di guerra civile, che hanno visto, da parte della comunità internazionale, un inaccettabile stop and go, si sono moltiplicati e confusi tra loro gli attori in campo. Al regime si oppongono forze laiche, così come forze religiose. Vi sono gruppi autoctoni e poi professionisti del crimine internazionale, del terrorismo internazionale, giunti appositamente. Vi sono dei banditi.
    Bene ha fatto il Governo italiano a condannare fermamente l’escalation della violenza in Siria e richiamare l’ONU alle sue responsabilità, ricordando, peraltro, il nostro impegno nel Libano meridionale con la missione UNIFIL e ribadendo la necessità di fare tutto il possibile per trovare una soluzione politica e diplomatica a questo conflitto.

    E colgo l’occasione per esprimere un plauso al Governo e salutare la liberazione del giornalista de La Stampa, Domenico Quirico, dopo lunghissimi giorni di prigionia, risultato che apre il cuore alla speranza anche per le sorti di padre Paolo Dall’Oglio. Ora si sta delineando una prospettiva politica, diplomatica, per obbligare Damasco a sottoporre il suo arsenale chimico al controllo internazionale, in modo da neutralizzarlo e evitare ulteriori attacchi di questo genere alla popolazione civile. È auspicabile che almeno su questo punto il Consiglio di sicurezza dell’ONU, sinora inerte, dica finalmente una parola chiara che possa essere intesa a Damasco e indurre quindi il regime e i ribelli ad imboccare la via negoziale. Dobbiamo prendere atto di un’opinione pubblica, l’opinione pubblica occidentale, a cui stanno dando giustamente ascolto e voce le istituzioni parlamentari, un’opinione pubblica perplessa, a fronte di una iniziativa militare che si aggiungerebbe ad un già pesante fardello. Ma è anche importante sottolineare – ed è indubbio – che se il Presidente Obama non avesse evocato significativamente questa possibilità, nulla per l’ennesima volta, si sarebbe mosso.
    La comunità internazionale ha più che mai adesso l’obbligo di impegnarsi per una soluzione che consenta a tutte le componenti etniche e religiose della Siria di ritrovarsi in un percorso comune che conduca alla democrazia. È giunto il momento di riprendere il processo negoziale avviato a Ginevra, mettendo al primo posto il futuro della Siria, del suo popolo. Non c’è più spazio per minuetti diplomatici ed equilibrismi tattici. Già un anno fa – lo ricordo al Presidente del Consiglio, il Partito popolare europeo, durante il suo congresso, aveva acceso i riflettori sulla Siria, votando una risoluzione proposta proprio dal PdL, favorevole al dispiegamento di una robusta forza di peacekeeping in Siria e appellandosi alla comunità internazionale. Se quell’appello fosse stato ascoltato, forse oggi non ci troveremmo in questa situazione. Questo ci deve far riflettere sull’ancora scarsa capacità di agire efficacemente in politica estera dell’Unione europea. Sia dunque questo l’ultimo campanello d’allarme per la comunità internazionale sulla crisi siriana. Basta attacchi chimici ai civili inermi ! Si riparta da una volontà politica negoziale, subito, a partire dal cessatePag. 22il fuoco. Questo Governo ha saputo assumere un atteggiamento fermo, ispirato, sì, al principio della prudenza – il caso dell’Iraq ci insegna –, ma di condanna assoluta dell’utilizzo di armi chimiche, di punizione dei responsabili e di promozione di una soluzione politica e diplomatica che crei le condizioni per un nuovo negoziato internazionale nel rispetto del diritto e delle alleanze. Gliene va dato atto. Vada avanti. Questo è il senso della mozione che il mio partito, il Popolo della Libertà, ha votato. E per questo voglio esprimere un auspicio ad una posizione il più possibile univoca di questo Parlamento, che consenta, al di là di comprensibili appartenenze e convinzioni, di superare i consueti approcci ideologici e confermare l’impegno saldo, unitario, fermo di questo Paese tutto verso una risoluzione di questa crisi.