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    BRUNETTA: Pensioni, “Grillo ridicolo, torni a fare il comico”

     

    Brunetta

    Era ora. Grillo passa dallo spettacolo ai numeri. Così se la prende con me convinto di poter usare i dati sulle pensioni come un manganello. Poveretto. Sappia allora il collega Grillo che le sue valutazioni sono ridicole e risibili. Costruisce tesi da osteria applicando un curioso criterio di giustizia, secondo cui chi ha dato ha dato, e peggio per lui. Dunque chi ha versato molto, resti pure gabbato. Chi ha versato poco all’Inps, continui pure a incassare anche sopra quanto direbbe il calcolo dei rendimenti, purché il furto si fermi alla soglia stabilita da Grillo chissà perché in 5 mila euro. Queste tesi obbediscono a criteri totalmente anticostituzionali e negano qualsiasi precetto di sana economia e di tenuta della convivenza sociale. Sembrano nati dalla testa di un dittatore di Bananas.

    Cambi suggeritore, scelga meglio i suoi consulenti: le conviene nel frattempo tornare a fare il comico, perché gli unici numeri su cui va forte sono quelli in cui strabuzza gli occhi. Se vuole continuare a fare politica, dovrebbe almeno conoscere le regole elementari del Paese in cui vive, specie se pretende di cambiarle. Il livello delle singole pensioni, in Italia, è regolato da diversi elementi: l’entità dei contributi versati nel corso di tutta la vita lavorativa, il meccanismo di valorizzazione degli stessi (identico per tutti i cittadini, salvo qualche limitata eccezione), gli anni di meritato riposo. Combinando questi tre diversi elementi si giunge, alla fine, a calcolare l’entità della pensione. Se i contributi versati sono stati pochi e per poco tempo, la pensione è inevitabilmente bassa. Ed il contrario si verifica se i versamenti sono stati elevati, per un numero maggiore di anni. Nel sistema retributivo (in voga prima della riforma Dini), il meccanismo di calcolo era molto più generoso. In quello contributivo, l’attuale, l’eguaglianza finanziaria – attuariale è invece molto più rigorosa. Il passaggio dal primo sistema al secondo, è avvenuto salvaguardando, per quanto possibile, le scelte di vita, compiute in passato, da ciascun cittadino al fine di garantire la necessaria gradualità. Regola che oggi Grillo contesta ipotizzando una sorta di esproprio proletario. Le pensioni minime vanno aumentate, per ragioni d’equità? Assolutamente si.

    Ma Grillo, che incita i suoi all’ostruzionismo in difesa dell’attuale Costituzione e li obbliga a notti passate all’agghiaccio, dovrebbe conoscere il contenuto dell’articolo 53. La progressività deve essere caratteristica del sistema fiscale. Ne deriva che se si vuol aumentare il livello delle pensioni minime, esso deve essere posto a carico della fiscalità generale, come più volte sostenuto dalla Consulta. Faccia quindi pace con se stesso, invece di occuparsi di cose che non conosce.