BRUNETTA: Crisi, “Su vincolo del 3% Saccomanni ha le idee confuse”

Il ballo del 3%: il vincolo del rapporto deficit/Pil che l’Italia e tutti gli Stati dell’Eurozona devono rispettare per continuare a far parte della moneta unica. Si parla solo di quello, ma a quanto pare neanche il ministro dell’Economia e delle finanze, Fabrizio Saccomanni, sembra avere le idee chiarissime. Per fortuna, con lui a Vilnius c’era il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che lo ha corretto. E non e’ la prima volta che capita: sulla ‘ripresina’ Saccomanni e’ stato smentito da tutti gli organismi, nazionali e internazionali, di rilevazioni statistiche. Sul ‘Patto di Genova’ alle sue dichiarazioni sono seguite le precisazioni del presidente del Consiglio, Enrico Letta. Oggi sul pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni e’ toccato a Ignazio Visco. Eppure, per fare bella figura al ministro Saccomanni bastava leggere con attenzione l’ultima relazione al Parlamento del suo predecessore, Vittorio Grilli, che in scadenza di mandato ha redatto il decreto sui pagamenti delle PP.AA. Avrebbe cosi’ facilmente saputo che i debiti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle imprese private sono tutti contabilizzati nei bilanci dei debitori diversi dallo Stato (Comuni, Province, Regioni), mentre a livello aggregato (bilancio dello Stato, che rileva nei nostri rapporti con l’Europa) e’ contabilizzata, quindi compresa nel deficit, solo la quota relativa alle spese di parte corrente, e non e’ contabilizzata la quota relativa alle spese in conto capitale”. “Ne deriva che nei nostri conti pubblici, i 40 miliardi (relativi a spese di parte corrente) che il governo ha ‘sbloccato’ con il decreto Grilli per i pagamenti delle PP.AA. tra il 2013 e il 2014 erano gia’ computate nel calcolo del deficit, mentre non erano compresi nel deficit 10 miliardi di spese in conto capitale. La quota di questi 10 miliardi relativa al 2013 ha comportato un aumento del deficit pubblico, nel 2013 dello 0,5% (da -2,4% a -2,9%). Occorre, inoltre, ricordare che per tutti i 50 miliardi di pagamenti, la Commissione Europea ha autorizzato l’Italia a emettere titoli del debito pubblico, fino al 2014, perche’ dal 2015 il debito non potra’ piu’ aumentare, ma dovra’, anzi, diminuire di 1/20 all’anno, in ragione del Fiscal compact. Pertanto la quota di pagamenti delle PP.AA. di conto capitale (investimenti) aumentano per via diretta sia il deficit sia il debito pubblico. Mentre la quota di parte corrente aumenta per via diretta solo il debito e soltanto indirettamente, per via degli interessi che lo Stato dovra’ pagare su quest’ultimo, anche il deficit. Cio’ detto, la cosa peggiore per l’Italia e’ non rispettare il 3% di deficit e non aver fatto alcuna riforma strutturale, come chiedeva la Commissione europea. Il ministro Saccomanni ne e’ consapevole e cerca solo di comprare un po’ di tempo prima del momento della verita’. Sempre che il governo non intenda proporre una nuova manovra con la Legge di stabilita’. Fatica inutile. Sia all’estero che in Italia, con l’intervento di oggi del governatore Visco i giochi sono stati scoperti in anticipo, lasciando il Ministro dell’Economia nudo di fronte alle proprie responsabilita’. Sbagliato quindi minimizzare, soprattutto In Europa. Far finta di nulla e’ solo tentare di spegnere il fuoco con un bidone di benzina. Restiamo a disposizione del ministro Saccomanni per ulteriori chiarimenti.
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