Interpellanza dell’ on. BRUNETTA

Interpellanza dell’ on. BRUNETTA: “Rischi di degrado per l’area archeologica e per i beni sottoposti a vincolo paesaggistico interessati dal progetto di discarica in località Falcognana (Roma)”
ON. RENATO BRUNETTA
Signor Presidente, signor Ministro, colleghi,
siamo di fronte invero a una situazione paradossale. E sono ormai più di due mesi che un’intera popolazione di un quartiere importante di Roma, di Roma sud, municipio IX, è interessata a una decisione gravissima che è quella dell’individuazione, all’interno dello stesso territorio, di una discarica che dovrebbe andare a sopperire le esigenze di sversamento conseguenti alla chiusura della mega discarica di Malagrotta, chiusura che dovrebbe avvenire alla fine di questo mese, cioè tra due settimane.
Queste notizie, e non solo le notizie, ma anche la relativa sedicente decisione dell’8 agosto, hanno prodotto un gravissimo allarme sociale all’interno della popolazione interessata. Popolazione interessata che è stata tenuta totalmente all’oscuro di iter procedurali, di contenuti, di quantità, di metodologie, di ogni autorizzazione necessaria per ottemperare a questa sedicente decisione dell’8 agosto.
Quello che la popolazione ha percepito è che si chiude Malagrotta e che la nuova Malagrotta sarà a Falcognana nell’attuale discarica per rifiuti industriali Ecofer. Questo è quello che la popolazione di quel territorio sa: Malagrotta si sposta a Falcognana, si sposta a Roma sud, si sposta sull’Ardeatina.
La popolazione reagisce a tutto questo spiegando che nel territorio ci sono vincoli paesaggistici, ci sono problemi di viabilità, ci sono problemi sanitari e che molto probabilmente questo passaggio da Malagrotta a Falcognana non è privo di opacità dal punto di vista della proprietà della discarica di Falcognana e delle eventuali infiltrazioni criminali.
A tutto questo le autorità competenti non danno alcuna risposta. Il commissario Sottile non risponde, se non in maniera vaga e contraddittoria. Il presidente Zingaretti tace. Il sindaco Marino se ne lava le mani. Il Ministro Orlando non risponde a nessuno se non al sottoscritto venerdì scorso in Parlamento spiegando come rientri nei poteri del commissario una decisione di questo tipo, però non dice sulla base di quale progetto, sulla base di quale autorizzazione, nascondendosi dietro l’emergenza rifiuti.
Il ragionamento che sembra fare il Ministro Orlando è il seguente: abbiamo deciso la chiusura di Malagrotta, la chiusura di Malagrotta produrrà l’emergenza rifiuti, abbiamo un commissario per l’emergenza rifiuti, il commissario per l’emergenza rifiuti assume tutti i poteri, anche quelli che non ha, vista l’emergenza, e localizza nella discarica individuata a Falcognana la nuova Malagrotta.
Interpellati i Ministri e le amministrazioni competenti, queste rispondono, una dopo l’altra, di non essere state in nessuna maniera interpellate e coinvolte nel processo autorizzativo, e questo è anche comprensibile perché un processo autorizzativo sia avvia sulla base di un progetto. Siccome non esiste alcun progetto, non esiste alcun dossier Falcognana che dica quantità, tipologie, processi autorizzativi, verifiche sociosanitarie e di impatto ambientale, siamo dentro a un circuito, a un loop perverso. Non esiste progetto, quindi non esistono pareri, se non esistono pareri, come dire, tutto ritorna ai poteri del commissario Sottile e cioè all’emergenza.
Ebbene, oggi nel 2013, nella capitale di uno Stato come l’Italia, a Roma, una grande capitale di un grande Paese, si decide ancora una volta l’apertura di una discarica per i rifiuti urbani dentro il perimetro di una città in questa maniera, che è paradossale, ma direi di più: è criminale. Perché un processo decisionale di questo tipo non è solo paradossale, non è solo illegittimo, non è solo illegale, ma io direi che è criminale. È criminale oggi, nel 2013, a Roma, procedere in questa maniera nella definizione della soluzione di un problema strutturale quale quello dell’emergenza rifiuti. Altro si doveva fare, altro era stato fatto dal Governo precedente, dal Ministro Clini, che aveva dato una sorta di road map all’interno del Patto per Roma in cui, tra esportazione differenziata e trattamento, si cancellava la necessità di avere un’altra discarica. Questo non è stato fatto.
Si è preferito o meglio si sta preferendo la solita logica all’italiana: si procura l’emergenza, dall’emergenza nascono decisioni emergenziali, le decisioni emergenziali bypassano la legge, bypassano le regole, bypassano le persone, distruggendo economie, distruggendo territori.Pag. 9
Ecco, tutto questo sarebbe andato nel silenzio, sarebbe stato sepolto dal silenzio nel mese di agosto quando, l’8 di agosto, Ministro, governatore della regione e sindaco di Roma avrebbero deciso la localizzazione in maniera irresponsabile, illegale e – aggiungo – criminale.
Per fortuna esiste il Parlamento, per fortuna esiste il sindacato ispettivo, per fortuna esistono questi momenti in cui il sindacato ispettivo del Parlamento interroga i Ministri e chiede loro un atto di responsabilità. Per queste ragioni io ho chiesto adesso al Ministro Bray di dire se è stato o meno interpellato prima di quel fatidico 8 agosto: no. Se è a conoscenza del progetto a Falcognana: no. Se sulla base di un ipotetico progetto di sversamento di rifiuti urbani in una nuova discarica per i rifiuti urbani il suo Ministero sarebbe disponibile a dare l’autorizzazione conseguente o in deroga al decreto Bondi, al vincolo Bondi: penso, ancora una volta, no.
Bene, a me non basta, però, che il Ministro mi dica: noi non siamo stati coinvolti, noi non ne sappiamo nulla.
Io chiedo al Ministro che dica che in mancanza di un progetto, in mancanza di una verifica puntuale sul progetto, sulle compatibilità paesaggistico-ambientali – quindi, VIA e valutazioni paesaggistico-ambientali – nulla si può decidere. Questo chiedo al Ministro Bray, che metta uno stop a questo modo di procedere criminale: visto che non c’è il progetto, tutto va avanti lo stesso, non è necessario avere alcun parere conforme. Questo mi sembra non solo ridicolo, ma demenziale.
Io qui denuncio questo modo di procedere e mi riservo di denunciarlo anche in forme più eclatanti, perché questo modo di procedere non è solo un bypassare le regole, ma è un prendere in giro il Parlamento, prendere in giro la legge, prendere in giro l’Unione europea.
Per questa ragione, io chiedo al Ministro Bray di dire una parola ferma, che non può essere: «non ne so niente», «non ne ho saputo niente»; ma deve dire, se questo progetto dovesse andare avanti, prima che vada avanti, che è necessario un pieno coinvolgimento di legge dell’amministrazione dei beni culturali per verificarne le compatibilità. In caso contrario, nessuna decisione può essere presa.
MINISTRO MASSIMO BRAY
Illustre Presidente, mi riferisco all’interpellanza con la quale l’onorevole Brunetta chiede se il Ministero che rappresento «sia stato interpellato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare circa i rischi di degrado cui incorrerebbero i beni culturali e l’area archeologica interessata nell’ipotesi di un’eventuale decisione di aprire la discarica di Falcognana», come da citazione.
Come richiamato dall’onorevole interpellante, l’area individuata per ospitare la nuova discarica della città di Roma rientra in un più vasto perimetro, riguardante l’ambito meridionale dell’Agro romano, compreso tra le vie Laurentina e Ardeatina dichiarata, come ho potuto evidenziare nel corso della riunione convocata dal Ministro dell’ambiente a cui sono stato invitato il 12 settembre scorso, di notevole interesse pubblico con decreto del direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio del 25 gennaio 2010 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 25 del 1o febbraio 2010).
Nello specifico, mi preme sottolineare che la zona di Falcognana è definita «paesaggio agrario di rilevante valore» in quanto caratterizzato, secondo l’articolo 12 delle prescrizioni d’uso allegate al suddetto decreto, da una naturale vocazione agricola, di grande estensione, profondità e omogeneità, con un rilevante valore paesistico per l’eccellenza dell’assetto percettivo, scenico e panoramico. Le citate prescrizioni prevedono, in tali casi, il rispetto di una serie di vincoli con riferimento al recupero e ampliamento di discariche già esistenti.
In particolare, la tabella B dell’articolo 12 delle prescrizioni d’uso consente, con riferimento alle discariche collocate in tale perimetro, la possibilità di procedere ad interventi modificativi e di recupero della stesse solo previa valutazione di compatibilità con i valori riconosciuti del paesaggio agrario e subordinatamente alla realizzazione di misure ed opere di miglioramento della qualità paesaggistica del contesto. Viceversa, la realizzazione di nuove discariche non è consentita.
Conseguentemente, deve evidenziarsi, in primo luogo, come la dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area considerata non impedisca, di per sé, qualsiasi intervento modificativo in relazione alla discarica in essere (purché, però, risulti legittimamente autorizzata precedentemente al 25 gennaioPag. 112010), e, in secondo luogo, come, al fine di assicurare il rispetto dei valori del paesaggio agrario, ogni opera modificativa deve essere sottoposta alla preventiva valutazione di compatibilità paesaggistica, alla stregua dei valori paesaggistici tutelati e di tutti i criteri definiti nel ripetuto vincolo del 2010, valutazione che dovrà esprimersi nei provvedimenti autorizzativi del competente soprintendente, ai sensi dell’articolo 146 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Devo precisare che resta peraltro fermo, ove previsto, l’eventuale potere del commissario delegato di derogare alle suddette disposizioni che ho ricordato. Sotto il profilo archeologico, vorrei specificare che nel 2002 la società Ecofer Ambiente aveva presentato alla competente sovrintendenza archeologica di Roma un progetto per il riutilizzo di una vecchia cava dismessa come discarica di II categoria tipo B, con successivo recupero ambientale della cava. Con successive note dell’ottobre 2002 e del giugno 2003, la sovrintendenza archeologica di Roma rilasciava il nulla osta di competenza con le relative prescrizioni. La vecchia cava aveva, infatti, quasi completamente compromesso un sito archeologico precedentemente segnalato dalla carta archeologica dell’Agro al n. 101 del Foglio 33 nord come: «villa-tracce». I successivi lavori di sistemazione del sito (profilature dei bordi, recinzione metallica) vennero eseguiti dal personale della stessa sovrintendenza proprio per non arrecare ulteriore danno alla già più che compromessa situazione archeologica e per documentare l’eventuale intercettamento di cunicoli di drenaggio e resti murari.
Queste sono le motivazioni per cui chiederò che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo possa valutare attentamente le caratteristiche del progetto e la sua compatibilità con i vincoli esistenti nel rispetto del decreto del direttore regionale del Lazio del 25 gennaio 2010.
ON. RENATO BRUNETTA
Signor Presidente,
non sono soddisfatto semplicemente per il fatto che il progetto non esiste, mentre esistono già delle decisioni. Qui è il collasso logico e giuridico, signor Ministro: esistono delle decisioni, quelle dell’8 agosto, che diventeranno operative il 1o ottobre; diventeranno operative e, quindi, quella discarica andrà a raccogliere non solo fluff industriale, ma anche rifiuti urbani, sempre nell’attesa del parere del Ministero dei beni e delle attività culturali, dal che ne deriva una evidente violazione di legge. Infatti, in attesa della valutazione del progetto, che non c’è, si prendonoPag. 13delle decisioni operative, per cui 80, 90 camion al giorno arriveranno in quella discarica a sversare probabilmente «tal quale», illegale, con tutti i danni sanitari e ambientali alle falde che si sono evidenziati.
È accettabile, signor Ministro – lo dico alla sua coscienza – un comportamento di questo genere ? È accettabile dire che il commissario Sottile ha poteri derogatori ? Poteri derogatori su che cosa, se non esiste un progetto, se non esistono le quantità, se non esiste la quantità della movimentazione, se non esistono le analisi di impatto ambientale e se non esiste una VIA ? Deroga a che cosa ? Deroga a quale vincolo e rispetto a quale progetto ?
Siamo alla follia, alla follia giuridico-amministrativa. Siamo solo alla violenza istituzionale sulla pelle dei cittadini, sulla pelle dell’economia, sulla pelle del diritto !
Chiedo a lei, ancora una volta, signor Ministro, di dire «alt». Fermatevi, finché siete in tempo ! Fermatevi in questa follia. Mostratemi il progetto, mostratemi tutte le altre autorizzazioni previste dalla normativa europea e dalla normativa italiana. Fermatevi in attesa di informare correttamente la popolazione, di avere, possibilmente, il consenso informato della popolazione, in una logica di leale collaborazione tra istituzioni e tra istituzioni e popolazione e, sulla base di questo stop, che lei, signor Ministro, e i suoi uffici facciate le opportune valutazioni di compatibilità e di applicazione del vincolo Bondi.
Non è possibile, signor Ministro – glielo chiedo con tutta l’umiltà –, che si dica: «in attesa di», quando la decisione è già stata presa e quando diventerà operativa tra due settimane.
Aspettiamo il ricorso al TAR ? Aspettiamo la giuridificazione dell’intera procedura ? L’ennesimo fallimento della politica, l’ennesimo fallimento della governance di un problema ? Ce lo faremo risolvere dalla magistratura, ancora una volta, mettendo nell’angoscia le popolazioni, che nel frattempo dovranno subire questo scempio ?
Signor Ministro, questa è la domanda che le rivolgo. Lei deve dire «basta», lei deve dire «stop», non tanto ad una decisione, ma deve dire «stop» e «basta» a questo modo di procedere. Si faccia mostrare il progetto.
Ha visto il progetto, lei, il giorno 12 ? Mi risponda: ha visto il progetto il giorno 12 ?
Il giorno 12 le è stato consegnato un progetto ? Quantità, qualità, impatti ambientali, VIA ? Le è stato fornito tutto questo o solo parole, a cui lei ha opposto altre parole ? Questo, signor Ministro, è inaccettabile e non sarà accettato.
Ripeto, le chiedo, ancora una volta (può farmi di sì o di no con la testa, se vuole, si può): ha visto un progetto il giorno 12 ?
[…]
Allora, io chiedo retoricamente se il Ministro abbia visto un progetto il giorno 12, perché, se il Ministro non ha visto alcun progetto, siamo di fronte all’illegalità più piena, in base alla quale sono pronto a ricorrere al tribunale dei ministri nei confronti del Ministro Orlando.
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