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    BRUNETTA, Telecom: “Può recuperare con più tecnologia, più management e più capitali”

     

    Rbruny

     

    Si è riaperto il dibattito sul capitalismo italiano e la tutela delle nostre imprese strategiche. A renderlo attuale la vicenda Telecom Italia. In discussione è, soprattutto, il modo in cui le istituzioni pubbliche – in primo luogo i governi – (non) hanno affrontato la questione. 

    La storia di Telecom è tempestata di errori e opportunità mancate. Alcune di queste come l’Opa a debito dei ‘capitani coraggiosi’ con i soldi delle banche (sostenuti dal governo D’Alema) e la spoliazione della società realizzata da Tronchetti Provera sono note. Altre lo sono meno ed è giusto evidenziarle perché legate anche al management attuale.

    Come intervenire? Niente leggi o decreti ad hoc. La legge Opa non va modificata ad aziendam. O contra aziendam. Niente furbate in corso d’opera. Telecom come le altre società debbono restare contendibili. Serve grande apertura a livello europeo e globale. Il nuovo management di Telecom deve cercare una fusione con qualcuno dei maggiori operatori mondiali come AT&T o Vodafone.

    Ponendo le giuste condizioni, potremmo fare del nostro Paese un vero hub globale delle comunicazioni. Senza bisogno di cedere le società sudamericane. Da una situazione di crisi potrebbe nascere una grande opportunità. L’operazione dovrebbe realizzarsi attraverso un Offerta pubblica di scambio. In questo modo tutti gli azionisti si troverebbero in mano titoli solidi, destinati ad aumentare di valore.

    La rete è un bene privato, ma di preminente interesse nazionale. È un bene di rilevanza pubblica con vocazione a divenire pubblico anche dal punto di vista proprietario. La rete è oggi anche il fattore principale di competitività di un Paese. Per questo il suo controllo deve rimanere in Italia. E lo scorporo diventa un mezzo per consentire l’accesso di nuovi capitali, quelli che oggi Telecom non ha. A questo punto, l’opzione più logica è che Telecom scorpori la rete e la conferisca a una newco aperta all’adesione di soci pubblici e privati. La Cassa depositi e prestiti dovrebbe essere l’azionista di controllo in funzione di stabilizzazione e garanzia. Sarebbe anche un socio in grado di apportare capitali freschi, che avrebbero un ritorno certo a medio e lungo termine. La rete è molto redditizia.

    Qualora Telecom non procedesse allo scorporo, la rete dovrebbe essere nazionalizzata, con una legge e un equo compenso da pagare agli azionisti. Ciò sarebbe pienamente conforme al diritto europeo, che resta indifferente – come dice il Trattato Ue – rispetto alla proprietà pubblica o privata dei beni. La rete è un monopolio naturale e lo scorporo proprietario darebbe grandi vantaggi concorrenziali: tutti gli operatori potrebbero accedere a condizioni analoghe agli stessi servizi, con parità d’accesso. La concorrenza ci sarebbe tutta ma nei servizi. Ciò si tradurrebbe in meno regolazione ex ante di prezzi all’ingrosso e altre condizioni di accesso e gli italiani ne trarrebbero grandi vantaggi. L’Agcom interverrebbe solo per verificare il corretto funzionamento della rete, il rispetto della parità e della concorrenza.

    Ora non resta che agire. Gli errori sono stati molti. C’è però ancora lo spazio per recuperare un ruolo importante per Telecom e per il mercato italiano nel risiko mondiale del settore. Con più tecnologia, più management e più capitali.