CAPEZZONE: Legge di stabilità, “Evidenti gli errori di fondo del governo”
Le dichiarazioni odierne del ministro Saccomanni, nel suo colloquio con il Corriere della Sera, sono a dir poco deludenti. Purtroppo le preoccupazioni che esprimiamo da mesi, sentendoci nella migliore delle ipotesi accusati di ‘estremismo’, si rivelano più che mai fondate. Lo schiaffo che il Governo ha ricevuto in settimana da Bruxelles è il frutto dell’inadeguatezza di una linea troppo attendista, poco coraggiosa, ai limiti dell’immobilismo su due fronti. Da un lato, l’approccio minimalista nei confronti dell’Europa, per cui l’Esecutivo Letta ha accettato di restare prigioniero della logica degli zero virgola, anziché porre sul tavolo – con la forza politica che un governo di così ampie intese avrebbe potuto assicurargli – la questione di uno sforamento virtuoso del tetto del 3%, provando a ricontrattare con Bruxelles un percorso di rientro da deficit e debito nella comune consapevolezza che senza crescita non può nemmeno esserci risanamento della finanza pubblica. Dall’altro, un approccio rinunciatario, fatto di rinvii e ritardi, sul fronte interno, sui nostri ‘compiti a casa’, rispetto ai temi del debito (proprio il fatto che non scenderà nel 2014 l’Europa ci contesta), del taglio della spesa pubblica e delle tasse. Debito che avremmo dovuto aggredire fin da subito, come suggeriamo da mesi, con dismissioni e altre operazioni di cui da molto tempo si parla ma che evidentemente si scontrano con resistenze che il governo non ha saputo/voluto superare. E certo non bastano ora vaghe intenzioni per il futuro. L’impianto della legge di stabilità non poteva non risentire di questo duplice errore e difficilmente sarà migliorabile con qualche emendamento. Dunque, con il Pil che continua a scendere anche nel III trimestre e una vera ripresa che somiglia sempre più ad un miraggio, ora constatiamo dove ci sta portando questa linea rinunciataria ai limiti dell’immobilismo: inseguendo il rigore a scapito della crescita, nella versione miope e punitiva di Bruxelles, ci ritroviamo senza crescita e senza nemmeno centrare gli obiettivi di bilancio che ci chiede l’Europa. E la frittata è fatta
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