BRUNETTA: Imu, “Per Commissione UE aumento acconti inaccettabile”

Siamo al 20 novembre e i cittadini italiani non sanno ancora se la seconda rata dell’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati agricoli verrà cancellata. E, se verrà cancellata, e se verrà cancellata anche per gli agricoli, i cittadini italiani non sanno se questo significherà per loro nuove tasse sotto altre spoglie, con altri nomi, con altri marchingegni. Per quasi tutti i provvedimenti varati dal governo fino ad ora è andata così. Motivi per temere, i cittadini italiani, pertanto, ne hanno di buoni. Così come è in allerta la Commissione europea, che dopo la solenne bocciatura della Legge di stabilità e i continui richiami sull’andamento (a rialzo) del nostro debito pubblico, difficilmente accetterà le proposte del ministro Saccomanni di copertura della cancellazione della seconda rata dell’Imu (2,4 miliardi). Aumentare, come pare intenda fare il governo, gli acconti Ires e Irap è una soluzione inaccettabile per Eurostat: l’organismo preposto al controllo statistico dei nostri conti pubblici. In base ai principi generali dell’ordinamento contabile europeo (SEC 95), infatti, se un acconto di imposta supera il 100%, esso configura la fattispecie dell’anticipo di entrate future, quindi un debito nei confronti dei contribuenti, che come tale, cioè debito, deve essere contabilizzato. È come se si aumentasse l’emissione di titoli di Stato, con la sola differenza che nel caso dell’anticipo non si pagano interessi aggiuntivi. Si tratta di un’evidente forzatura che difficilmente sarà lasciata passare sotto silenzio dalla Commissione europea.
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