Intervento dell’ On. PALESE in merito al “Trans Adriatic Pipeline”

Intervento dell’on. ROCCO PALESE in merito alla “Discussione del disegno di legge: S. 884 – Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto «Trans Adriatic Pipeline», fatto ad Atene il 13 febbraio 2013 (Approvato dal Senato) (A.C. 1710)”
ON. ROCCO PALESE
Signor Presidente,
colleghi onorevoli, ancora una volta il Parlamento è chiamato a pronunciarsi – forse perché anche negli anni precedenti e nelle legislature precedenti è stato necessario – su un problema serio: quello dell’energia e dell’approvvigionamento energetico da parte del nostro Paese.
È noto a tutti che il nostro Paese ha questo grave problema rispetto alla competitività e ai costi energetici. Non c’è dubbio ed è riscontrato dappertutto che non abbiamo fonti energetiche e fossili, non abbiamo gas e non abbiamo petrolio sufficienti per quelle che sono le necessità, e tanto meno il resto. C’è la necessità, quindi, di attrezzarsi.
In questo contesto, diciamo «no» a tutto: «no» al nucleare, «no» ai rigassificatori, «no» al TAP, cioè «no» a tutto. E anche qui dentro, nella discussione di oggi, si scontrano due visioni: una che tende a quello che ognuno di noi vorrebbe, ma che non può essere, a Jean-Jacques Rousseau; e l’altra allo sviluppo sostenibile. Allora, noi riteniamo che questa sia un’opera strategica, che sia un Accordo importante e che vada esclusivamente realizzato attraverso la sostenibilità ambientale. Io penso che, senza girare intorno al problema, noi abbiamo intanto i termini dell’Accordo stesso, l’articolo 6 con le autorizzazioni. E, nel contesto delle autorizzazioni, il nostro Paese si impegna e dovrebbe farlo seguendo una serie di procedure e coinvolgendo gli enti territoriali, la regione, il comune interessato, le province, le popolazioni e quant’altro. L’Accordo contempla anche l’articolo 12, ossia la possibilità di modifiche.
Tutto ciò sta accadendo all’interno della nostra regione, la regione Puglia, e del comune interessato, che è il comune di Melendugno, dove dovrebbe in pratica esserci l’approdo, il terminale, cioè in un territorio che sostanzialmente è una zona turistica e ambientale, ma non ripeto le cose che sono state già espresse. Io penso che ci sia la possibilità, su 600 chilometri di costa della dorsale adriatica della nostra regione, anche in un contesto territoriale non molto lontano da dove è previsto adesso il progetto, di trovare una soluzione. Infatti, il problema riguarda solo il terminale e l’approdo. Tutto quello che qui abbiamo ascoltato, a mio modo di vedere, è superabile.
Io ho molto apprezzato che il sottosegretario De Vincenti, che è qui presente durante la discussione sulle linee generali di questo provvedimento, si sia recato in loco, presso la prefettura di Lecce, e abbia incontrato già le popolazioni, gli enti locali, la regione e quant’altro e che si sia in altre parole iniziato un percorso di concertazione. Forse sarebbe stato meglio farlo prima, ma questo iter che è stato intrapreso e questo impegno da parte del Governo e del sottosegretario sono stati sicuramente un segnale importante. L’eventuale soluzione, come io mi auguro, è a portata di mano, non è molto lontana. Di quelle che sono emerse adesso, quella che ha previsto il progetto e quella paventata anche – così le diciamo – nella situazione della vicina Brindisi, nessuna delle due. Ma io ritengo che uno studio dell’impatto ambientale e uno studio appropriato di intervento da parte del Governo insieme ai rappresentanti del consorzio, ma soprattutto della regione, possano trovare una localizzazione per l’approdo e per il terminale di quest’opera importante e indispensabile. Non ripeto le tante cose dette anche dai colleghi rispetto alla realizzazione dell’opera.
Quindi, il nostro è un «sì» al progetto, ma condizionato rispetto alla situazione del terminale. Adesso ascolteremo poi anche il Governo eventualmente.
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