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    Dichiarazione di voto on. Carfagna sulla questione di fiducia: “Legge di stabilità 2014”

     

    Carfagna

    Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia dell’on. Maria Rosaria Carfagna sul disegno di legge: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014) (Approvato dal Senato) (A.C. 1865-A)”

    MARIA ROSARIA CARFAGNA

     

     

    Le ragioni per le quali Forza Italia non voterà la fiducia posta su questo provvedimento sono le stesse che hanno determinato il nostro passaggio all’opposizione.

    Possiamo dire che le ragioni che ci hanno convinto a uscire dalla maggioranza che sostiene il governo sono tutte contenute in questa legge di stabilità.

    Un provvedimento finanziario modesto, timido, inadeguato a dare risposte concrete ai problemi reali del Paese.

    Più che una legge di stabilità coraggiosa in grado di indicare la strada che il Paese deve intraprendere – quella della crescita e della riduzione del perimetro dello Stato – avete costruito un mostro per elargire prebende e mancette e qualche sconto fiscale agli amici che contano. Soprattutto quelli del Pd.

    Infatti, l’obiettivo non pare essere quello di sollevare dalle sofferenze gli italiani ma acquistare il loro consenso. Come se le elezioni politiche fossero alle porte. Come se il ritorno alle urne fosse imminente. Come se la percezione del fallimento si fosse trasformata in condizione di oggettiva insolvenza.

    Avete, di fatto, preso coscienza dei limiti di questa esperienza di governo. Solo che alle dimissioni onorevoli avete preferito la questua. E se qualche penitente riceverà quanto richiesto, la stragrande maggioranza degli italiani non otterrà quanto dovuto.

    Nessuno ha la bacchetta magica, è vero. E, infatti, non chiediamo di fare delle magie ma di realizzare l’unica priorità che in questo momento deve essere perseguita: far ripartire il Paese.

    Ma un obiettivo così ambizioso non si raggiunge con un’azione di governo così mediocre.

    Ovvio che questo non si ottiene in nove mesi, ma la direzione di marcia, quella che ci indica la strada da seguire, l’impianto culturale, politico e ideologico dell’azione di governo, sono tutte cose che si comprendono nei primi giorni, nelle prime settimane, nei primi mesi.

    Ebbene, la direzione di marcia è sbagliata.

    Il Paese è condotto esattamente in direzione opposta rispetto a quella che servirebbe. Il governo ha tradito l’impegno preso con il Paese. Questa legge di stabilità tradisce l’interesse generale.

    Gli italiani a questo governo chiedevano coraggio.

    Forza decisionale.

    Spinta propulsiva e innovazione.

    Invece, si ritrovano con una finanziaria, vecchio stampo, che inasprisce il carico fiscale di tutte le categorie e fasce sociali e che scontenta tutti.

    Non un provvedimento strutturale per la crescita, né una riduzione delle tasse conseguente ad un effettivo taglio della spesa. Tutto il contrario.

    Ed è bene dirlo con chiarezza: è da incoscienti destinare i risparmi della Spending Review alle esigenze di cassa. I tagli alla spesa devono servire a tagliare le tasse. Non un euro risparmiato deve essere utilizzato per alimentare le pretese di uno Stato sprecone.

    Dov’è la tanto declamata discontinuità?

    Forse nel fatto che l’Italia ha riconquistato prestigio in Europa?

    Non c’è ne facciamo nulla di un Paese in macerie che però ha conquistato prestigio internazionale, non per ciò che vale, ma perché obbedisce con solerzia agli ordini che vengono dall’estero.

    Noi vogliamo contare non per la capacità di fare gli interessi altrui, ma per la cocciutaggine con cui perseveriamo nel realizzare i nostri. E l’interesse del Paese o coincide con quello dei nostri cittadini, delle nostre famiglie e delle nostre imprese,oppure non è.

    È un altro interesse, e noi non ci renderemo complici della vostra incapacità di servire gli interessi nazionali.

    A proposito, se veramente abbiamo riconquistato prestigio perduto, come da mesi ci dite, perché non lo avete utilizzato per portare a casa i nostri Marò?

    Per iniziare a rimettere in piedi l’Italia, serve non soltanto la volontà di lavorare per gli italiani e non per altri, ma anche un verro e proprio salto culturale che si ponga in collisione frontale rispetto all’interventismo e al peso dello Stato nella vita dei cittadini.

    Esiste una similitudine tra l’Italia di oggi e l’Inghilterra di fine anni ’70.

    La Gran Bretagna di allora era in preda a un inarrestabile declino economico, stremata da politiche inadeguate e miopi. Era considerata ‘il malato d’Euopa’. Così come l’Italia di oggi.

    La Gran Bretagna di allora ha avuto però un Premier, Margareth Thatcher, che seppe leggere la realtà del suo Paese e attuò una ricetta economica efficace e profondamente liberale: la diminuzione dei vincoli e degli ostacoli dal ‘lato dell’offerta’. Cioè, la riduzione del peso e del perimetro dello Stato, la contrazione delle spese e diminuzione della pressione fiscale, per dare margini d’azione alle imprese e in generale al settore produttivo. (Grazie a tutto ciò, quel Paese divenne una delle realtà sociali ed economiche più vitali del mondo. Nessuna bacchetta magica,solo capacità di comprendere i problemi del paese,coraggio e volontà di perseguire l’interesse nazionale).

    L’Italia di oggi ha invece un Premier che non è né in grado di avere una visione oggettiva e obiettiva del Paese, né – in conseguenza – attuare una politica economica adeguata e incisiva.

    Sul coraggio,mi astengo dal dare giudizi, ma credo che gli Italiani abbiano già provveduto abbondantemente a formarsene uno.

    L’esecutivo, proprio perché non è in sintonia con la Nazione, preferisce il limbo. Il galleggiamento fra le nuvole. Preferisce il panettone. Siamo lieti che lo riesca a mangiare.

    Tuttavia, siamo più preoccupati per tutti quegli italiani che quest’anno e negli anni a venire il panettone non lo mangeranno, anche  per la sua incapacità di compiere quelle scelte, anche impopolari e anti elettorali, ma decisive per la crescita e lo sviluppo.

    Diciamolo chiaramente, il governo ha avuto una grande occasione: poteva imprimere una svolta, una svolta risoluta. Interventi normativi liberali – privatizzazioni, mercato, meno spesa, meno tasse, meno vincoli burocratici.

    La direzione di marcia è quella opposta, solo piccoli accenni, vaghe e confuse idee di futuro, un’unica grande e solida certezza: restare al potere, gestirlo, occuparlo, il più a lungo possibile.

    Governare?

    Una parola troppo grande per voi, un’ambizione che lei e il suo governo non siete in grado di realizzare.

    Credevamo molto in questo governo. Ci credevamo anche per il fattore generazionale. Speravamo che l’audacia della gioventù, vi aiutasse a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Dopo avervi visto all’opera, siamo costretti a rimpiangere la saggezza, l’esperienza e il decisionismo del passato.

    Ci consola solo sapere che i giovani italiani non sono tutti come voi. E con loro e per loro noi ricostituiremo questo Paese.

    Voi consolatevi con il panettone.