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    Dichiarazione di voto on. Prestigiacomo sulla questione di fiducia in merito al “DL relativo alle misure finanziarie urgenti per regioni ed enti locali”

     

    Prestigiacomo

    Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1149-Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio (Approvato dal Senato) (A.C. 1906-A)

     

     

    (Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia – Articolo unico- A.C. 1906-A )

     

     


    STEFANIA PRESTIGIACOMO

    Signor Presidente, onorevoli colleghi,

    votare ancora una volta la fiducia al Governo nell’arco di pochi giorni è il sintomo della confusione generale che regna nell’Esecutivo e nella maggioranza, incapaci di gestire i lavori del Parlamento. È un modo di legiferare schizofrenico, confuso, contraddittorio, specchio fedele dell’azione di Governo.

    È stata chiesta la fiducia sulla legge di stabilità solo giovedì scorso, tra l’altro, su un testo che con tutta probabilità andrà nuovamente cambiato. Il Governo è chiaramente in difficoltà, succube di continue richieste delle lobby amiche, incartato in equilibrismi pur di non cadere, pur di guadagnare tempo per continuare a mantenere la macchina di palazzo.

    Questo Governo non è più in alcun modo legittimato dagli elettori. Quella che, per stato di necessità, era l’alleanza delle grandi intese è diventata, dopo l’uscita di Forza Italia, la coalizione delle misure intese, autoreferenziale, in conflitto con tutti i settori della società e che non è minimamente in grado di offrire risposte chiare ed efficaci al Paese.

    Una maggioranza che non riduce la pressione fiscale, ma l’aumenta, una maggioranza che non riesce a innescare una svolta nel mercato del lavoro, con più produttività, competitività e occupazione; una maggioranza che realizza una redistribuzione di reddito tutta a danno dei ceti medi, i più colpiti dalla crisi: artigiani, commercianti, liberi professionisti, piccole imprese, lavoratori dipendenti di aziende esposte alla concorrenza e al mercato che risultano massacrati dalle politiche di questo Governo.

    Una maggioranza e un Governo che accontentano piccoli gruppi di potere, con norme che hanno una spiccata vocazione elettoralistica e propagandistica, ma la cui debolezza viene continuamente smascherata e messa in ridicolo.

    Una maggioranza e un Governo che non sono in grado di garantire le coperture finanziarie dei provvedimenti, in particolare quello odierno, che moltiplica le norme di spesa. Noi riteniamo veramente pericolosi per la tenuta dei conti pubblici sia la legge di stabilità che questo decreto-legge. Coperture finanziarie discutibili quelle messe in campo, basate su stime fantasiose delle entrate che di fatto aggraveranno i conti pubblici di nuove spese, e mineranno tutte le misure di contenimento fatte fino ad ora, senza alcun intervento strutturale di rilancio dell’economia, che è ciò di cui l’Italia oggi invece ha assoluto bisogno.

    Il Governo ha posto ieri la fiducia su questo provvedimento che, tanti colleghi che mi hanno preceduto hanno definito omnibus, dov’è stato inserito di tutto, trasformando l’originario decreto, il cui titolo era «Misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali» in un testo completamente diverso, confuso e incomprensibile. Un esempio da manuale del peggior modo di legiferare contro ogni esigenza di semplificazione e di chiarezza nei confronti di cittadini.

    Le modifiche parlamentari, poi, hanno reso questo testo, già pessimo, un «mostro» utile solo ad elargire ulteriori benefici, mance e qualche sconto fiscale, non certo alle famiglie e alle imprese in difficoltà, ma solo agli amici di questa maggioranza.

    E poiché a questo Governo è concesso di tutto, anche in palese violazione dei regolamenti parlamentari sulla coerenza e l’organicità dei provvedimenti, il Senato è riuscito a realizzare il colpo fallito alla Camera attraverso l’introduzione delle mille proroghe che nulla hanno a che vedere con il contenuto del decreto, con le disposizione tanto discusse sulle slot machine e con le norme sugli affitti. Tutto ciò è la prova della debolezza di questo Governo che pur di puntellare una maggioranza politicamente estemporanea e numericamente traballante, resuscita l’antica pratica dell’assalto alla diligenza sui decreti-legge di fine anno, cercando di accontentare quante più richieste personali e localistiche possibili, dagli aiuti per Roma capitale alla Calabria, dall’Umbria all’Abruzzo, dagli accreditamenti presso le strutture sanitarie private agli stabilimenti termali, dal trattamento economico dei dipendenti della pubblica amministrazione alle lanterne semaforiche, dalle norme per la composizione dei seggi elettorali alla Croce Rossa e all’istituzione di un ufficio della DIA a Malpensa, e potrei andare avanti. Il tutto a discapito della coerenza politica e contabile delle leggi, ma che importa ! L’unica bussola che orienta questo Governo sembra – scusatemi ma devo dirlo – la paura: paura di spaccarsi, paura del rimpasto, paura di Renzi, paura dell’Europa. Da qui il disperato e patetico tentativo di recuperare consensi ad uno ad uno, con emendamenti ad personam, riuscendo alla fine nel difficile obiettivo di scontentare proprio tutti.

    Questa logica della paura si riflette in modo innegabile negli atti prodotti, come quello su cui oggi ci apprestiamo a votare la fiducia. Un provvedimento che contiene norme identiche a disposizioni già all’interno della legge di stabilità: norme contraddittorie, proroghe di disposizioni abrogate e frutto di disattenzione, incoerenza, fretta di inserire il pagamento delle cambiali politiche in scadenza. Un provvedimento che va nella direzione opposta rispetto alla responsabilità, alla virtuosità. Un provvedimento che anziché aiutare a sostenere quelle amministrazioni locali che gestiscono bene e in economia i propri bilanci, sana gli sprechi delle pubbliche amministrazioni quasi a giustificare la mala gestione della cosa pubblica.

    Questo decreto è impresentabile e invotabile. È il maldestro tentativo di equilibrismo di un Governo senza rete dove però, a rischiare di precipitare è l’Italia, sono le famiglie, le imprese, i tanti troppi giovani senza lavoro e ormai senza speranza. Forza Italia conferma la piena sfiducia all’operato dell’Esecutivo e voterà quindi convintamente contro questo provvedimento che fa male al nostro Paese.