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    On. LATRONICO, Esame della questione pregiudiziale: “Disposizioni urgenti concernenti IMU, alienazione di immobili pubblici e Banca d’Italia”

     

    Latronico

    Discussione del disegno di legge (per l’esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate): S. 1188 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia (Approvato dal Senato) (A. C. 1941(ore 13,40)

    (Esame di questioni pregiudiziali – A.C. 1941)

    COSIMO LATRONICO

     

    Signor Presidente,

    colleghi, signor rappresentante del Governo, il gruppo di Forza Italia ritiene in maniera convinta che il disegno di conversione all’esame di quest’Aula, in ordine alla verifica dei presupposti di necessità e di urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione, nonché dei requisiti stabiliti dalla legislazione vigente, non abbia i presupposti di costituzionalità. Il provvedimento contiene, infatti, numerose criticità riconducibili alla mancanza dei requisiti previsti dalla cosiddetta clausola di eccezionalità imposta dalla Carta costituzionale, le cui disposizioni peraltro incidono su ambiti materiali differenti e presentano un contenuto, complessivamente difforme ed eterogeneo.

    Si tratta di un decreto-legge che rappresenta la sintesi negativa, a nostro parere, di un modo di procedere e di un approccio nella legiferazione da parte del Governo che prosegue da troppi mesi in maniera inaccettabile, assai discutibile e costituisce la conferma di una delle ragioni per le quali il gruppo di Forza Italia ha deciso di revocare la fiducia a questo Governo. Siamo di fronte ad un complesso di norme che intervengono su ambiti così disomogenei che si rilevano sin dal titolo del decreto-legge: dall’organizzazione della Banca d’Italia alla sua governance, alla garanzia delle funzioni istituzionali e di vigilanza dell’Istituto, agli aumenti delle addizionali nel settore creditizio, finanziario e assicurativo, alla dismissione di edifici pubblici, sino alle misure fiscali relative all’abolizione dell’IMU. Un impianto dunque che prevede misure del tutto estranee e disorganiche ai requisiti di omogeneità espressamente richiamati dall’articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988, e in più occasioni dalla Corte Costituzionale.

    Un provvedimento che delude sia per il suo significato politico di merito, che nella sua formulazione impropria dal punto di vista costituzionale. Se da un lato la parte che riguarda l’IMU riveste un seppur condivisibile carattere di straordinaria necessità ed urgenza, altrettanto non si può dire per l’aspetto concernente sia le dismissioni degli immobili pubblici che per il quadro normativo complessivo, inerente l’assetto di governance della Banca d’Italia. Nell’ambito delle norme relative al medesimo Istituto di vigilanza, si ravvisa infatti l’evidente incongruità dell’accostamento di queste disposizioni a provvedimenti di sospensione o abolizione del pagamento di una rata di un tributo per i cittadini contribuenti proprietari della prima abitazione.

    Ciò detto, appare inconfutabile come a tal fine siano state pesantemente disattese le sentenze della Corte costituzionale, la n. 171 del 2007, n. 128 del 2008 e la più recente n. 22 del 2012, che innovando la giurisprudenza in tema di presupposti della decretazione d’urgenza, hanno considerato la non omogeneità del contenuto del decreto-legge un indice della possibile insussistenza del requisito della straordinaria necessità ed urgenza. Il Governo senza un minimo dibattito politico su un tema così decisivo, come veniva rilevato anche da altri colleghi, con implicazioni sul sistema bancario rilevanti, ha scelto la via del decreto-legge per affrontare la riforma per certi versi storica dell’assetto proprietario e della governance della Banca d’Italia.

    La consapevolezza dell’importanza dell’Istituto di vigilanza, così come la salvaguardia dell’intero sistema bancario italiano, anche nell’ambito di una prospettiva innovativa dell’Unione bancaria europea, avrebbero meritato infatti una discussione della materia più approfondita e in maniera a se stante. Ne discende che la scelta della decretazione d’urgenza nell’ambito delle norme concernenti la Banca d’Italia conferma la scarsa considerazione da parte del Governo e della maggioranza nei confronti delle prerogative del Parlamento, proprio per la delicatezza e le implicazioni dell’argomento.

    Un’ulteriore considerazione, certamente di non secondaria importanza, che ribadisce l’evidente insussistenza dei presupposti di costituzionalità, è lo stesso risultato della votazione avvenuta nella Commissione affari costituzionali del Senato, che ha esaminato il provvedimento in prima lettura.

    Lo stesso organo parlamentare, esprimendo il voto contrario sul decreto-legge, ha sottolineato come il provvedimento all’esame, in particolare, contenga, come peraltro sostenuto in precedenza, disposizioni sulla Banca d’Italia e sulla dismissione di edifici pubblici del tutto estranee rispetto alle misure fiscali relative all’abolizione dell’IMU.

    Ricordo all’Assemblea un’ulteriore e sintomatica considerazione che, come dire, sintetizza un quadro generale di evidente opacità istituzionale. Mi riferisco alle dichiarazioni del sottosegretario Baretta, il quale nel corso dell’esame del decreto-legge in prima lettura ha sostenuto – sue parole – che «in considerazione degli impegni parlamentari relativi all’esame del disegno di legge di stabilità e dell’esigenza di provvedere entro il 31 dicembre 2013 all’indispensabile approvazione, il Governo abbia ritenuto preferibile accorpare disposizioni effettivamente disomogenee in un unico provvedimento». Ammissioni per certi versi imbarazzanti che in definitiva rafforzano la convinzione del nostro gruppo di un metodo inaccettabile da parte del Governo che, sempre più (una volta su tre ormai) affronta questioni che richiedono riforme organiche di natura economico-fiscale di così pesante rilievo, attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza, proseguendo in prassi applicative distorsive del dettato costituzionale.

    Concludo, Signor Presidente, non senza ricordare come il decreto-legge disattenda in toto il messaggio inviato dal Presidente Napolitano alle Camere lo scorso 27 dicembre 2013. Nel suo richiamo il Presidente della Repubblica aveva invitato entrambi i rami del Parlamento ad attenersi, nella valutazione dell’ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti-legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando, se necessario, le opportune modifiche dei Regolamenti parlamentari. L’omogeneità di materia che risulta essere insufficiente nel decreto-legge in esame, nel quale si accorpano tre ambiti così differenti – interventi in materia di abolizione d’imposta municipale, revisione dei criteri per la vendita degli immobili e dei terreni demaniali e, infine, la Banca d’Italia, viola pertanto sia il contenuto del richiamo del Presidente della Repubblica che i presupposti di costituzionalità richiesti.

    In definitiva, signor Presidente, chiediamo che l’Aula, ai sensi dell’articolo 96-bis del Regolamento, deliberi di non procedere all’esame dell’ A.C