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    Intervento del Relatore, On. Maurizio Bernardo in Assemblea, seduta del 14 maggio 2013

     

    bernardo

     

    On. Maurizio Bernardo, Relatore:

     

    Signor Presidente, ringrazio i membri del Governo e i colleghi. Prima di cominciare a fare alcune considerazioni (e ho ascoltato l’amico e collega Causi), vorrei inoltre ringraziare coloro che hanno lavorato all’interno prima della Commissione speciale e poi successivamente della V Commissione (bilancio). Devo dire che sono poi gli stessi protagonisti: come il presidente Boccia sa, e sanno i colleghi che hanno vissuto una stagione, come ha ricordato lo stesso presidente della Commissione bilancio ieri, che è capitata in un momento storico di questo inizio di legislatura che forse non ha precedenti, perché credo che ricorderemo tutti come è nata la Commissione speciale sia in questo ramo del Parlamento che nell’altro, quello che è stato fatto all’interno di quel gruppo di lavoro su un argomento così delicato, e quello che poi noi abbiamo portato avanti, avendo lasciato direi buona parte della metà delle cose da approfondire su un decreto-legge così tanto atteso dal mondo delle imprese. Come sappiamo, poi è cambiato, ovviamente, in corso d’opera, il relatore, che è andato a ricoprire posizioni importanti anche all’interno del Governo. Causi ed io ci siamo trovati ad affrontare un testo, direi, per certi aspetti complesso, ma, dall’altro lato, devo riconoscere anche l’impegno che i rappresentanti delle diverse formazioni ci hanno messo, sia nell’epoca in cui abbiamo lavorato come espressione e membri della Commissione speciale, sia, poi, successivamente, come membri della V Commissione (bilancio).

    Infatti, credo che il metodo che ci siamo dati rispetto a delle risposte di cui il Paese ha avuto e ha bisogno per un rilancio vero dell’economia reale, si sia tradotto in quello che noi abbiamo prodotto, apportando anche contributi che io ritengo importanti, avendo approvato emendamenti che provenivano anche da rappresentanti di formazioni diverse rispetto a quelle che sostengono il Governo, perché fosse un testo ulteriormente migliorativo, e avendo avuto, io credo, indistintamente, la capacità di ascoltare il sistema produttivo, il sistema delle banche, il sistema degli enti locali.
    Qui, oggi, quello che andiamo a realizzare, in un momento come è quello che anche il nostro Paese vive, il fatto stesso che si sia deciso di approvare e di cambiare la calendarizzazione rispetto al Documento di economia e finanza che ha preceduto l’approvazione di questo testo, aveva ed ha un significato preciso rispetto a degli appuntamenti e a degli impegni che ci siamo assunti con l’Europa, rispetto al momento che riguarda la chiusura della procedura di infrazione – noi guardiamo, ovviamente, con interesse a che questo si verifichi nel migliore dei modi – nei confronti del nostro Paese, riconoscendo, ovviamente, meriti a coloro che ci hanno portato e ci portano alla chiusura di tale procedura, allo stesso tempo dovendo rispettare quei parametri che abbiamo concordato in un tempo che sembra a noi distante, oggi, rispetto a quello che viviamo, e che, probabilmente, porterà – ma si tratta del futuro, per quanto prossimo, e certamente non è questo il momento – a rivedere quella che è la posizione del nostro Paese con i nostri partner, capendo se i parametri sono oggiPag. 15adeguati e idonei rispetto alla crisi, che ha una dimensione di livello internazionale, e, a quel punto, immaginare anche percorsi differenti.
    Venendo al decreto-legge n. 35 del 2013, a quello che è più comunemente conosciuto come il decreto che riguarda il pagamento dei debiti che la pubblica amministrazione ha nei riguardi delle imprese, cominciamo questa legislatura con un provvedimento che dà più che una boccata di ossigeno alle imprese, per il fatto che si preveda che nel corso di questi due anni, 2013 e 2014, vengano assegnate risorse per quell’importo che veniva ricordato prima, pari a 40 miliardi di euro, e per quello che poi significa il generare uno stimolo alla crescita, che non si esaurisce in questi 40 miliardi, che non si esaurisce in quello che accade, probabilmente, per la prima volta nella storia del nostro Paese, andando a pretendere il pagamento dei debiti che l’amministrazione pubblica ha nei riguardi nelle imprese, a parte il tema della certificazione, e quindi i passaggi procedurali e burocratici.
    Si va a comprendere quale sia la dimensione e quali siano le esigenze che questo Paese ha per un rilancio reale e lo si identifica in quello che è emerso nel corso delle audizioni e in quello che noi abbiamo voluto fare nostro attraverso degli emendamenti, e questo ci consente di avere oggi una base di partenza certamente diversa rispetto al passato, perché comunque la dimensione dei debiti, la cui necessaria definizione per il Paese deve essere chiara, è quella che è emersa nel corso di queste settimane.

    Qualcuno ha dato dimensioni diverse. Questi 40 miliardi non sono sufficienti. Certamente anche noi ci rendiamo conto che è un primo passo rispetto ad una risposta giusta, legittima, necessaria. Però, che cosa significa immettere nel sistema economico e produttivo queste risorse, che cosa significa per l’occupazione, nel rapporto rimodulato col mondo del credito, nell’avere agevolato quel rapporto tra sistema del credito e impresa ?

     Certo, meriti importanti vanno riconosciuti alla Banca centrale europea, come ho avuto modo di ribadire anche nel corso del commento che noi abbiamo fatto nell’approvare quel Documento di economia e finanza che risultava elaborato e prodotto dal Governo precedente, con esigenze nuove rispetto a quello che è il prossimo futuro, come ricordavo prima, rispetto all’esigenza che noi abbiamo di costruire un momento nuovo di incontro tra gli enti locali, la semplificazione che noi abbiamo voluto ricercare nell’approvare emendamenti proposti da più forze politiche. Noi avevamo, da una parte, l’esigenza di semplificare la vita alle amministrazioni locali, di non arrivare a sanzionare in maniera così rigida delle responsabilità che noi abbiamo avuto modo purtroppo di verificare in stagioni diverse, ma che oggi portano a scelte comunque differenti rispetto al passato nell’assumersi tutti quanti delle responsabilità, all’interno degli enti locali, dei comuni, delle province, delle regioni. Il fatto stesso che si sia ampliata la platea dei soggetti erogatori, coinvolgendo anche le comunità montane, coinvolgendo anche gli ATO, per certe tipologie di attività industriali, per quello che riguarda anche le cosiddette società in house, che non vengono richiamate in maniera così chiara, ma che contemplano anche questi aspetti, e poi quello che tutti quanti conosciamo rispetto anche ai crediti che vantano le imprese nel sistema sociosanitario, sanitario in particolare. Conosciamo le tempistiche a cui questo Paese si è abituato. La crisi che si è venuta a produrre nel corso di questi anni, di questi mesi, che ha una dimensione che va al di là dei confini nazionali – come tutti quanti sappiamo se affrontiamo le cose con il giusto sguardo – ha riguardato questo aspetto particolare, perché il tema della salute, il tema dellePag. 17aziende che operano in questo settore, che hanno una presenza capillare sulla e nella dimensione nazionale, hanno portato a dare queste risposte.
    Quando abbiamo avuto modo di incontrare i sistemi produttivi, le categorie, anche gli ordini professionali, che davano degli spunti importanti per modificare un testo che potesse semplificare, come dicevo, e come diceva appunto anche l’altro collega relatore, la vita nel rapporto tra imprese e pubblica amministrazione, in quella parte che viene richiamata spesso relativa alla documentazione necessaria alla certificazione dei crediti in un aspetto che noi riteniamo importante – e questo devo anche riconoscere al Governo, come i giusti stimoli che, io credo, i singoli parlamentari hanno dato, trovando omogeneità anche nelle intenzioni – rispetto alle compensazioni. Sappiamo come questo testo era partito all’inizio e come è arrivato qui in Aula. Quello che poi significhi arrivare a compensare da una parte i crediti commerciali e dall’altra i debiti fiscali, tributari, riconoscendo anche una dimensione che non riguardi soltanto il rapporto con l’amministrazione finanziaria in una dimensione di Paese, in una dimensione nazionale, perché non dimentichiamo – ma lo sanno i colleghi che più da vicino hanno seguito questo provvedimento – che, inizialmente, la direzione era di riconoscere nell’ambito della compensazione solo il rapporto con le imprese a taglio nazionale, a taglio statale, invece in questo siamo riusciti a coinvolgere anche gli enti locali. Ed è, credo, un risultato davvero importante.
    Penso per un attimo anche a temi complessi quali il pro soluto, il pro solvendo, il rapporto con il sistema delle banche, con il factoring, nel semplificare un approccio diverso. Perché se attraverso questo provvedimento cambia un sistema che ha ulteriormente cose che ci portano a dire che dovranno cambiare, è una base di partenza importante, perché cambia un metodo di lavoro tra il cittadino e la pubblica amministrazione, tra la voglia di intrapresa nel nostro Paese e nel generare nuova occupazione. Forse – e questo caso riguarda le forze più giovani dal punto di vista politico – si immaginava che potessimo utilizzare questo testo per mettere tutto quello che normalmente si compie all’interno di una legislatura che duri, ma gli stimoli che sono venuti saranno, credo, frutto di momenti in cui noi ci troveremo a confrontarci su argomenti che sembrava dovessero sfiorare a distanza le esigenze dellePag. 18imprese e certamente poi, credo, forse, sarà anche un po’ una sorpresa trovare uniformità su delle scelte che andremo a fare. In questo momento noi dovevamo dare una risposta, offrire alle imprese, al rilancio del nostro Paese, con questo provvedimento così tanto atteso, una semplicità di accesso a risorse che aspettavano da alcuni anni, perché poi sappiamo bene che ci sarà un momento di stimolo continuo, di sollecitazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni per decisioni prese a livello di direttive europee dal 2013 in poi, e quale dovrà essere il lasso temporale entro il quale le imprese dovranno essere pagate.
    Ecco perché io esprimo francamente soddisfazione su un testo che in buona sostanza abbiamo condiviso, nel cogliere anche quanto la stampa riportava, quello che abbiamo voluto anche mettere in risalto. Prima il collega faceva riferimento ai temi che riguardano il Patto di stabilità, sottolineando una differenza che è sostanziale, ma che abbiamo voluto anche affrontare da un’ottica diversa a favore delle imprese, tra i comuni virtuosi e quelli non virtuosi, capendo quelli che saranno gli strumenti finanziari a cui potremo ricorrere. Sappiamo che avremmo voluto anche intravedere nel testo qualcosa che fosse anche più chiaro nel ricorso – lo dico un po’ sottovoce – a Cassa depositi e prestiti ma capiamo il momento, capiamo quella che è l’esigenza primaria del Paese in questo momento rispetto a scadenze temporali che riguardano noi nei confronti dell’Europa, dove però noi chiediamo a noi stessi e al Governo di svolgere un ruolo da protagonisti.
    Allora io credo che occorre dar conto della portata di questo provvedimento, che genera risorse per una parte, e dall’altra un rilancio dell’economia reale che va al di là di quelle che sarebbero le risorse necessarie in un momento come questo, perché i dati che sono arrivati dalla Banca d’Italia e dagli organismi che si occupano di politica economica a livello anche internazionale, in cui l’Italia svolge un ruolo importante, hanno messo in risalto quale sia la dimensione che andrebbe restituita e valutata nella giusta dimensione da parte delle imprese.
    Ecco perché i vari aspetti che noi abbiamo toccato, dalle semplificazioni, dalla platea più ampia, dall’esigenza che abbiamo di fare velocemente, di prevedere delle scadenze temporali – ravvicinate per un verso, ma dall’altro dilatate, in modo che potesse essere consentito sia a chi eroga sia a chiPag. 19deve attingere a risorse che sono proprie e la cui risposta non è arrivata nel corso del tempo – ci hanno portato a questo testo.
    Concludo dicendo che l’auspicio, a me sembra, guardando fuori dall’Aula della Camera, dalle aule parlamentari, è che noi abbiamo la necessità che questo testo venga approvato il più velocemente possibile. Certo, l’auspicio sarebbe che anche questa sera terminasse un percorso, al di là della scadenza che questo provvedimento ha nei primi giorni di giugno e, quindi, il dovere spostarsi nell’altro ramo del Parlamento.

     

    Se è vero che questo decreto nasceva per dare una risposta alle imprese, io credo che importanti risultati li abbiamo ottenuti, ne potremmo ottenere degli altri. Concludo davvero dicendo una cosa: chi ha avuto modo di amministrare all’interno del Paese, negli enti locali, svolgendo quindi delle funzioni importanti per l’economia complessiva del sistema Paese, sa bene che alcune modifiche che abbiamo apportato, che portano e ci trascinano anche ad una visione culturale diversa da parte delle amministrazioni pubbliche, aprono una stagione nuova da cui noi partiamo rispetto a provvedimenti di cui si dovrà dotare il Parlamento, in particolar modo per dare risposte ai cittadini italiani, ai nostri concittadini e alle imprese, seguendo questo modello e portando questi risultati per una crescita che sia reale (Applausi).

     

    Per approfondimenti, vedi intervento dell’ On. Marco Rondini:

     Signor Presidente, ammettete che al momento non esistono dati certi sull’ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese. Come ha rilevato la Banca d’Italia, la scarsa efficacia dei provvedimenti sin qui adottati è riconducibile alla complessità delle procedure operative con riferimento alla certificazione, alla rilevanza dei casi di esenzione (regioni sottoposte a piano di rientro ed enti locali commissariati) e, inoltre, alla mancanzame e, come Lega Nord, non possiamo che guardare con favore alla ratiodel provvedimento in esame: l’obiettivo sacrosanto di porre fine alla scandalosa situazione per cui il nostro sistema pubblico, a tutti i suoi livelli, non salda i propri debiti verso i fornitori. Le motivazioni per cui ciò avviene sono molteplici, lo abbiamo più volte ricordato: non solo la oggettiva mancanza di copertura finanziaria, ma da un lato, un sistema di spesa da parte di alcune amministrazioni che non è stato corretto alla luce delle disponibilità di bilancio, dall’altro, una concezione assurda della declinazionePag. 21del Patto di stabilità tale da impedire anche agli enti virtuosi che avevano disponibilità di cassa di effettuare i pagamenti.
    Condivisibile nell’obiettivo, il provvedimento presentato ha, però, ai nostri occhi limiti gravi, sia sulla portata finanziaria, che sulla tempistica, che sulla metodologia complessa per la certificazione e il pagamento dei debiti. Soprattutto ci si è affidati a una macchina burocratica pubblica di cui tutti stigmatizzato l’inerzia e la tendenza alla scarsa assunzione di responsabilità.
    Abbiamo, tuttavia, partecipato attivamente e propositivamente all’esame del provvedimento, prima in seno alla Commissione speciale, che è stata costituita tempestivamente per affrontare e risolvere, nei limiti del possibile, la situazione dei creditori dello Stato, nonostante l’impasse sulla formazione del Governo, e riconosciamo che alcuni contributi positivi, veicolati anche dai nostri rappresentanti in Commissione, suggeriti dai comuni e dalle regioni, sono stati accolti dal Governo.
    Un sistema di dialogo, a nostro avviso, tutto sommato positivo, che ha avuto luogo anche in Conferenza unificata e che ci auguriamo costituisca un metodo anche per i prossimi provvedimenti, in particolare sul tema del Patto di stabilità interno, che richiede una riforma urgente e profonda al fine di prevenire il continuo accumularsi di ulteriori debiti senza possibilità di uscire da questa spirale negativa. È un tema sul quale ci aspettiamo un impegno serio dal Governo, senza il quale gli enti locali e territoriali, soprattutto alcuni particolarmente virtuosi e bene amministrati, non possono svolgere un ruolo di incentivo e di facilitazione della ripresa economica. Ruolo che potrebbero e vorrebbero svolgere mentre si ritrovano loro malgrado a diventare punto di intoppo e di aggravamento della crisi, laddove i loro fornitori non possono essere pagati e si ritrovano a chiudere e a licenziare non per debiti ma per crediti, un assurdo economico che si verifica solo nel nostro Paese.
    Da parte mia desidero, però, richiamare l’attenzione dell’Aula, accanto ad altri aspetti certamente interessanti ma autorevolmente già approfonditi da altri colleghi, sulle disposizioniPag. 22contenute nell’articolo 3; in particolare, quella dedicata alle misure per accelerare i pagamenti dei debiti cumulati dagli enti del Servizio sanitario nazionale.
    La disposizione in esame intende rendere stringente l’utilizzo delle quote regionali di finanziamento del Servizio sanitario nazionale ricevute dalle regioni per il pagamento dei fornitori di beni e servizi in ambito sanitario. Infatti, le quote del finanziamento statale del Servizio sanitario nazionale ripartite tra le regioni e regolarmente incassate dallo Stato stanziate nel bilancio regionale, frequentemente non vengono erogate dalle regioni agli enti del proprio Servizio sanitario regionale, finendo per essere utilizzate per finalità extrasanitarie. L’elemento più sorprendente è che occorra un decreto urgente per stabilire una questione che dovrebbe essere invece assiomatica: si impone semplicemente che le quote statali e regionali di finanziamento del Servizio sanitario nazionale siano effettivamente utilizzate per il pagamento dei fornitori di beni e servizi in ambito sanitario. Se occorre una simile norma, è evidente che l’intero sistema di finanziamento del Servizio sanitario nazionale ha più di una lacuna e il solo pensiero che sia pacifico che questi fondi vengano dispersi senza arrivare alla loro naturale destinazione è vergognoso, tenuto conto della delicatezza del settore di cui stiamo parlando.
    Ho chiesto in forma ufficiosa ai servizi competenti di avere un riscontro puntuale, suddiviso per regioni, di come fosse avvenuta questa, chiamiamola così, dispersione di fondi. Pare che una simile contabilità, che evidenzia il comportamento di ogni singola regione, sia di difficile reperimento. Mi dispiace allora due volte, perché questo decreto, accanto alle misure per la certificazione e mappatura di tutti i crediti, avrebbe potuto creare le condizioni anche per accertare dove e perché i fondi destinati al Servizio sanitario nazionale non siano stati impiegati correttamente e magari capire dove siano finiti. Non mi sembra un elemento di dettaglio, a maggior ragione nel momento in cui si chiede di pagare l’arretrato per ripartire con un nuovo metodo, che assicuri per il futuro il puntuale pagamento dei debiti. Senza evidenziare, analizzare e riconoscere le storture fin qui operate, temo sia difficile, al di là dellePag. 23buone intenzioni, ottenere risultati diversi per il futuro, salvo continuare ad immettere nel sistema nuovi fondi per colmare i vuoti finanziari lasciati in precedenza.
    Spero, invece, che vada a buon fine la previsione del decreto in esame che punta a realizzare finalmente una ricognizione dei debiti esistenti in capo alle regioni entro il 15 di settembre, pur in assenza di un quadro certo di sanzioni in caso di mancato adempimento.
    Il punto essenziale è comunque un altro: questo decreto è nato certamente per rispondere in tempi brevi ad una vera e propria emergenza, con fondi limitati rispetto al reale fabbisogno, e con una procedura ancora macchinosa e complessa, ma siamo sempre fermi, rinchiusi in un circolo vizioso che non potrà porre basi migliori per il pagamento dei debiti, soprattutto sanitari, da qui in avanti, perché manca il vero salto di qualità, una rivoluzione mentale e culturale che faccia imperniare il sistema non sul meccanismo fornitura-pagamento debito-ripianamento, senza controllo e senza alcun meccanismo premiante per gli enti virtuosi, e nessun disincentivo vero per chi amministra male i fondi e la salute dei cittadini.
    La vera svolta si chiama «meccanismo dei costi e fabbisogni standard»: è ormai condiviso da tutti, anche da chi all’inizio ha irriso all’impianto federalista voluto fortemente dalla Lega. Nell’esame di questo provvedimento, sia nelle Commissioni consultive sia nella Commissione bilancio, è stato un continuo richiamo al meccanismo dei costi standard, che sono ad uno stato avanzato di messa a punto sulla base dei decreti legislativi di attuazione della legge n. 42 e che potrebbero essere già oggi applicati, se non vi fosse stata la colpevole battuta d’arresto di un anno di Governo tecnico, che ha voluto cancellare l’idea stessa di federalismo, senza capire che essa sola è la risposta ad una finanza pubblica che, a dispetto di reiterati annunci di riduzione dei costi e di spending review, ben poco ha prodotto dal punto di vista dei risultati.
    Concludendo, da noi si dice «Piutost che nient l’e mei piutost», ma in questo caso lo dobbiamo dire con riserva, con grande riserva (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).