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    Intervento dell’ On. Roccella in Assemblea, seduta del 17/05/2013

     

    Roccella

     

     

    On. Eugenia Roccella:

    Signor Presidente, come sappiamo bene, nei mesi scorsi si è venuta a creare nel nostro Paese una situazione difficile e delicata: decine di famiglie con persone, soprattutto bambini, colpite da malattie gravissime, rare ed incurabili hanno scelto di affidarsi a percorsi terapeutici a base di cellule staminali mesenchimali, mai sperimentati secondo le procedure stabilite dalle norme europee ed italiane e non condivisi dalla comunità scientifica.

    Le famiglie, però, hanno sempre dichiarato che i loro cari in generale ne traggono qualche giovamento e, per quanto le osservazioni e le impressioni dei familiari non possano valere sul piano scientifico e non abbiano valore se non aneddotico, è doveroso da parte nostra prestare loro la giusta attenzione e la giusta considerazione.
    Un primo intervento ispettivo su istanza della magistratura ha interrotto quel percorso, mentre al contrario ordinanze successive, sollecitate dai familiari dei malati, ne hanno consentito in moltissimi casi la ripresa, nonostante non si fossero create ancora le condizioni necessarie per una sperimentazione rigorosa.

    Il cosiddetto decreto Balduzzi ad opera del Governo precedente, che aveva cercato di sanare la situazione, è stato modificato una prima volta al Senato ed ora, con il lavoro della Commissione affari sociali, è stato ancora parzialmente riformulato per trovare la soluzione più adeguata possibile ad una situazione difficile, tenendo conto di tutti i fattori in gioco.

    La Commissione ha approvato all’unanimità due giorni fa un importante emendamento del relatore, che va a completare il percorso avviato al Senato sulle terapie cellulari avanzate ad uso personale. La soluzione del Senato era una soluzione di emergenza e, tra l’altro, non si era ancora insediata la Commissione competente. Non c’è stata una profonda correzione, per così dire, della rotta indicata dal Senato, ma una riformulazione che era doverosa, appunto, dopo un dibattito approfondito come quello che si è svolto nella Commissione competente e che ha avuto a disposizione le audizioni di tutti i soggetti interessati.

    Quindi, anche se il tempo è stato breve, dobbiamo dire che abbiamo svolto un dibattito veramente approfondito. Infatti, va detto che si tratta di una proposta che è stata capace di sintetizzare gli orientamenti emersi da un dibattito importante, da cui è emersa una posizione comune a tutti, partiti di maggioranza e di opposizione, che hanno affrontato il problema con grande senso di responsabilità, avendo davvero presente il bene comune senza cedere a nessuna velleità di strumentalizzazioni.
    Ringrazio per questo tutti i miei colleghi. Sarebbe stato facile approfittare di quest’occasione per guadagnare consenso e visibilità, ma nessuno l’ha fatto, anteponendo al vantaggio immediato la preoccupazione per il Paese, il futuro del nostro sistema sanitario e anche il bene delle famiglie interessate.
    Nell’emendamento che abbiamo formulato abbiamo tenuto conto sia dell’esigenza fortissima delle famiglie, espressa pubblicamente con estrema determinazione, di continuare un percorso già iniziato per i loro malati, ma anche del necessario rispetto della normativa vigente e degli indispensabili requisiti di sicurezza che le terapie cellulari intraprese devono seguire.
    Il fatto di trovarsi davanti malati gravissimi, in gran parte bambini, non può essere la leva per aprire a qualsiasi tipo di percorso terapeutico più o meno sperimentato, più o meno riconosciuto dal sistema sanitario e dalla comunità scientifica.
    Anche quando si parla di cure compassionevoli si tratta di terapie che hanno superato almeno il test per la sicurezza. Le regole della sperimentazione sono innanzitutto a tutela dei pazienti – è stato già detto numerose volte ma lo voglio ripetere – e per questo sono stabilite e condivise con provvedimenti legislativi a livello europeo e vanno rispettate. È evidente che non si può trasformare un paziente in una cavia solo perché sappiamo che non ha speranze di guarigione o aspettative di lunga vita. Non è certamente questo il concetto di compassione cui la definizione di cure compassionevoli si riferisce.
    La riformulazione del provvedimento approvato in Commissione, quindi, consente di continuare il percorso iniziato con Stamina Foundation, ma a condizione che sia svolto in totale sicurezza, secondo quanto stabilito dalle normative vigenti, pur prevedendo anche possibili deroghe.
    È importante sottolineare che abbiamo previsto delle deroghe e lo sottolineeremo probabilmente anche con un ordine del giorno perché vogliamo che la sperimentazione si faccia. La Commissione ha formulato questo emendamento proprio nel tentativo, da una parte, di ricondurre i trattamenti all’interno di un quadro regolatorio condiviso, perlomeno a livello del Parlamento (non possiamo dire condiviso dalla comunità scientifica), poiché, dall’altra parte, vogliamo che la sperimentazione si faccia. Invitiamo, quindi, a prevedere le deroghe più ampie possibili, probabilmente anche attraverso un ordine del giorno.
    Dal prossimo 1o luglio e per 18 mesi, con la supervisione di Aifa, dell’Istituto superiore di sanità e del Centro nazionale trapianti, quindi, potranno riprendere con certezza i percorsi di cura iniziati. Il fatto stesso che siano state previste risorse specificamente dedicate, fino a 3 milioni di euro, dal Fondo sanitario nazionale, in un momento di difficoltà economica come questo, è un grande segnale nei confronti delle famiglie.
    Al riguardo, devo dire che vorrei raccogliere la preoccupazione espressa dall’onorevole Miotto sul fatto che ci possano essere eventualmente altri soggetti che si inseriscono nell’apertura che abbiamo consentito in questo senso. Le famiglie però devono anche avvertire che questi fondi stanziati sono davvero un grande sforzo fatto e non possono, non devono sentirsi lasciate sole dalle istituzioni.
    La creazione poi di un Osservatorio delle terapie con cellule mesenchimali, insieme alla relazione da presentare al Parlamento, garantiscono un monitoraggio attento, adeguato e trasparente. È un gesto di responsabilità da parte della politica, quindi, che ha ereditato una situazione complicata e che si è trovata di fronte un compito ingrato. Contiamo di trovare la stessa responsabilità anche nelle istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi. Non dimentichiamo, infatti, che i percorsi di cura inizialmente interrotti a seguito di ispezioni stabilite dall’autorità giudiziaria, sono ripresi a seguito di ordinanze della magistratura e non per iniziativa della politica o delle amministrazioni competenti.
    A questo proposito ritengo ingeneroso l’attacco rivolto al Parlamento e al Paese da voci prestigiose come quella della rivista Nature, che forse non è stata bene informata sui fatti effettivamente accaduti ed ha accusato l’Italia in genere, cioè il sistema Paese, di alimentare false speranze di malati e addirittura di sfruttarne la disperazione.
    Voglio difendere il nostro Paese che non merita queste accuse. L’Italia non è il Paese della deregulation sanitaria o della ricerca selvaggia. Ricordiamo tra l’altro che il nostro sistema sanitario, nonostante tutte le pecche che possiamo trovare, rimane sempre ai primi posti delle classifiche internazionali. I nostri ricercatori rispettano i criteri più severi per la ricerca e raggiungono spesso punte di eccellenza riconosciute a livello internazionale.