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    Dichiarazione di voto finale dell’ On. Calabrò a seguito della discussione del disegno di legge S. 298 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria)

     

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    Signor Presidente, signori ministri, membri del Governo, colleghi,

     

    Innanzitutto consentitemi di ringraziare il relatore e presidente Vargiu ed i colleghi tutti della Commissione Affari Sociali per l’egregio ed accurato lavoro svolto in questi giorni. Un grazie sincero va anche a quest’Aula: il dibattito di venerdì ha evidenziato un forte e radicato senso di responsabilità da parte di tutti i gruppi parlamentari che, esprimendosi a favore del testo licenziato dalla XII Commissione, hanno preferito il linguaggio della verità alla ricerca del facile consenso, anche a rischio di risultare  impopolari.

    Signor Ministro, mi consenta di esprimerle un apprezzamento mio personale e del mio gruppo per la determinazione mostrata e per aver contribuito con grande equilibrio, nonostante il clima ostile di una parte dell’opinione pubblica, ad agevolare un confronto altamente costruttivo  nell’ambito della Commissione.  Ha avuto  ragione, Signor Ministro nel sottolineare  che si è fatto di tutto per  “ tener presente da un lato le sofferenze di quanti vivono un dramma ma non tralasciando mai la necessità di mettere in sicurezza e dare un’opportunità di sperimentazione a questo metodo”.

    E’ vero –  come lei ha precisato-  che Parlamento e Governo non sono stati mossi “da nessun pregiudizio, ma soltanto dalla volontà di arrivare ad una soluzione condivisa  che tenga atto del rigore scientifico e che venga incontro alle necessità e ai bisogni delle famiglie”.

    Come ormai è a tutti noto, il provvedimento che ci accingiamo a votare consente finalmente la partenza di una sperimentazione  di terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, sotto il coordinamento e lo stretto controllo del Ministero della Salute coadiuvato dall’ISS, dall’Aifa e dal Centro Nazionale Trapianti, eventualmente prevedendo anche delle deroghe e nel rispetto dei regolamenti europei. Non è superfluo ricordare che una direttiva europea, recepita anche in Italia, stabilisce che la cellula trattata è a tutti gli effetti un farmaco e come tale deve essere sempre e necessariamente sottoposta al previsto controllo degli organi competenti.

    E’ soltanto nell’interesse dei pazienti che si è prevista la creazione di un Osservatorio delle terapie con cellule mesenchimali, insieme alla relazione da presentare al Parlamento, strumenti che  garantiscono un monitoraggio attento, adeguato e trasparente. Infine, nonostante la scarsità di risorse destinate alla sanità –  e colgo l’occasione per invitare il Ministro a farsi portatore all’interno del Governo della necessità di non lesinare risorse da investire nel sistema salute –  sono stati stanziati  3 milioni di euro per consentire una così importante sperimentazione.  In poche parole, ritengo che le modifiche apportate al decreto Balduzzi rappresentino la sintesi felice tra le giuste richieste delle famiglie dei malati e la necessità di tutelare la salute dei pazienti.

    Onorevoli colleghi, consentitemi un appello ai cittadini che probabilmente sull’onda dell’emotività non considerano le insidie che possono celarsi dietro una sperimentazione che non avvenga secondo criteri scientifici chiari. La scienza è ricerca della verità! La base del metodo scientifico è rappresentata dalla ripetitività dei metodi utilizzati. Finalmente stiamo chiedendo che la chiarezza e la trasparenza dei metodi ci conducano alla verità nel solo interesse dei tanti pazienti e delle loro famiglie.

    E’ ancora vivo quanto accaduto con la cosiddetta terapia Di Bella, anche allora come oggi, era forte la contrapposizione tra la scienza e le sue esigenze e una grossa fetta della società civile. Anche allora toccò al Parlamento decidere con determinazione e saggezza, perseguendo esclusivamente l’interesse del malato. La cura Di Bella si rivelò un’illusione, le istituzioni avevano compiuto la scelta giusta.

    Eppure non siamo rimasti sordi alle richieste dei cittadini e dei parenti dei piccoli pazienti, tutto ciò che chiediamo è che la sperimentazione avvenga in modo corretto e vigilato. In medicina e nella ricerca non si può prescindere dall’osservanza di regole  riconosciute dalla comunità scientifica internazionale e non per nulla si parla di rigore scientifico. Si tratta di rispettare un iter che tutela i pazienti di oggi e di domani, non vogliamo mortificare le speranze, ma vogliamo che siano fondate.

    Un iter corretto, universalmente riconosciuto dai ricercatori e che La Fondazione Stamina sembra rifiutare, minacciando di non collaborare e di non rendere pubblico il protocollo. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: se l’interesse della Fondazione corrisponde a quello espresso da quest’Aula, ossia porre la sicurezza del paziente al primo posto, perché tanta reticenza alla trasparenza e ai controlli degli organi competenti? Lascio a voi la risposta!

    Da medico e da ricercatore che ha dedicato la sua vita professionale alle gravi malformazioni congenite del cuore, ma anche da padre e da nonno, capisco che un genitore, disperato per la salute del proprio figlio, preferisca tentare qualsiasi cura, anche al di fuori di sperimentazioni autorizzate, piuttosto che restare inerte dinanzi alla progressione di una patologia. Ma la triste e semplice verità è che  senza dubbio il settore delle cellule staminali mesenchimali rappresenta un importante ambito di  ricerca sperimentale e clinico, ma purtroppo restiamo ancora in attesa di  concreti ed evidenziabili risultati terapeutici.

    Uno Stato serio non può avallare terapie di cui ignora benefici ed effetti collaterali che potrebbero rivelarsi molto gravi. Un ricercatore sa bene che è inimmaginabile una sperimentazione effettuata su un campione di pazienti assolutamente eterogenei e aventi patologie diverse: quali risultati scientifici credibili potrà verificare mai una tale sperimentazione?

    Nell’esprimere il voto favorevole del gruppo Pdl, ribadisco che in un paese civile, una classe politica non dovrebbe avere paura di dire con chiarezza e a testa alta  ai suoi cittadini che la ricerca e la scienza medica  hanno le loro dure regole da seguire, assolutamente necessarie per tutelare la salute dei cittadini: non rispettarle potrebbe rivelarsi fatale.