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    Dichiarazione di voto dell’ On. Palese in merito alle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 22 maggio 2013

     

    Palese

     

    On. Rocco Palese

    Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la risoluzione Speranza ed altri n. 6-00007, rappresenta un momento importante della discussione che oggi ha svolto quest’Aula del Parlamento. È importante per i contenuti che vi sono espressi con efficacia di argomentazione, ma anche per la carica simbolica che rappresenta questo essere convintamente insieme tra le forze maggiori della destra, della sinistra e del centro. Mai, come in questo caso, il singolo coincide con la forza reale. Infatti, la sostanza della risoluzione è la richiesta all’Europa di un cambio di passo. Si tratta di uscire dal rigore cieco, da una pervicace chiusura a qualsiasi formula che non sia austerità e poi ancora austerità, per aprire il respiro allo sviluppo e alla crescita. Ora, accade che mentre negli altri Paesi europei le maggiori forze sono divise sul punto, con una minore o maggiore forbice di lontananza ma, comunque, mai concordi, in Italia, invece, c’è un perfetto idem sentire. Questa non è una constatazione che deve portarci al compiacimento o, peggio, alla giustificazione dinanzi a basi scontente delle alleanze che hanno creato e stanno sostenendo questo Governo. Questo idem sentire ha una potenza politica che può e deve avere un peso decisivo in Europa.
    Non siamo una potenza marginale. Siamo tra i sei Paesi fondatori dell’Unione e tra essi quello che ora, più marcatamente di ogni altro, fa sentire il proprio compatto peso sulle linee di politica economica e di filosofia assistenziale che l’Europa deve adottare se non vuole vedersi frantumata dalla crisi e dalle divaricazioni interne ai singoli Stati. Siamo un esempio, siamo il contrario dei famosi PIGS, i Paesi considerati rischiosi per il futuro dell’Europa. Solo da un consenso tra forze maggiori l’Europa sarà in grado di non lasciarsi soffocare dalle sue burocrazie, ottusamente ripiegate sulla consunta e ripetitiva ricetta dell’austerità. Questa posizione non è una novità dell’ultima ora. La risoluzione del giugno 2012, votata all’unanimità dalla Camera, aveva lo stesso orientamento di contenuti e la stessa forza di adesioni, ma allora forse non trovò chi investisse questo capitale in Europa con l’energia necessaria. Oggi, invece, questo è possibile. La concordia che allora si espresse in un voto – ma, forse, era difensiva – oggi è propositiva e votata alla guida della politica economica europea. Non è un pietire sostegni, un accattonaggio di benevolenza, ma una presa di posizione forte, sostanziata da argomenti e, soprattutto, non mi stanco di ripetere, appoggiata sul fondamento di un idem sentire che fa scuola in Europa e che anche il Presidente Obama ha lodato nella conversazione telefonica con il Presidente Letta.

    Signor Presidente del Consiglio, riteniamo particolarmente significativo un suo passaggio della sua relazione che ci soddisfa molto. Lei ha affermato: «Dall’Europa vogliamo molto di più e di meglio» ed è proprio questo il punto, soprattutto ora, a maggior ragione, dopo il grande sforzo di risanamento dei conti pubblici attuato in Italia negli anni della crisi economica globale. Noi vogliamo di più e meglio dall’Europa. È ineludibile che il prossimo Consiglio europeo definisca una strategia immediata europea sulla lotta alla disoccupazione giovanile, così come è indispensabile attivare, conformemente alle opportunità e ai vincoli esplicitamente indicati nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2013, forme di investimenti pubblici produttivi, che possono contribuire veramente a rilanciare l’economia. È urgente realizzare un processo riformatore, volto ad attribuire alla Banca centrale europea un ruolo di supporto attivo a favore della crescita.
    Di certo, il Consiglio europeo prossimo, occupandosi di evasione fiscale e di politiche energetiche comuni, è solo una prima tappa di questa missione del Presidente Letta a convertire, per così dire, l’Europa. In giugno vi sarà un appuntamento ben più importante, ma la linea è chiara e renderà il nostro Paese un interlocutore di primissimo piano e vero protagonista del cambiamento.

    Questa nostra determinazione saprà trovare validi alleati e potrà vincere resistenze conservatrici di chi si ostina a non aprire al discorso dello sviluppo e della rinuncia ad un’austerità cieca e sorda ai bisogni dei popoli. È giunto veramente il momento di passare agli Stati uniti d’Europa, è giunto il momento di superare anche i problemi del rigore e di pensare alla crescita, di tornare alla vera definizione del Patto di stabilità, che è Patto di stabilità e di crescita. Per questo motivo, voteremo con convinzione la risoluzione ed auspichiamo che il lavoro concorde che stanno facendo insieme Governo e partiti di maggioranza continui con questa energia e chiarezza.