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    BRUNETTA: Giustizia, “Solidarietà a Mulè e Marcenaro, riforma urgente”

     

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    Ci risiamo. Un giornalista scrive un articolo, il direttore lo pubblica, un magistrato querela, un altro magistrato infligge il carcere ai due giornalisti, negando le attenuanti. Non c’è bisogno certo di ergersi a paladini per scandalizzarsi di questo cortocircuito giudiziario. E’ davvero grave quanto accaduto al direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e al suo giornalista Andrea Marcenaro, condannati, rispettivamente a otto mesi e ad un anno di carcere senza condizionale, per diffamazione a mezzo stampa. Ancora una volta, così come accaduto per la vicenda Sallusti, il querelante è un magistrato: Francesco Messineo, procuratore della Repubblica di Palermo. Ma fatto ancor più grave, i due giornalisti sono stati condannati per aver definito politicizzata la Procura di Palermo, dopo che lo stesso Messineo l’aveva descritta in tale modo, commentando la lotta fra faide che vi aveva trovato al momento del suo insediamento. Non è certo un caso che proprio l’ufficio giudiziario del capoluogo siciliano abbia di fatto tenuto a battesimo la scesa in campo politica di quell’Antonio Ingroia, che certo non possiamo definire apolitico, indipendente ed equilibrato. Nell’esprimere la mia solidarietà a Giorgio Mulè e ad Andrea Marcenaro, non posso fare a meno di denunciare l’ennesimo attacco alla libertà di stampa, frutto anche del fallimento della trattativa politica per rivedere il sistema delle pene per diffamazione, affrontato solo in via emergenziale quando stava finendo in carcere il direttore Sallusti, per poi essere dimenticato. Ma neanche la magistratura è esente da responsabilità, perché dimostra ancora una volta corporativismo, autoreferenzialità e usa due pesi e due misure. Ci aspetteremmo che efficienza, rapidità e severità siano la regola e non l’eccezione applicata quando si tratta di perseguire il presidente Berlusconi, punire i giornalisti di area, colpevoli di aver toccato magistrati, difendere l’operato dei colleghi. Perché sono i cittadini italiani ad aver diritto ad una giustizia che davvero funzioni bene. Ed è per questo che una radicale riforma è necessaria e urgente.