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    Brunetta: comunali Roma, “con Marchini si torna da dove si era partiti”

     

    “Si torna da dove si era partiti. Dalla figura di Alfio Marchini, la prima scelta di Forza Italia e di Silvio Berlusconi – fortemente condivisa anche da Matteo Salvini (ricordate i risultati dei suoi gazebo?) – e messa nel cassetto solo per il veto di Giorgia Meloni, impaurita di perdere la presunta golden share di Fratelli d’Italia a Roma”. Così una nota di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “La scelta di oggi – aggiunge – ribadisce la centralità di Forza Italia. Non significa rivendicazione di solitudine o di separatezza dai due petali di destra, che hanno oggi scelto il proprio riferimento europeo nel Front National di Marine Le Pen. Quello che Forza Italia respinge, con l’indicazione di Bertolaso prima e di Marchini poi, è la mutazione genetica dell’alleanza, per cui si pretende di cambiarne la gerarchia di valori e di ribaltarne il metodo. In Europa il centro moderato si allea con la destra, se vuole vincere. Dove non accade, come in Francia, l’emarginazione rumorosa, ma sterile, è sicura. Osserviamo dove governa il centrodestra: in Liguria, in Lombardia, in Veneto, a Venezia, ad Arezzo, a Perugia, ad Ascoli Piceno e in tante altre città del nord, del centro e soprattutto del sud. Sia che il presidente o il sindaco siano di Forza Italia, o della Lega, o ancora del ‘quarto petalo’, la linea di governo è quella lì, di centrodestra, non certo lepenista. Toti, Maroni e Zaia non applicano lo slogan dei muri, e non è che sono meno identitari dei rispettivi movimenti di provenienza. Non c’è nulla da fare: la sintesi vincente e pragmatica è moderata e decisa, dialogante e non arroccata. Ed è basata su una moralità che non può prescindere dalla parola data. Le candidature di Parisi a Milano e di Marchini a Roma vanno in questa direzione. Non ha futuro qualunque pretesa di immaginare una coalizione dove Forza Italia si sciolga al sole di Salvini o della Meloni. Chi lo pensa, commette un gigantesco errore: sottovaluta la capacità di Berlusconi di essere il fulcro di qualsiasi piazza ed alleanza. Andò così nel 1994. Si prestò ad essere semplice collante dell’alleanza tra Bossi e Fini. Lo davano al 7 per cento, con la sua Forza Italia. Alla fine chi sa unire, sa far vincere. Berlusconi ha scelto la strada di perfetta coerenza con la sua storia e la sua natura. Uniti si vince, ma l’unità e la vittoria sono uno strumento per realizzare un disegno sull’Italia e sul mondo. È ‘unità per’ un’Italia prospera e libera, liberata da Renzi. L’unità piena è l’esito di un lavoro di lunga lena, che esige l’apertura di un cantiere comune. Ma questo cantiere costruirà ponti verso il futuro solo se metteremo insieme non ideologie su cui litigare, egemonie da esercitare, ma esperienze da cui ricavare insieme programmi, progetti, regole, gerarchie di valori, come esito di un’azione politica sul campo, fatta di obiettivi pratici e comprensibili. Valorizzando, senza pregiudizi ma con magnanimità, anche chi non è stato generato dai lombi del centrodestra, come ad esempio Alfio Marchini. Meno ragionamenti e più osservazione della realtà. Si parte da qui, per vincere a Roma, per vincere il referendum di ottobre e mandare a casa Renzi, per costruire il centrodestra del futuro a guida, come sempre, moderata”.