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    Dichiarazione di voto dell’On. Occhiuto in merito alle risoluzioni riferite al Documento di economia e finanza

     

    “Signora Presidente, onorevoli colleghi, noi voteremo contro il DEF, perché non ci fidiamo del libro dei sogni che ha scritto il Governo. Si tratta di un documento in perfetto stile renziano, le cui previsioni troppo ottimistiche sono state già smentite dal Fondo Monetario Internazionale e in verità sono state smentite da tutte le istituzioni ascoltate in Commissione bilancio sul DEF, che hanno sottolineato che il Paese non pare ancora essere uscito dalla crisi e che la ripresa prosegue molto lentamente e che quindi le previsioni del Governo, anche per il 2017, sembrano eccessivamente ottimistiche.

    Anche in questo documento, quindi, sempre lo stesso vizio contenuto negli ultimi documenti, negli ultimi DEF dei Governi degli ultimi anni, quelli di Renzi come quello attuale di Gentiloni.

    Vogliamo parlare del DEF del 2014? In quel documento si prevedevano tassi di incremento del PIL puntualmente smentiti dall’andamento reale dell’economia, si prevedeva (l’occasione di oggi deve essere utile per fare il punto anche su quello che è successo negli ultimi anni del Governo di centrosinistra nel nostro Paese) per il periodo 2014-2018, una crescita complessiva del 7,4 per cento, mentre sommando i dati già consolidati per il 2014 e il 2016 a quelli previsti quest’anno per il 2017 e il 2018, si arriva soltanto ad un più 3,45 di aumento del PIL, quindi quasi 4 punti in meno, circa 60 miliardi di PIL annuali persi rispetto alle previsioni. Allora, delle due l’una: o avete imbrogliato sulle previsioni e allora non c’è da fidarsi di voi, oppure non siete riusciti a realizzare quello che avete previsto e promesso, e allora dovete dichiarare il vostro fallimento politico e di governo. Voteremo contro il DEF perché non ci fidiamo di voi e della vostra capacità di guidare il Paese e la sua politica economica, ma siamo convinti che non si fidino neanche gli italiani, che in queste ultime settimane vi hanno sentito proporre tutto e il contrario di tutto, in un balletto di dichiarazioni tra il Ministro Padoan e gli esegeti del renzismo ortodosso, che ha convinto tutti solo sullo stato di confusione che vi affligge. Un giorno si sosteneva che si sarebbe scongiurato l’aumento dell’IVA, il giorno dopo che sarebbe stato meglio tenerci l’aumento dell’IVA e avere meno tasse sul lavoro, il giorno successivo che forse era meglio fare un po’ e un po’, per ritornare, il giorno seguente, alle dichiarazioni del primo giorno. Avete promesso di tutto, avete promesso anche l’anno scorso, nel DEF nel 2016, la riduzione dell’IRPEF: ma dov’è? Non ve n’è traccia, non ve n’è traccia nel documento che oggi siamo chiamati ad esaminare. Non vi è traccia neanche della spending review, anzi, nei prossimi quattro anni le spese dello Stato, a legislazione vigente, cresceranno costantemente, con un incremento, in valore assoluto, di quasi 45 miliardi di euro ovvero del 5,4 per cento, la spesa pubblica passerà, cioè, dagli 829 miliardi del 2016 agli 874 miliardi di euro del 2019.

    Non si capisce come vogliate far fronte al problema della povertà crescente, in un Paese che non cresce più e che è agli ultimi posti in Europa per crescita. Secondo il Fondo monetario internazionale, siamo stati addirittura superati dalla Grecia. L’Istat ci dice che, nel 2016, in Italia, ammonta ad 1 milione 100 mila il numero delle famiglie in cui tutti i componenti appartenenti sono in cerca di occupazione e non percepiscono, quindi, redditi da lavoro. Per inciso, vorrei ricordare che nel 2008 il numero delle famiglie, che versavano in questa condizione, era esattamente la metà: 535 mila. Di questo 1 milione e 100 mila, più della metà, il 54,1 per cento, è residente nel Mezzogiorno. Eppure, il vostro documento di programmazione non contiene niente di importante per il contrasto alla povertà e, ancor meno, per la crescita del Mezzogiorno.

    Ma, signora Presidente, noi non siamo preoccupati soltanto per quello che è scritto nel DEF. Siamo preoccupati ancor di più per quello che non è scritto, ma che già il Governo dovrebbe sapere e non ha il coraggio di ammettere. In sostanza, siamo preoccupati soprattutto dal fatto che occorrerà una manovra correttiva di circa 30-40 miliardi tra qualche mese. Perché? Perché, per rispettare gli impegni già presi e siglati con l’Unione europea, il Governo dovrà provvedere ad una correzione dei conti dello 0,9 per cento in termini di PIL, quindi, a una correzione pari a 15 miliardi. A questi 15 miliardi bisogna aggiungere la tanto sbandierata cancellazione delle clausole di salvaguardia, per evitare l’aumento dell’IVA dal 1° gennaio 2018, per ulteriori 19 miliardi e mezzo. E ancora, poi, occorreranno almeno altri 10-12 miliardi, a meno che non vogliate rimangiarvi l’impegno che avete assunto, in ordine al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, che costerebbero almeno 3 miliardi, o non vogliate far finta di avere scherzato, quando avete promesso l’alleggerimento delle aliquote Irpef per 3-4 miliardi o il taglio del cuneo fiscale per altri 3 o 4 miliardi. Ci saranno poi le solite spese indifferibili, come il rifinanziamento delle missioni militari, quindi, un totale di circa 40 miliardi di manovra, lacrime e sangue, che il Governo dovrà varare in autunno.

    È questo quello che non avete avuto il coraggio di dire chiaramente, ma che è la conseguenza dei dati macroeconomici del nostro Paese, anche di quelli un po’ sovrastimati, che avete inserito nel vostro documento di programmazione. Quindi, sono circa 40 miliardi, oltre quelli contenuti nella manovrina correttiva appena presentata. Tra qualche giorno dovremo occuparcene, di questa manovra di 3,4 miliardi, che è stata licenziata dal Governo l’11 aprile, ma che è arrivata soltanto oggi. Ce ne occuperemo, con grande interesse. Ma, intanto, perché questa manovra, che sapevate doveva essere fatta, l’avete fatta soltanto ad aprile e non a gennaio? Se l’aveste fatta a gennaio, come avreste dovuto fare, l’onere di questa manovra sarebbe stato spalmato per più mesi e, quindi, il carico per i cittadini italiani sarebbe stato inferiore. La verità è che c’è, per quanto vi riguarda, un’assoluta incapacità di occuparvi delle scelte economiche importanti e strutturali per il Paese, delle scelte strategiche, quelle importanti per favorire lo sviluppo del Paese.

    Noi voteremo contro la risoluzione della maggioranza, contro il DEF. Abbiamo proposto un nostro testo, nel quale chiediamo una riduzione – ma reale – dell’Irpef. Chiediamo un serio piano di spending review, come quello proposto da Cottarelli nel 2014. Chiediamo che il Governo si impegni ad inserire, seppure gradualmente, elementi di quoziente familiare nel nostro sistema fiscale.

    Chiediamo che il Governo si impegni ad iniziative di sostegno alla crescita e ai consumi, alla riduzione del costo del lavoro e a incentivi sugli investimenti, che nel DEF che proponete scontano la solita mancanza di forza e di incisività, perché siamo ad un livello ancora troppo basso per un Paese che deve crescere e che stenta a crescere.

    Chiediamo iniziative per il rilancio del Mezzogiorno e per la riduzione dei carichi tributari per il settore immobiliare, in modo da facilitarne la ripartenza.

    Proponiamo tutte queste misure nella nostra risoluzione e lo facciamo, mentre voi, invece, – e concludo, signora Presidente -, soprattutto nell’ultimo anno, state avvitando il Paese sulle vicende che riguardano Renzi e il Partito Democratico. Mentre scrivevate i vostri libri dei sogni nei DEF, vi occupavate soltanto del referendum, che era l’occasione per rilegittimare Renzi, e poi del congresso del PD. Siamo convinti, dopo il congresso del PD, di quanto debba durare ancora questa legislatura.

    Ora basta, signora Presidente! La maggioranza si occupi, insieme al Governo, in questi pochi mesi che rimangono fino alla fine della legislatura, di governare, di governare finalmente! Anche perché siamo sicuri che saranno gli ultimi mesi che vi vedranno al Governo del Paese”.