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    BRUNETTA: Visco, “Condivisibile, ma non so tutto”

     

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    La relazione del governatore Visco evidenzia alcuni punti condivisibili. In primo luogo, condivisibile e’ l’apprezzamento mostrato per l’efficace ruolo giocato dalla Bce nella riduzione degli effetti della crisi, attraverso programmi di politica monetaria ‘non convenzionali’, che sono riusciti a salvaguardare l’Euro dal rischio default dei debiti sovrani e che per l’Italia hanno comportato una immediata discesa degli spread verso livelli piu’ sostenibili. Da condividere anche l’apprezzamento per il taglio dei tassi allo 0,5% – in attesa che la prossima riunione del Direttivo possa abbassarli ulteriormente – e per il sistema unico europeo di vigilanza bancaria, che dovrebbe rompere definitivamente il giogo tra debiti sovrani ed erogazione del credito. Condivisibile e’ inoltre la denuncia che un ulteriore aggravamento della crisi possa creare forte tensioni sociali, come gia’ accaduto in Grecia, Spagna e Portogallo. Il sollecito fatto al governo di accelerare il piu’ possibile il pagamento dei debiti della Pa alle imprese e’ opportuno. Infine, positivo e’ il riconoscimento che la stretta creditizia non sia soltanto legata a fattori congiunturali ma anche agli elevati tassi d’interesse praticati dalle banche italiane su famiglie e imprese, nettamente al di sopra della media europea. Un differenziale che deve essere eliminato al piu’ presto. Non e’ invece condivisibile la denuncia fatta dal governatore sull’assenza totale di riforme fatte dalla politica negli ultimi anni. Ingiusto e’ anche lo scaricare completamente sugli imprenditori la responsabilita’ di non aver sostenuto il passo del cambiamento rispetto agli altri paesi, senza ricordare che altrove la pressione fiscale sulle imprese e’ di gran lunga inferiore a quella italiana e che la burocrazia e’ molto meno opprimente e la giustizia molto piu’ veloce e certa. Le imprese italiane, tradizionalmente innovative e reattive, non possono competere con quelle estere, in un contesto economico dove la competizione sul costo del denaro le sfavorisce e dove l’abnorme peso fiscale non lascia loro utili da reinvestire in nuovi investimenti. Criticabile e’ anche la fiducia totale nell’efficacia delle politiche fiscali imposte dall’Europa; se fossero cosi’ efficaci, ci si chiede come mai l’Italia, pur avendo fatto tutti i ‘compiti a casa’ assegnati, si ritrovi con il rapporto debito/Pil oltre il 130% (ultimi dati Ocse), molto al di sopra rispetto a quello registrato all’inizio delle politiche d’austerity che tale rapporto dovevano abbassare. Infine, non e’ concepibile la creazione di una necessaria dicotomia tra riduzione del cuneo fiscale e della tassazione indiretta e sugli immobili; la pressione fiscale deve essere abbassata nel suo complesso, senza pubblicizzare la pericolosa idea che ‘per abbassare da una parte si deve necessariamente alzare dall’altra’. Cosi’ facendo rimarrebbe tutto fermo