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    CONTI PUBBLICI: BRUNETTA, AVANZO PRIMARIO E FLAT TAX PER AGGREDIRE IL DEBITO

     

    “Per ridurre strutturalmente un enorme debito pubblico come quello italiano (2.275 miliardi di euro) occorre agire sulla dinamica di tre grandezze che determinano la sua crescita nel tempo: crescita del Pil, spesa per interessi e avanzo primario. Le soluzioni basate sull’utilizzo di imposte patrimoniali, come quelle sostenute dalla sinistra, sono illusorie e pericolose, perché impoveriscono il Paese, rendendolo facile preda dei fondi ‘avvoltoio’”.

    Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Foglio”.

    “Forza Italia propone un piano per diminuire strutturalmente il rapporto debito/PIL e riportarlo verso il 100% in 5 anni. La riduzione del rapporto debito/Pil contribuirebbe a contenere i rendimenti e ad abbattere il costo del servizio del debito. Il che, a sua volta, renderebbe credibile un percorso di riduzione della pressione fiscale per circa l’1% all’anno (con l’obiettivo di condurla al di sotto del 40% entro la legislatura). Ne conseguirebbe il rilancio degli investimenti e l’aumento del reddito disponibile delle famiglie, della domanda interna e della crescita.

    Attualmente abbiamo un avanzo primario non lontano dal 2,5 per cento del Pil. Se la spesa per interessi rimanesse invariata o si riducesse l’avanzo primario che governa la evoluzione del rapporto fra debito e Pil crescerebbe in base alle nostre ipotesi fino al livello di sicurezza del 4 per cento e innescherebbe – complice una crescita moderata del livello dei prezzi coerente con le attese della Bce (2 per cento) – una decisa riduzione del rapporto debito/Pil.

    Il che, a sua volta, non farebbe che confermare la credibilità di una intera strategia di politica economica, rafforzandola e rendendola capace di autosostenersi. Ne deriverebbe una traiettoria di crescita sana, poggiata su un miglioramento dei fondamentali economici e su una crescita del prodotto potenziale (oltre l’attuale 1 per cento, verso i livelli medi europei non lontani dal 2 per cento). Una crescita non drogata da mance fini a se stesse ma sostenibile ed in grado di interrompere il processo di graduale impoverimento del Paese.

    Una crescita stimolata altresì dalla grande rivoluzione della Flat tax, un’aliquota unica per tutti, totalmente finanziata dal taglio delle ‘tax expenditures’, vale a dire le deduzioni e detrazioni fiscali attualmente in vigore, dal taglio della cattiva spesa pubblica, dall’emersione del sommerso e dal ‘reset’ delle liti fiscali pendenti”.