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    CICCHITTO: Pdl, “Attacco giudiziario a Berlusconi pesa su governo”

     

    Cicchitto

    Il Pdl ha davanti a sé tre problemi di fondo. Il primo è costituito dall’incognita riguardante la continuazione o l’interruzione dell’attacco giudiziario a Berlusconi. Proprio Berlusconi ha espresso la volontà di tenere separate le due questioni che comunque sono entrambe politiche: il sistematico uso politico della giustizia contro di lui, e l’atteggiamento del Pdl sul governo. Berlusconi ha scelto la linea più costruttiva e positiva possibile per sostenere un governo in grado di affrontare i gravissimi problemi economici del Paese. Purtroppo malgrado questa scelta di Berlusconi, comunque grava sulla vita politica italiana l’incognita costituita dai riflessi politici e mediatici del comportamento di un autentico ‘convitato di pietra’ costituito dal nucleo politicizzato della magistratura. Ciò detto esiste per il Pdl un problema politico ‘oggettivo’ costituito dal fatto che esso sta al governo, dove deve esercitare il massimo peso possibile sia sulla politica economica in funzione della crescita sia sulla riforma istituzionale e sulla definizione della nuova legge elettorale, e nel contempo deve svolgere un ruolo autonomo come partito su una serie di questioni decisive a partire dell’intervento shock in economia richiesto da Berlusconi. In questo quadro non ci convince affatto l’ipotesi di scindere la figura del segretario del partito che quella del capo delegazione al governo: proprio questo tipo di divisioni di ruolo portano inevitabilmente a delle divisioni politiche. Un lusso che il Pdl non si può permettere. Non possiamo però neanche sottacere che le tematiche dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e lo stesso risultato di queste elezioni amministrative – che per il Pdl non sono andate bene in controtendenza con sondaggi riguardanti la vicenda politica nazionale – pongono al Pdl dei problemi che vanno affrontati a viso aperto. Il governo ha scelto sul finanziamento pubblico una impostazione gradualistica che consente di guadagnare tempo, di qui fino al 2017, ma “a regime” il verdetto è inesorabile: il finanziamento pubblico sarà abolito. Su questa scelta di fondo abbiamo forti riserve: saremmo l’unico Paese in Europa non a ridurre, ma ad abolire il finanziamento pubblico. Ora, con questi chiari di luna riguardanti la situazione economica e l’antipolitica è elevatissimo il rischio che l’abolizione del finanziamento pubblico si traduca, a regime nell’abolizione tout court dei partiti con conseguenze tutt’altro che positive per la democrazia. Detto tutto ciò, in ogni caso, il Pdl deve dare contemporaneamente una risposta sia ai problemi messi in evidenza dalle recenti elezioni amministrative sia al nodo costituito comunque dal finanziamento del partito. Certamente una prima risposta sul terreno del finanziamento è costituita dall’adozione di nuove tecniche come l’organizzazione del fund raising per la quale il Pdl si sta attrezzando.