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    INTERVENTO DEL CAPOGRUPPO GELMINI IN DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE

     

     

     

    gelmini

    “Presidente, il prossimo Consiglio europeo riveste un’importanza cruciale per la tenuta dell’Unione europea. La solidarietà e la fiducia fra gli Stati sono pilastri portanti dell’intero edificio europeo e smantellare il vincolo della solidarietà, non dando risposte in materia di immigrazione, significherebbe, in questa stagione, rinunciare al sogno dei padri fondatori dell’Europa, un sogno – voglio ricordarlo, in una stagione nella quale il volto che l’Europa ci mostra non è il migliore, non è quello che vorremmo vedere – che ci ha garantito comunque un continente senza guerre, senza barriere, senza confini, in pace da settant’anni. Allora, non dobbiamo mai dimenticare né dare per scontate la pace e la democrazia. Il nostro sistema di valori, la libertà, l’identità europea liberale e cristiana non sono delle conquiste scontate, non sono acquisite per sempre e il tema dell’immigrazione, è inutile negarlo, ruota attorno, lo ha sottolineato anche poc’anzi la collega Ravetto, al Regolamento di Dublino, che se nel 2003, prima delle Primavere arabe, prima degli attacchi terroristici, poteva avere un senso, ora quel Regolamento risulta inadeguato e anacronistico. Non capire il carattere di eccezionalità della sfida sull’immigrazione è il più grave atto di miopia che l’Europa possa fare, ma non meno miope sarebbe pensare non di risolvere, ma di sfruttare l’emergenza per fini elettorali o di consenso. Questo è un tema che riguarda molti Governi in Europa; non si può dimenticare che la questione migratoria ha rilevanza europea ed europea non può che essere la sua soluzione. L’Europa si trova, infatti, ad un bivio: o prende il toro per le corna e affronta questo problema con una strategia a breve, a medio e a lungo termine o rischia di essere travolta. E, parliamoci chiaro, l’Italia da sola in questi anni si è fatta carico del soccorso, dell’identificazione e dell’integrazione non solo dei profughi, ma dei tanti, forse troppi, migranti economici. Ma, mi domando, possono dire lo stesso altri Paesi che affacciano sul Mediterraneo? Possono dire lo stesso i Governi che pretendono di dare lezioni all’Italia? Oggi, con che coraggio proprio la Francia, che ha gettato nel caos la Libia e che è responsabile della destabilizzazione in quel Paese, si permette di darci lezioni? Bene ha fatto il Ministro Salvini a rispedire al mittente certe affermazioni e ad aver messo di fronte alle proprie responsabilità i partner europei e altrettanto bene ha fatto il Presidente del Consiglio nel ribadire che l’Italia non accetterà soluzioni calate dall’alto. Però, con altrettanta franchezza chiediamo ai rappresentanti del Governo quale sia la strategia che il Governo vuole mettere in atto, perché battere i pugni sul tavolo può non bastare; altrimenti, il rischio di trovarci nell’angolo in una condizione di isolamento, del tutto inefficace per il perseguimento del nostro interesse nazionale, è elevatissimo. Allora noi ci permettiamo di dare un consiglio al Governo: guardarsi dai falsi amici. Attenzione a perseguire alleanze impossibili con i Paesi di Visegrad, con la CSU di Seehofer, che hanno interessi e obiettivi opposti ai nostri. Quei Paesi non vogliono chiudere le frontiere europee, vogliono chiudere le loro frontiere, vogliono respingere i migranti ai loro confini, in modo che siano rimandati, nella maggior parte dei casi, da noi. Questo significherebbe la fine di Schengen, ma abolire Schengen avrebbe un costo alto per l’Italia, per tutte le imprese che esportano, per il manifatturiero, per gli autotrasportatori, per il turismo, che rappresenta una delle poche voci attive della nostra bilancia commerciale. Ma veniamo ora ad un tema ancora forse più importante, che è quello delle migrazioni secondarie, perché su questo si gioca il Consiglio europeo. Rappresentanti del Governo, l’Italia non può accettare di affrontare il tema delle migrazioni secondarie in cambio di fumosi impegni e promesse future, e non può barattare – sono convinta che non lo farete – il nostro assenso con qualche decimale in più di flessibilità, come ha fatto la sinistra in questi anni, che ha chiesto flessibilità in cambio di un’accoglienza indiscriminata. Proprio per questo, abbiamo ascoltato con grande aspettativa l’intervento del Premier Conte, ma abbiamo la sensazione che la sua multilevel strategy altro non sia che la lista dei desideri, perché in quel ragionamento non c’è né un come né un quando sull’affrontare il tema delle migrazioni secondarie. Allora ci permettiamo di offrire delle soluzioni. La prima soluzione è la contemporaneità di tre azioni che devono avvenire prima di discutere delle migrazioni secondarie: una è la modifica del Regolamento di Dublino, come è stato fatto nel testo approvato dal Parlamento europeo; poi vi è giustamente l’apertura di hotspot nei Paesi di transito dei flussi migratori. Ma come ha chiaramente potuto ascoltare il Ministro Salvini a Tripoli, nessuno Stato africano potrà accettare di tenere sul suo territorio queste strutture senza garanzie europee su dove i migranti selezionati possano poi essere ricollocati in Europa e, quelli senza requisiti, possano essere rimpatriati. Dunque anche qui l’Europa deve battere un colpo: se non dà garanzie ai Paesi del Nord Africa, ai quali deve dare delle risposte per avere degli hotspot, credo che anche questo tema rimarrà lettera morta. Poi c’è la terza questione: il cospicuo finanziamento del Trust Fund per l’Africa con una dote almeno pari a quella della Turchia, perché se sono serviti 6 miliardi per bloccare la rotta balcanica, l’Europa deve stanziare altrettante risorse per garantire anche l’Italia e i Paesi mediterranei; questo il Premier Conte deve portare a casa. Sarebbe il primo passo di quel grande Piano Marshall per l’Africa di cui ha parlato anni fa il Presidente Berlusconi, che è l’unica strada per arrestare un fenomeno epocale. Però, ricordiamoci, colleghi, che solo l’Europa ha la forza politica, prima ancora che economica, per promuovere un progetto di portata così grande. Non illudiamoci di trovare una soluzione al problema senza l’Europa o, peggio ancora, contro l’Europa, perché questo non è possibile. Ma non permettiamo nemmeno all’Europa di continuare ad essere miope, ad ignorare un’emergenza che ci mette in pericolo come italiani e come europei. Ci auguriamo – ce lo auguriamo per l’Italia – che si giunga ad un accordo, che quel Consiglio serva per portare a casa dei risultati, però non possiamo nasconderci che un documento finale potrebbe essere anche approvato a maggioranza, anche con il voto contrario dell’Italia. Ci sono altri atti legislativi dove è richiesto invece il consenso unanime, lo sa bene il Ministro Moavero, a cominciare dal rifinanziamento dell’accordo Turchia-UE, allora lì l’Italia deve far sentire la sua voce, forse arrivare al punto di minacciare il veto su quel dossier, per ottenere altrettante risorse sul Fondo per l’Africa, per dare un sostegno anche ai Paesi mediterranei, per dare un sostegno anche l’Italia. Lì possiamo far sentire la nostra voce. E dobbiamo sicuramente riavviare l’accordo di cooperazione con la Libia – anche se si fa con soldi nostri – fatto dal Governo Berlusconi nel 2008. Tuttavia, colleghi, quel Consiglio non riguarderà solo l’immigrazione, ci sono altre insidie sul tavolo. Abbiamo sentito parlare poco – lo ha ricordato il collega Brunetta – della proposta franco-tedesca di riforma della governance economica europea. Come per il tema dell’immigrazione, anche questa partita rischia di costare molto cara all’Italia, e dobbiamo dire da subito che è una proposta semplicemente inaccettabile. Trasformare lo EuropeanStabilityMechanism in un Fondo monetario europeo sarebbe di fatto l’istituzionalizzazione della troika; vorrebbe dire mettere l’Italia nelle mani di Berlino e Parigi. Anche le proposte sui non-performingloans sono da rispedire al mittente. È irricevibile pure la vecchia idea di introdurre un limite alla quantità di titoli di Stato italiani. Perché, invece, non affrontare il tema dei derivati delle banche tedesche, sicuramente più dannosi dei titoli di Stato italiani? Noi siamo favorevoli all’unione bancaria, ma non alle condizioni proposte. Sappiamo che al Premier Conte attende un compito gravoso, noi siamo all’opposizione del Governo ma non siamo all’opposizione dell’Italia, confidiamo che il Premier Conte possa tutelare i nostri interessi nazionali. Ciò senza perdere di vista che è fondamentale preservare l’unità europea, perché un’Europa divisa, frantumata, lacerata, non serve ai cittadini europei né, tanto meno, a quelli italiani. Noi ci asterremo sulla risoluzione del Governo, anche se abbiamo poco capito le ragioni di un parere contrario, almeno su alcuni punti, sulla nostra, ma non importa. Se il Governo agirà in questo senso per cambiare l’Europa, sapendo che l’Europa è e resta la nostra casa, avrà il nostro consenso. Il Presidente Berlusconi ha sempre chiesto a Forza Italia di far prevalere l’interesse nazionale sul confronto politico, lo faremo anche questa volta. I Governi passano, l’Italia resta, l’Italia deve vincere, speriamo tanto che voi siate all’altezza.