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    BRUNETTA: Pensioni, “Quota 100? Solo propaganda, serve equilibrio”

     

     

    brunetta

    “La Legge Fornero ha tratti di insostenibilita’ sociale, se pensiamo al tema degli esodati e delle salvaguardie, e cioe’ di chi ha visto rompere attraverso una legge i propri progetti di vita e di pensionamento, e questo va certamente sanato. D’altra parte, pero’, la Fornero mette in sicurezza la sostenibilita’ economica. Ci vuole, quindi, un giusto equilibrio, come era scritto nel programma condiviso del centrodestra, tra sostenibilita’ sociale e sostenibilita’ economico-finanziaria”. Cosi’ il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a Radio Anch’io. “Non e’ certamente – prosegue – con quota 100, ed e’ per questo che critico l’approccio dell’attuale governo, che si da’ un giusto equilibrio tra sostenibilita’ sociale e sostenibilita’ economica. Perche’ con quota 100, vale a dire la somma tra anni di contribuzione e d’eta’, si producono squilibri interni al mondo del lavoro. Quota 100 – aggiunge ancora – e’ un modo semplice e propagandistico per risolvere un problema assolutamente complesso. E su questo mi sento di dare in parte ragione al Presidente dell’Inps Boeri. Una quota 100 realizzata semplicisticamente produrrebbe non solo piu’ danni che benefici, ma avrebbe costi enormi, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Meno propaganda, da questo punto di vista, meno semplificazione e piu’ attenzione ai conti e ai costi”. Per Brunetta “Qualsiasi manipolazione della Legge Fornero senza troppa attenzione non solo produrrebbe allarme sociale, e sarebbe cioe’ piu’ il danno che il beneficio, ma produrrebbe poi allarme sui mercati, perche’ vorrebbe dire che nuovamente i conti italiani sarebbero a rischio. E anche di questo dobbiamo tenere conto. Non viviamo sotto una campana di vetro. Qualsiasi nostra azione, in termini di politica economica, che sia sulle pensioni, sul mondo del lavoro, sull’irrigidimento rispetto alle delocalizzazioni, rispetto ai contratti a termine, tutto quello che si fa nel nostro Paese ovviamente, in un mondo interconnesso, viene visto dall’estero e viene giudicato”. “E – conclude – siccome il nostro e’ un Paese altamente indebitato risulta facile dire, da parte dei mercati, degli investitori, dei fondi internazionali, ‘questa Italia non ci piace, questa Italia e’ a rischio, questa Italia non vede bene chi investe in Italia stessa, e quindi meglio starne alla larga”.