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    INTERVENTO IN AULA DI GIACOMONI SU DL DIGNITA’

     

    giacomoni

    Signor presidente, onorevoli colleghi, dopo due settimane di audizioni e votazioni in Commissione Finanze e Lavoro, la cosa migliore che ci resta e’ la battuta di una collega, che a fine lavori, in merito al decreto in esame, ha esclamato “lo chiamavano dignità”. Detto cosi’ ricorda il titolo di un bel film degli anni ‘70, con Bud Spencer e Terence Hill\ “lo chiamavano Trinità”, purtroppo però nel caso del decreto oggi in esame il regista non c’è, dovrebbe essere il prof. Conte ma tutti sappiamo che Conte non conta, ci spiace dirlo e lo facciamo con tutto il rispetto possibile per il presidente del Consiglio, ma sappiamo tutti che Conte è la foglia di Fico (e qui lo diciamo con tutto il rispetto per il presidente della Camera) per coprire un governo contro natura, che non è stato certo votato dagli italiani.
    Gli interpreti del decreto “lo chiamavano Dignità “, non sono i due bravissimi attori degli anni ‘70, sono Di Maio e Salvini (decidete voi chi interpreta l’uno e chi l’altro).
    È innegabile che siano entrambi ottimi comunicatori e che utilizzino i social con la stessa velocità e con la stessa maestria con cui Bud Spencer e Terence Hill usavano i pugni o le pistole. In questo caso però la loro abilità non serve a nulla di fronte ad un prodotto scadente, perché il pubblico se ne sta accorgendo. Il re è nudo, sotto il vestito niente – per concludere con le citazioni cinematografiche – oggi sotto il decreto niente!
    Niente per lo sviluppo, niente per la creazione di posti di lavoro veri, niente per la riduzione delle tasse, niente per la riduzione del cuneo fiscale.
    Abbiamo provato in due settimane di lavoro in Commissione a vedere se vi fossero le condizioni per migliorarlo. In realtà nonostante l’impegno di tutti i gruppi parlamentari di opposizione , il decreto non è cambiato di molto. Siamo riusciti a introdurre le compensazioni per le cartelle esattoriali, a non far aumentare i contributi per colf, badanti e baby sitter e a far reinserire i voucher, purtroppo però limitati ai settori dell’agricoltura e del turismo, in questo caso poi solo per le strutture ricettive. Purtroppo in commissione l’ideologia grillina si è imposta sul buon senso della Lega ed ha impedito la reintroduzione totale dei voucher, così come prevista dalla riforma Biagi, varata dal governo Berlusconi nel 2003, una legge che aveva consentito la creazione di oltre un milione e mezzo di veri posti di lavoro.
    Chi ha seguito i lavori delle commissioni in queste due settimane ha potuto constatare che l’incompetenza, la confusione, l’approssimazione sono regnate sovrane. Abbiamo assistito a scontri tra presidenti di commissione e sottosegretari dello stesso schieramento. Solo il buon senso e la buona volontà di un’opposizione seria e responsabile hanno consentito di chiudere i lavori nei tempi concordati per iniziare oggi l’esame in Aula. Purtroppo però i nostri emendamenti sono stati respinti a prescindere, a volte senza neppure essere stati esaminati. Il problema per la maggioranza non era il contenuto, ma la paternità. Se non erano firmati dalla maggioranza, o meglio dai 5 stelle, non erano degni di essere approvati!
    Ciò è emerso chiaramente a proposito dell’emendamento di FI sulle compensazioni, prima lo hanno accantonato, poi hanno dato parere contrario perché non era strutturale, poi hanno detto che non era coperto, infine si è capito che il loro problema era la paternità e solo quando l’opposizione è insorta minacciando l’ostruzionismo hanno riformulato l’emendamento sottoscrivendolo anche loro e approvandolo.
    Onorevoli colleghi, nel provvedimento oggi all’esame del parlamento restano i vincoli, le penali, le sanzioni, le causali, che aumenteranno il costo del lavoro, aumenteranno il contenzioso tra imprese e lavoratori, distruggeranno almeno 80000 posti di lavoro.
    Altro che Decreto dignità, il vostro è il decreto precarietà, la peggiore delle precarietà, quella che si basa sul lavoro in nero.
    Insomma, grazie a voi, al vostro decreto, avremo più disoccupati e più sfruttati!
    La stessa relazione tecnica che accompagna il provvedimento prevede la perdita di almeno 8000 posti di lavoro l’anno. Quindi state approvando per legge l’espulsione di migliaia di persone dal mercato del lavoro.
    Con il ritorno delle causali, poi, mettete a rischio altri 30000 occupati; per evitare il rischio contenzioso molte imprese stanno infatti valutando di non rinnovare i contratti a scadenza e di sostituire quei lavoratori con altri nuovi di zecca, visto che il decreto prevede che soltanto il primo contratto a tempo determinato può essere stipulato senza causali.
    Con questo decreto infine siete riusciti anche ad aumentare il costo del lavoro sia per i rinnovi dei contratti a termine che per le assunzioni a tempo indeterminato, a causa dell’inasprimento degli indennizzi per i licenziamenti.
    Tutto questo nasce da un problema di fondo: i Ministri del Movimento Cinque Stelle vogliono regolare per decreto una cosa che non hanno mai conosciuto, il mondo del lavoro e – non avendo idee originali – riprendono vecchie ricette comuniste già fallite in tutto il mondo, in cui l’imprenditore, ossia, il datore di lavoro, viene visto come colui che sfrutta il lavoratore. Non si rendono conto che per un imprenditore la vera forza e la vera ricchezza della sua azienda sono proprio i suoi collaboratori, i suoi operai. Gli imprenditori chiedono solo certezze sul quadro normativo e invece il governo crea altra confusione.
    Il ministro Di Maio ha comprensibilmente molta fretta di dimostrare di non essere da meno del collega Salvini. Ma nel tentativo di dimostrare che ce l’ha piu’ grande, il consenso, ovviamente… finisce per arrecare un serio danno a tutte le imprese, senza portare alcun beneficio ai precari. È giusto contrastare abusi e degenerazioni ove ci fossero, ma è fuori dal tempo pensare di farlo con le causali e con le penali, che anzi finiranno per trasformare molti precari in disoccupati.
    Per offrire ai giovani prospettive serie e rassicuranti occorre fare due cose:
    ridurre le tasse per incentivare gli investimenti e lo sviluppo, creando così posti di lavoro veri, e adattare il nostro sistema di welfare ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo.
    Noi di Forza Italia abbiamo fatto di tutto per opporci al ritorno dell’ideologia dirigista di sinistra che ha ridotto l’Italia in queste condizioni e che ora si ripresenta con il volto dei grillini.
    A differenza vostra, come è nel nostro stile, non diciamo solo dei no.
    Forza Italia ha presentato in Commissione Finanze e Lavoro, 268 emendamenti, oggi per l’aula ne abbiamo segnalati solamente 100, ritenuti da noi i più significativi, ma, come ha anticipato il nostro capogruppo, siamo disponibili ad un’ulteriore significativa riduzione, purche’ il governo non blindi il provvedimento con la fiducia, perche’ cosi facendo eliminerebbe le gia’ modeste possibilita’ di migliorare almeno in parte questo provvedimento.
    Onorevoli colleghi, siamo ancora in tempo per poter fare qualcosa di buono in questa Aula, esaminando con serietà tutti gli emendamenti e approvando quelli che prevedono incentivi veri alla stabilizzazione del posto di lavoro, quelli che attuano una riduzione progressiva del cuneo fiscale, quelli che si occupano finalmente del SUD.
    Quello che i nostri emendamenti si propongono di fare è di ribaltare la prospettiva di intervento, contrastando la “cannibbalizzazione” delle imprese italiane e rilanciando gli investimenti, perché solo adottando un vero piano strategico di politica industriale garantiremo lo sviluppo nel nostro Paese.
    La pessima gestione delle vicende dell’Ilva di Taranto, dell’alta velocità Lione-Torino, del Gasdotto Tap, della stessa Alitalia danno dei segnali devastanti agli investitori stranieri, danno l’idea di un paese che non rispetta gli impegni presi.
    Il No a tutto e a tutti, il no alle opere pubbliche, crea disagi anche nelle nostre imprese, piccole, medie o grandi che siano.
    Paure ingigantite dalle misure e dai vincoli inseriti in questo decreto, che finirà per bloccare definitivamente una crescita economica già debole. Fino a quando amici della Lega asseconderete le follie grilline???
    Ora che volge al termine la stagione delle nomine, che vi ha molto impegnato giorno e soprattutto notte, forse è il caso che iniziate ad ascoltare la voce delle categorie produttive o almeno quella dei vostri governatori, evitiamo – come dice il sottosegretario Giorgetti – che in autunno cominci il bombardamento sui mercati. Per evitarlo occorre invertire la rotta subito, modificando profondamente in Aula il decreto Di Maio.
    Gli aspetti sui quali intervenire sono molti.
    Partiamo dal fisco, una materia sulla quale si concentra una serie di norme a dir poco imbarazzanti, dopo mesi di tambureggianti promesse (via il redditometro, via lo spesometro e via lo split payment).
    Il redditometro non viene abolito, ma viene inserito solo un aggiornamento tecnico del decreto di attuazione.
    Lo spesometro non viene abolito, ma viene solo disposta la proroga dei termini al 29 febbraio 2019.
    Lo split-payment non viene abolito. Si prevede l’abrogazione del meccanismo della scissione dei pagamenti solo per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni dai liberi professionisti. Su questo vi è in aula un importante emendamento di Forza Italia che ne prevede l’abolizione totale.
    Sul tema della fatturazione elettronica poi permane, tranne per le cessioni di carburante, il termine per l’entrata in vigore al 1 luglio 2018.
    Come noto, la mancata proroga della fatturazione elettronica ha suscitato un forte allarme presso il sistema imprenditoriale, in particolar modo sulle imprese di minori dimensioni.
    La fatturazione elettronica dovrebbe essere un’opportunità di efficientamento e di digitalizzazione dei sistemi gestionali delle imprese e non deve invece tradursi in un adempimento obbligatorio ed oneroso.
    Per questo, è necessario intervenire attribuendo al nuovo adempimento carattere meramente sperimentale nel periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 31 dicembre 2018, confermandone quindi l’obbligatorietà solo a decorrere dal 1° gennaio 2019, data dalla quale la fatturazione elettronica entrerà in vigore in via generalizzata, per tutte le imprese e per tutti i settori d’attività.
    Sul fronte delle norme relative al contrasto della ludopatia e al divieto assoluto di pubblicità dei giochi legali, occorre cambiare strada. L’idea che il gioco patologico si possa contenere vietando la pubblicità di tutti i giochi è quantomeno discutibile.
    Come primo effetto un simile provvedimento non consentirebbe al giocatore di distinguere tra offerta di gioco legale ed illegale. D’altronde neppure il governo deve avere grande fiducia in queste norme, visto che pensa di finanziare le due parti piu’ importanti del provvedimento proprio con le entrate derivate dai giochi.
    Infine il complesso tema delle delocalizzazioni: anche qui il governo non ci ha voluto ascoltare. Introdurre norme di carattere punitivo nei confronti delle imprese che operano o vogliono investire in Italia non risolve, anzi aggrava i problemi legati alla delocalizzazione delle aziende. Lanciare un messaggio che fa scappare gli investitori non ha alcun senso, tanto più che molte aziende delocalizzano solo per una dolorosa scelta obbligata e lo fanno anche senza aver ricevuto alcun aiuto. Il problema della delocalizzazione si risolve in un modo solo, creando le condizioni perchè l’Italia torni ad essere un luogo attrattivo per gli investimenti.
    Ma per la cultura politica tardo sessantottina dei Cinque Stelle questo è un concetto incomprensibile e infatti il decreto fa esattamente il contrario.
    Onorevoli colleghi, come sapete molte leggi rimangono legate- almeno nel linguaggio corrente – al nome di chi le ha proposte. Questa volte forse persino il ministro Di Maio si è vergognato di dare il proprio nome a un provvedimento così insulso, dannoso, pericoloso. Da qui il nome “decreto Dignità”, a un decreto che non ha nulla di degno perche’:
    -Aumenta il costo del lavoro.
    – Aumenta il contenzioso tra imprese e lavoratori.
    – Aumenta le espulsioni dal mercato del lavoro.
    – Scoraggia i contratti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato
    – Scoraggia l’internazionalizzazione delle imprese.
    – Avvantaggerà i giochi illegali, riducendo le entrate per le casse dello Stato, arricchendo invece quelle della criminalità organizzata.
    – prende in giro i professionisti e le imprese, perchè finanzia la decontribuzione e l’abolizione dello split payment con le entrate di quei giochi d’azzardo che lo stesso decreto vuole limitare o cancellare. Senza coperture, quindi, decontribuzione e abrogazione dello split payment resteranno solo sulla carta e non diventeranno mai realtà, come del resto gli altri annunci sul reddito di cittadinanza e sulla flat tax.
    Visti gli effetti perversi indicati da tutte le associazioni di categoria, Forza Italia si chiede: ma cosa c’è di dignitoso nel decreto presentato da Di Maio???
    Onorevoli colleghi, io inviterei i ministri a cercare almeno di evitare di utilizzare parole come “dignità” nel titolo di un provvedimento, perché cari colleghi della maggioranza, non siete certo voi che potete insegnare agli altri cosa sia la dignità del lavoro e delle imprese, così come non siete voi a poter parlare di onestà. La “dignita’ dell’uomo” è un principio insuperabile della nostra Carta Costituzionale, così come l’onestà deve essere la conditio sine qua non di qualunque attività umana. C’è una moralità del fare, che voi avete dimostrato di non conoscere visto che nell’unico provvedimento economico che avete varato dopo 2 mesi di governo, non c’è traccia di nessuno dei due impegni che avevate preso in campagna elettorale con i vostri elettori. Non c’è il reddito di cittadinanza, tanto sbandierato dai 5 stelle per prendere i voti al Sud e non c’è neppure traccia della flat tax, che la Lega aveva sottoscritto con noi in campagna elettorale.
    Cari colleghi della maggioranza, e in particolare mi rivolgo a voi colleghi della Lega, ricordatevi che per ogni voto che esprimerete oggi, in questa aula, dovete lasciare la vostra impronta prima di schiacciare il pulsante.
    Rimarranno le vostre impronte, anche simbolicamente, su questa pessima legge e su ogni emendamento migliorativo di Forza Italia che voi respingerete.
    Dovrete renderne conto ai vostri elettori. Pensateci. Non vi stupite poi se i piccoli e medi imprenditori dicono che questo governo li sta rovinando.
    Onorevoli colleghi,
    Date il giusto valore ad ogni voto che esprimete all’interno di quest’aula, aiutateci ad aiutarvi a migliorare questo provvedimento, nell’interesse dei lavoratori, degli imprenditori, e di tutti coloro che ancora credono che la dignità stia nel poter realizzarsi con un lavoro vero, che non si crea per decreto, ne tanto meno con i vincoli, con le sanzioni o con i divieti.