DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL CAPOGRUPPO GELMINI SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE CONTE IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO

“Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, colleghi, come è già stato sottolineato il vertice del 18 ottobre tratterà questioni di estrema importanza e anche noi, Presidente Conte, le facciamo sinceramente i migliori auguri perché in quel contesto lei rappresenterà tutta l’Italia e noi compresi. Però, credo che sia anche lecito domandarci come l’Italia arrivi a questo vertice. Allora, la sensazione è che ci arrivi come uno studente poco preparato o, peggio, con le idee confuse, con una proposta di manovra spericolata i cui effetti devastanti in modo maldestro voi cercate di attribuire all’Europa, indicandola come capro espiatorio e così determinando l’unico effetto negativo per l’Italia che è il suo isolamento. Lei, Presidente, ha detto più volte di voler spiegare a Macron e alla Merkel che l’Italia sta cambiando marcia, ma la vostra sembra sempre di più una rischiosa retromarcia. Anche alla vigilia del precedente vertice, lei, Presidente, aveva suscitato enormi aspettative di cambiamento, ma poi la montagna ha partorito il topolino, il topolino di un accordo sul rafforzamento delle frontiere esterne, mentre sull’apertura dei centri d’accoglienza gestiti dalla UE un nulla di fatto. Ecco, Presidente, noi non vorremmo che questo vertice finisse allo stesso modo: grandi aspettative, grande propaganda e poi risultati inconsistenti. Ma veniamo alla prima questione, quella che rimane sullo sfondo, ma è importante e l’ha sottolineata prima il collega Orsini: la Brexit. Ecco, anche qui dopo un entusiasmo iniziale, il conto sembra pesante per il popolo inglese. La caduta del PIL è stimata dalla Banca d’Inghilterra intorno al 5 per cento per i prossimi quattro anni, la sterlina ha perso il 15 per cento nel cambio, forse le esportazioni ci guadagneranno, ma il prezzo di questa separazione ricadrà sui lavoratori e sulle famiglie inglesi, il cui potere d’acquisto ha subito un’erosione del 5 per cento. Addirittura c’è chi invoca un impossibile nuovo referendum per non perdere i vantaggi dell’appartenenza all’Unione europea. In questo contesto nessuno di noi si illude e coltiva particolari ambizioni. L’avvicinarsi della scadenza elettorale del 2019 renderà sicuramente più difficile l’adozione di decisioni importanti. L’Unione europea si trova strattonata, da un lato, da chi chiede decisioni immediate e radicali e, dall’altro, da parte di chi punta alla sopravvivenza, alla difesa dello status quo. Deve essere chiaro un fatto, però: che l’Europa, scegliendo la via del rinvio e dell’immobilismo, si condanna all’irrilevanza e affrontare una campagna elettorale senza azionare un europeismo solidale significa gettare la spugna. Noi sappiamo che le prossime elezioni probabilmente si trasformeranno in un referendum pro o contro l’Europa e oggi, sicuramente, è molto più facile picconare quest’Europa, spesso lontana dai cittadini, per racimolare qualche consenso. Ma noi scegliamo la strada più difficile: noi quest’Europa vogliamo provare a salvarla , perché le conquiste dell’Europa sono costate sangue e sudore: talvolta vengono date per scontate ma così non è. Non dimentichiamoci che l’Europa ci garantisce la pace da 70 anni, che non ci sono Paesi che hanno la pena di morte, che ha consentito la libera circolazione di persone e merci e, anche recentemente, ha difeso il diritto d’autore, perché sul web c’è questa falsa idea che tutto sia libero ma libertà non vuol dire lucrare sul talento altrui. Certo, siamo convinti che questa Europa vada cambiata e proprio perché siamo consapevoli dei profondi cambiamenti, sappiamo che per farlo dobbiamo stare dentro a questa Europa, senza se e senza ma. Anche le recenti elezioni in Baviera ci consolidano uno scenario cambiato e certificano la crisi irreversibile delle socialdemocrazie, ma si apre uno spazio politico enorme per le forze moderate e la risposta non può essere né l’arroccamento nel sovranismo illiberale, né il populismo che in Italia, con i 5 Stelle, mostra preoccupanti pulsioni autoritarie. La risposta, semmai, sta nel liberismo sociale, nella crescita delle opportunità e nel mercato, non certo nel ritorno all’assistenzialismo di Stato. Il Consiglio europeo si aprirà con il documento programmatico di bilancio. Per questo la immagino, Presidente Conte, impegnato nell’illustrare la manovra del popolo, nel trovare spiegazioni più o meno convincenti, nel cercare di tranquillizzare i mercati dopo la bocciatura di importanti organi di garanzia. Ma per noi sia chiaro: questa manovra resta sbagliata in sé e non perché ce lo dice l’Europa. È sbagliata, Presidente, perché indebita il Paese, indebita le giovani generazioni, non ha traccia di investimenti e gioca d’azzardo con i risparmi degli italiani. È sbagliata perché non punta alla crescita del Paese ma alla crescita del consenso. E mi spiace dirlo, ma il precedente degli 80 euro del Governo Renzi non vi ha insegnato nulla. La vostra è sì una manovra del popolo, ma nel senso che sarà interamente pagata dal popolo, soprattutto da chi lavora e da chi produce. Ma anche voi dovete fare i conti con un principio di realtà, perché la realtà ha la testa dura. Già le parole a ruota libera vi hanno mangiato parte delle risorse per la manovra. Oggi non siamo nel 2011. C’è una grande differenza tra lo spread del 2011 e quello di oggi. Allora c’era il rischio di una crisi sistemica, oggi il rischio spread ve lo state costruendo da soli, con una babele di parole insensate sull’uscita dall’euro e con i “me ne frego del giudizio dei mercati”. Un gioco d’azzardo che rischia di mettere in fibrillazione il sistema bancario e, di conseguenza, tutti i risparmiatori. Ma sapete cosa significherebbe il ritorno al piccolo mondo antico della lira? Significherebbe dimezzare i risparmi degli italiani in una sola serata . E con queste premesse e con i toni che voi avete usato, pensate di avere maggiore clemenza o maggiore ascolto in Europa? Io penso di no. Eppure, l’Italia deve avere contezza della sua forza e tornare in Europa per ricoprire un ruolo di peso, perché resta indispensabile per scrivere le nuove regole della governance e il principio di realtà – e forse di convenienza – dovrebbe indurre il Governo a non trasformare in nemico chi ha fondato insieme a noi l’Unione, ma cercare di negoziare con fermezza, senza sconti e senza cercare improbabili nuovi partner fuori dall’Europa. Che ci piaccia o no, Presidente, l’Europa siamo noi, perché non può esistere un’Europa senza l’Italia . Lo dico agli sfasciacarrozze che stanno tirando la corda, con il rischio di rompere prima o poi quella corda. E vengo al tema dell’immigrazione, che già la collega Ravetto ha illustrato. L’Italia dovrebbe pretendere che si attui concretamente quanto deciso a giugno, senza le incertezze anche dell’ultimo vertice di Salisburgo, con la capacità di rivedere Dublino e anche di rivedere gli hot spot nei Paesi di transito dei flussi migratori. Su questo punto sono stati commessi molti errori. Occorre anche rivedere quel Piano Marshall europeo per l’Africa. Non abbia paura, Presidente, di schierarsi con il presidente Tajani per aumentare quelle risorse : 500 milioni sono una cifra ridicola. La Cina investe, solo in Libia, 5 miliardi di dollari per effettuare investimenti e la Libia è la nostra sfida. Noi come Italia dobbiamo intensificare il nostro impegno per la normalizzazione della situazione, il rilancio economico e per fare in modo che la Libia torni all’interno dell’alveo della comunità internazionale. Va bene che il Ministro Moavero abbia portato a casa la Conferenza a Palermo il 12 e il 13 novembre, una conferenza che sembra fatta nello stesso spirito di Pratica di Mare, come aveva fatto il Governo Berlusconi. Dalla Conferenza di Palermo ci aspettiamo risposte precise. Certo, la notizia di oggi su una defezione del generale Haftar e di altri esponenti della Cirenaica è un segnale allarmante, ma noi le facciamo sinceramente i migliori auguri. Presidente Conte, vi abbiamo più volte chiesto di mettere da parte i toni da campagna elettorale permanente e, come Paese, difendere i nostri interessi nazionali, lontano dall’isolamento in cui l’Italia rischia di cadere a causa vostra. Non ci avete dato retta fino ad oggi, ma siete in tempo per correggere il tiro. L’Europa di Bruxelles certo ha deluso, è apparsa solo come un’Unione senz’anima, che ha rinnegato perfino le sue radici giudaico-cristiane, commettendo un errore straordinario, ma ha garantito pace e libertà, e tornare indietro sarebbe un delitto. Se l’alternativa a Bruxelles è Visegrad, Presidente, voi state sbagliando rotta: l’Europa dei sovranismi è un’equazione impossibile, che per voi diventa solo possibile perché anteponete il consenso al vero senso dell’Unione. Per questa ragione noi voteremo contro la risoluzione del Governo”.
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