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    Intervento dell’ On. CICCHITTO

     

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    Intervento dell’ On. CICCHITTO in merito all’ “Informativa urgente del Governo sugli sviluppi della situazione in Turchia”

     

    Signor Presidente, signor Ministro,

    voglio esprimere innanzitutto una adesione non formale alla sua relazione, adesione non formale che deriva dal fatto che parliamo di un popolo, di una nazione amica, che parliamo di una esperienza assai significativa, della convivenza tra un pezzo d’Europa e un pezzo di Islam – chi va in Turchia si rende conto di vivere, di misurarsi con questo tipo di realtà – di una storia che ha visto convivere momenti di autorità e momenti di democrazia e che vede in questo momento una crisi singolare dell’operazione che Erdogan aveva lanciato nel suo Paese dopo la crisi dei cosiddetti Governi laici, che però erano falliti sul terreno dell’operatività economica e anche della corruzione.
    Ebbene, il Governo Erdogan aveva espresso l’ambizione di dimostrare che è possibile coniugare l’Islam con la democrazia e con la libertà e anche con una capacità di mediazione rispetto ad una forte spinta laica e di valutazione e di tutela delle donne, della libertà, dei giovani, in quel Paese.
    Oggi, purtroppo, questa operazione così ambiziosa è in crisi e questa crisi non la salutiamo positivamente; ne cogliamo tutti gli aspetti negativi per le ricadute che essa può avere sia all’interno di una società così complessa come è quella turca sia rispetto al ruolo decisivo di tipo strategico che storicamente la Turchia ha esercitato in tutta quell’area del Mediterraneo, che ha esercitato nel suo rapporto con Israele e rispetto agli altri Paesi arabi; per cui la crisi della Turchia in questo momento aggrava una situazione del Mediterraneo già di per sé assai seria e assai grave.
    E, però, a un popolo amico, a uno Stato amico si parla il linguaggio della verità e noi non possiamo non dire che condanniamo nel modo più fermo e più totale quello che in questo momento il Governo Erdogan sta facendo sul terreno della repressione di movimenti, di libertà e di opinione, che sono partiti da un pretesto diciamo così costituito da una vicenda in sé limitata ma che invece sta assumendo sempre di più un valore molto significativo. Non vorremmo che il nome di questa piazza si congiungesse alla tragedia di altre piazze che hanno segnato negativamente la storia del mondo da molti anni a questa parte; penso, per esempio, a piazza Tienanmen. Ci auguriamo, quindi, che una pressione di popoli e di Stati amici riesca a determinare e a far sì che anche all’interno della maggioranza che sta intorno a Erdogan si affermino le posizioni, a partire da quelle del Presidente della Repubblica, che hanno espresso tendenze di tipo diverso.
    Devo anche dire che dobbiamo fare un esame di coscienza rispetto alla nostra ipocrisia come europei e al nostro ritardo, nel senso che noi non abbiamo colto, nel momento in cui era più avanzata, la possibilità di stabilire con il popolo e con i Governi turchi uno sbocco positivo della collocazione della Turchia in Europa. I turchi hanno una dimensione economica, sociale e culturale che va ben oltre lo sfruttamento degli operai turchi nelle fabbriche tedesche, ma hanno espresso nel corso di questi anni – basti pensare alla loro letteratura – dei valori di civiltà, di democrazia e di libertà che dobbiamo cogliere positivamente.

    Quindi, nel momento stesso nel quale noi, come lei, signor Ministro, diciamo alto e forte che deve smettere e deve cessare la repressione che si sta svolgendo, dobbiamo anche dire che le colpe dell’Europa, rispetto a questa involuzione della Turchia, sono colpe con le quali dobbiamo fare fino in fondo i conti, perché è anche colpa nostra se c’è un’involuzione in atto in questo momento in quel Paese.