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    Intervento dell’ On. CAPEZZONE

     

     Capezzone

    Intervento dell’ On. CAPEZZONE in merito alla “Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, recante interventi urgenti in tema di sospensione dell’imposta municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo determinato presso le pubbliche amministrazioni e di eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del Governo”

    On. Daniele Capezzone ,Relatore per la maggioranza per la VI Commissione

    Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe, colleghi,

    desidero innanzitutto sottolineare come questo decreto-legge costituisca, per ciò che riguarda i profili tributari (sui profili di lavoro interverrà poi il collega presidente Damiano), il primo – per quanto ancora parziale – passo di un complessivo processo di riforma dei tributi sugli immobili, che dovrà svilupparsi nei prossimi mesi entro la data, fissata dallo stesso decreto-legge, del 31 agosto.
    Come è noto, l’articolo 1 sospende per il 2013 il versamento della prima rata dell’imposta municipale propria (IMU), che scadrebbe altrimenti il prossimo 16 giugno. In particolare, il comma 1 individua le categorie di immobili a cui si applica la sospensione: abitazione principale e relative pertinenze, esclusi i fabbricati classificati nelle categorie catastali A1, A8 e A9, unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale, e relative pertinenze dei soci assegnatari, nonché alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari o dagli enti di edilizia residenziale pubblica aventi le stesse finalità degli IACP e, infine, i terreni agricoli e i fabbricati rurali. Il comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge precisa che la sospensione della prima rata IMU si inserisce nel quadro di una generale riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, da realizzare sulla base di alcuni principi che la norma stessa provvede ad esplicitare. Si tratta, in dettaglio, della riforma della disciplina della cosiddetta TARES, il tributo comunale su rifiuti e servizi, della modifica dell’articolazione della potestà impositiva a livello statale e locale e dell’introduzione della deducibilità ai fini della determinazione del reddito di impresa dell’imposta municipale propria relativa agli immobili utilizzati per attività produttive. Per fare fronte alle minori entrate per i comuni derivanti dalla sospensione della prima rata e ai connessi problemi di liquidità, il comma 2 dell’articolo 1 introduce una deroga alle disposizioni recate dall’articolo 222 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali in materia di concessione di anticipazioni di tesoreria da parte del tesoriere su richiesta dell’ente locale, disponendo che, fino al 30 settembre prossimo, il limite massimo di ricorso alle anticipazioni di tesoreria sia ampliato di un importo corrispondente, per ogni comune, al 50 per cento del gettito IMU relativo all’anno 2012, come indicato nell’ allegato A al provvedimento. Secondo la relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione, l’importo complessivo dell’incremento di anticipazione risulta pari a 2.426,4 milioni di euro.  Dal momento che gli enti locali sono tenuti al pagamento di interessi sulle anticipazioni di tesoreria, il comma 3 dispone che gli oneri sugli interessi dovuti dai comuni, a fronte delle maggiori anticipazioni di tesoreria, siano rimborsati a ciascunPag. 6comune dal Ministero dell’interno, rinviando a un apposito decreto del Ministero dell’interno, da adottare entro venti giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, la determinazione delle modalità e dei termini del rimborso.  Il comma 4 quantifica questi oneri per gli interessi in 18,2 milioni di euro per l’anno in corso, calcolati dalla relazione tecnica applicando all’importo complessivo dell’incremento di anticipazione un tasso di interesse annuale pari al 3 per cento e rideterminando su base trimestrale l’importo ottenuto. Lo stesso comma 4, poi, dettaglia le modalità di copertura finanziaria di questi oneri.  L’articolo 2 fornisce ulteriori indicazioni circa la riforma della fiscalità immobiliare sottesa alla sospensione della prima rata IMU, stabilendo, al primo periodo, che la riforma dovrà essere attuata nel rispetto degli obbiettivi programmatici primari indicati nel DEF 2013, come risultante dalle relative risoluzioni parlamentari di approvazione, e, in ogni caso, in coerenza con gli impegni assunti dall’Italia in ambito europeo.  Il secondo periodo del comma 2 reca, quindi, una clausola di salvaguardia in base alla quale, in caso di mancata adozione della predetta riforma entro la data del 31 agosto – caso sciagurato –, continuerebbe ad applicarsi la disciplina IMU attualmente in vigore.  In questo contesto, come si comprende, il decreto che oggi discutiamo rappresenta – ed è bene chiarirlo subito in avvio di discussione, ancora una volta – un intervento di carattere temporaneo, che è volto ad evitare il versamento della prima rata IMU per alcune categorie di immobili, fungendo in questo modo da provvedimento-ponte in attesa della definizione – ormai imminente, come è noto a tutti – di un intervento complessivo e riformatore della stessa IMU e, più in generale, della fiscalità immobiliare, che costituisce uno dei punti qualificanti del programma di Governo.  Questo provvedimento – non ovviamente il prossimo, sul quale, come è noto, il lavoro è in corso e il dibattito anche – non ha, dunque, natura strutturale, limitandosi, per questo aspetto, a prefigurare alcune linee guida della successiva riforma, che, peraltro, dovranno essere ulteriormente precisate e specificate. In questa prospettiva e con questi limiti, l’intervento legislativo appare positivo almeno per due profili. Da un lato, perché consente di realizzare immediatamente una prima –Pag. 7seppur certo non esaustiva, ma una prima – riduzione del carico tributario che grava su una platea ampia di contribuenti, evitando loro di dovere sostenere l’onere derivante dalla prima rata dell’IMU.  Ricordo che, se fosse pagato, tale onere risulterebbe molto più gravoso rispetto al previgente regime ICI e, in questo modo, si vuole dare un primo segnale della ferma intenzione del Governo e delle forze politiche che lo sostengono di procedere con convinzione sulla strada complessiva della riduzione della pressione fiscale, attraverso il ridisegno di interi pezzi del sistema tributario e il recupero di basi imponibili che attualmente sfuggono all’imposizione.  E anche sotto il secondo profilo il provvedimento è utile, perché costituisce una prima occasione di discussione sulle prospettive e sugli indirizzi di questa riforma tributaria, consentendo di avviare un’interazione produttiva tra Esecutivo e Parlamento su questi temi. Da questo punto di vista, io auspico che, al di là del contenuto specifico del decreto-legge, il Governo faccia tesoro dei numerosi spunti di riflessione emersi nel corso dell’esame nelle Commissioni e anche nel corso delle audizioni che il presidente Damiano ed io, la Commissione Lavoro e la Commissione Finanze hanno svolto, e poi naturalmente anche attraverso le proposte emendative che sono state presentate da tutti i gruppi. Proprio per favorire una discussione ampia e adeguata sui temi legati al decreto-legge, le Commissioni, aderendo in particolare alle richieste dei gruppi dell’opposizione, hanno concordato unanimemente sull’opportunità di svolgere un ciclo molto ampio di audizioni, anche se concentrato nel tempo, richiedendo un ampliamento dei termini temporali di esame del provvedimento – una settimana in più – e così abbiamo ascoltato i rappresentanti della Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, della Conferenza delle regioni e delle province, dell’ANCI, della Confindustria, delle confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e UGL, di Rete Imprese Italia, dell’alleanza delle cooperative italiane, dei costruttori edili, della CONFAPI. Anche sulla base dei numerosi spunti emersi in queste audizioni, che travalicano naturalmente l’oggetto specifico del provvedimento al nostro esame, i gruppi parlamentari hanno presentato un numero piuttosto ampio di proposte emendative, considerate le dimensioni del decreto-legge, e questo testimoniaPag. 8l’attenzione che tutte le forze nutrono sulle problematiche affrontate dall’intervento legislativo. Rispetto a questa ricca attività emendativa, che – lo voglio dire subito – non è stata certamente ispirata da intenti ostruzionistici – lo riconosco volentieri – e che dunque consideriamo proficua ai fini del necessario dialogo tra Governo e Parlamento su questi temi, le presidenze delle Commissioni riunite, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti, hanno tuttavia dovuto necessariamente attenersi al dettato e alla prassi regolamentare in materia, corroborata da pronunce della Corte costituzionale e da alcuni espressi richiami in merito del Presidente della Repubblica anche nel corso della precedente legislatura. A questo fine, voglio ribadire che il criterio a cui il presidente Damiano ed io e le presidenze in generale sono state e sono vincolate è costituito dal contenuto proprio del decreto che, nel caso specifico, è circoscritto, per gli aspetti tributari, a una misura temporanea e non strutturale di sospensione dei versamenti concernenti la prima rata dell’IMU 2013, limitatamente ad alcune categorie di immobili, nelle more – come detto, ma voglio ripeterlo ancora – di una complessiva riforma della fiscalità immobiliare, che sarà realizzata con altro provvedimento. Sulla base di questo dato di fatto e non certo per ragioni di merito o di opportunità politica, le presidenze hanno dovuto dichiarare inammissibili tutte quelle proposte emendative che in materia intendessero realizzare subito interventi strutturali di modifica del quadro complessivo o di singoli aspetti della disciplina del tributo in esame, senza però che in alcun modo sia stato compresso il dibattito anche su aspetti più generali che superavano il contenuto del provvedimento. Infatti, proprio nel corso dell’esame in sede referente, sono stati illustrate e discusse una serie vasta di questioni, riprese anche da alcuni dei pareri espressi sul provvedimento dalle Commissioni competenti in sede consultiva, attinenti sia ad aspetti specifici della disciplina IMU, sia ai principi ispiratori che dovranno ridare la compiuta riforma della fiscalità immobiliare. Da questo punto di vista, desidero sottolineare, con particolare riferimento ad alcune considerazioni formulate dagli esponenti del gruppo del PD, come l’articolazione dell’intervento riformatore su questi temi dovrà necessariamente rappresentare, anche alla luce della particolare natura politica della maggioranza che sostiene il Governo, una sintesi equilibrataPag. 9e innovativa delle diverse posizioni e sensibilità che sono emerse in materia, anche rivedendo, come accade in ogni dialogo creativo, la fissità delle rispettive posizioni di partenza. Ciò soprattutto nell’ottica complessiva di come la coalizione di maggioranza affronterà tutte le sfide economiche che abbiamo davanti: quella fiscale, quella sul lavoro e così via. Non c’è dubbio, a questo proposito, che una problematica così cruciale per la politica tributaria, per la vita dei contribuenti, nonché per l’attività delle amministrazioni comunali, debba essere sottratta a polemiche sterili e a contrapposizioni scontate, ma debba invece essere affrontata con buonsenso e con coraggio insieme – buonsenso e coraggio insieme –, perseguendo l’obiettivo di dare stabilità ed equità ad un comparto così importante del sistema tributario.  Proprio in considerazione della necessità di non affrettare scelte politiche tanto delicate e di non pregiudicare il raggiungimento di un equilibrio complessivo, che soddisfi sia le esigenze dei cittadini, sia quelle degli enti locali coinvolti, i relatori, in pieno accordo con il Governo, hanno ritenuto di invitare i presentatori di tutte le proposte emendative riferite agli articoli 1 e 2 a ritirarle, sottolineando come, al di là della bontà delle singole proposte, ogni scelta in materia debba essere compiuta in un contesto organico, il quale dovrà essere necessariamente il provvedimento, ormai imminente, con cui si procederà agli interventi strutturali sulla fiscalità immobiliare. In ogni caso, i relatori, pur consapevoli dei limiti in cui si svolge l’esame del provvedimento, non hanno inteso rinunciare al miglioramento del testo, accogliendo tre emendamenti di identico contenuto, presentati dai gruppi di maggioranza e di opposizione, volti a migliorare, in aderenza ad una delle condizioni espresse dalla Commissione affari costituzionali, la formulazione dell’articolo 3 in materia di divieto di cumulo tra trattamento economico riconosciuto ai componenti del Governo e indennità parlamentare. Inoltre, i relatori hanno presentato due emendamenti relativi alla copertura finanziaria di alcune previsioni dell’articolo 4 – a loro volta approvati dalle Commissioni –, che recepiscono le condizioni formulate ai sensi dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione, dalla Commissione bilancio. La scelta dei relatori, dunque, di circoscrivere in termini chirurgici le modifiche non è stata ispirata alla velleità – talePag. 11sarebbe – di blindare pregiudizialmente il testo, soffocando il dibattito parlamentare o svilendo il contributo costruttivo fornito da tutti i gruppi, ma costituisce un esercizio di realismo, che consentirà di valorizzare ancora di più il lavoro nostro, il lavoro parlamentare nelle prossime settimane.  In questo contesto, reputo comunque che, come già all’esame in sede referente, anche la discussione in aula sul provvedimento costituisca un’occasione preziosa per chiarire le prospettive della riforma e per costituire fin d’ora alcuni indirizzi politici, eventualmente – se i colleghi lo vorranno – impegnando il Governo attraverso alcuni specifici ordini del giorno, alcuni dei quali sono stati già preannunciati in Commissione. Sto concludendo: nel ringraziare tutti i gruppi politici e tutti i colleghi intervenuti nel corso dei lavori delle Commissioni, auspico che sia il dibattito odierno quanto il prossimo lavoro parlamentare sui temi della riforma fiscale possano costituire davvero occasioni per una collaborazione aperta e proficua, che superi i contrasti preconcetti e le pregiudiziali ideologiche nell’interesse più generale del Paese. Da questo punto di vista, segnalo come un ulteriore appuntamento in questo senso sarà l’esame, che stiamo per cominciare in Commissione finanze, dei progetti di legge recanti delega al Governo per la riforma del sistema fiscale, su cui già è emersa una qualche positiva consonanza di orientamenti tra le forze politiche e in cui, ad esempio, dovrà essere affrontato il tema della riforma degli estimi catastali. Ricordo, infatti, che quasi tutti i gruppi politici presenti in Commissione hanno sottoposto la proposta di legge n. 1122, di cui sono primo firmatario solo in quanto presidente della Commissione, che riprende letteralmente il contenuto del disegno di legge n. 5291, esaminato dalla Commissione finanze e approvato all’unanimità, in prima lettura, alla Camera alla fine della scorsa legislatura. Con questo spirito esprimo fin da ora il mio personale impegno a favorire in ogni modo consentito dalle norme regolamentari e dal mio ruolo, sia politico sia istituzionale, un dialogo anche franco e serrato, ma sempre costruttivo tra Parlamento e Governo, tra maggioranza e opposizioni e anche tra i singoli gruppi, per superare gli ostacoli che hanno finora impedito di aprire una nuova fase della politica tributaria italiana, realizzando così quegli interventi di riforma di cui tutti a parole sentono l’esigenza, ma che il Paese attende da noi senza ritardi.