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    Intervento dell’On. PAGANO

     

    Apagano

    Intervento dell’On. PAGANO in merito all’ “Informativa urgente del Governo sui recenti sbarchi di migranti a Lampedusa e in altre aree costiere”

    Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi,

    prendiamo atto con favore degli impegni e degli sforzi che il Ministero dell’interno sta assumendo per garantire il superamento della situazione del sovraffollamento di Lampedusa e per affrontare quindi la continua emergenza ed i rischi. In effetti la complessità del quadro internazionale e le difficoltà del processo di consolidamento in alcuni Paesi, segnatamente quindi quello della Libia, che ci interessa oggi, hanno creato una recrudescenza del fenomeno e quindi le criticità che sono state evidenziate oggi dal signor Ministro.  Siamo non di meno soddisfatti dell’aggiornamento ricevuto in merito alla situazione del centro di accoglienza ubicato a Lampedusa, segno di una grande attenzione e di una grande efficienza. Questo è importante, specie per i siciliani, perché dopo il devastante incendio di settembre 2011 in Contrada Imbriacola l’adeguamento della struttura ed il potenziamento della capacità di accoglienza dell’isola è sicuramente un segnale di grande attenzione e di efficienza.  Appare molto interessante l’iniziativa volta – la ringraziamo, Ministro – a valorizzare, ampliare e potenziare lo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che potrebbe costituire, anzi siamo convinti che costituirà sempre di più, il perno di accoglienza italiano. Lo SPRAR, proprio alla luce dei risultati raggiunti fino a oggi, merita in effetti di essere potenziato. Il suo ampliamento infatti consentirebbe di sviluppare in modo ancora più efficace la seconda fase dell’accoglienza, quella volta all’individuazione di percorsi di integrazione e di inclusione ai titolare della protezione nazionale. Quindi, ecco perché, con soddisfazione, ringraziamo e apprendiamo che quegli sforzi fatti dal Ministero dell’interno vanno appunto in questa direzione e, segnatamente, verso l’apertura di un ufficio di collocamento e di due uffici di rappresentanza in Libia, che consentiranno di supportare le autorità libiche nell’azione di contrasto alla rete criminale, favorendo così il processo di democratizzazione. È una risposta seria. Comprendiamo, altresì, signor Ministro, che il caos che regna in Libia rende tutto più difficile, però è chiaro che la strategia è quella vincente: non appena, infatti, le condizioni internazionali lo consentiranno – questo è quello che immaginiamo –, è chiaro che un nuovo accordo Italia-Libia vada firmato, nella direzione di potenziare lo SPRA anche in loco, in maniera tale che l’accoglienza venga realizzata sul posto e così chi avrà realmente titolo potrà venire in Europa e chi, invece, bara ovviamente restare là. Un passaggio fondamentale che abbiamo colto è quello della solidarietà e dell’Europa, che, di fatto – diciamo le cose come stanno – non ha offerto al nostro Paese un contributo decisivo e l’Italia ha dovuto fronteggiare, praticamente da sola, le ondate migratorie che hanno subito, proprio per questo motivo, anche delle impennate nei modi che sappiamo. Comunque, costituiscono un dato permanente che non dobbiamo assolutamente sottovalutare. La solidarietà dell’Europa non può essere limitata solo al campo finanziario, lo dobbiamo dire: l’immigrazione irregolare è un problema annoso, che ha lasciato irrisolti nel Paese molti problemi. Anche per il settore immigrazione, l’Europa quindi deve muoversi secondo il principio della collaborazione e del mutuo sostegno. Circa le critiche che abbiamo sentito oggi a proposito dell’integrazione e che abbiamo colto – lo devo dire – con sorpresa, quasi verificando una sorta di faciloneria nell’individuazione del problema, dobbiamo sottolineare che l’Italia ovviamente non ha bisogno di lezioni in materia di umanità: siamo veramente un Paese modello, invidiato da tutti per quello che rappresentiamo in termini di solidarietà. Questo non vale solo a livello di singoli cittadini, ma anche e soprattutto a livello di istituzioni, per come si muovono le nostre istituzioni, nel caso specifico le forze dell’ordine, cosa che non trova riscontro in nessun altro Paese del mondo – consentitemi di ripeterlo – del mondo. Allora, quindi, lezioni di questo genere, secondo me, assurgono a un passaggio che possiamo definire anche superficiale. È chiaro che bisogna farsi carico di un numero di immigrati – questo è giusto e normale – però non fa bene all’Italia e, soprattutto, agli immigrati stessi quando questi poi, alla fine, divengono strumenti per illegalità diffusa e per delinquenza. È evidente infatti come il governo dell’immigrazione richiede una programmazione dei flussi in stretta collaborazione con le esigenze dell’economia. Bisogna, quindi, prendere atto della crisi economica internazionale che si è riversata nel nostro Paese e che ha necessariamente comportato riflessi negativi sul fabbisogno della manodopera straniera. La congiuntura economica mondiale di carattere recessivo, cui consegue l’orientamento alla produzione, non può che avere ripercussioni anche sui fenomeni migratori. Ecco perché, in conclusione, ci sentiamo di dire che i patti che furono siglati nel 2008 dal Consiglio europeo e cioè organizzare l’immigrazione illegale, combattere l’immigrazione clandestina, combattere l’immigrazione clandestina – lo sottolineo a vantaggio di qualche collega – rafforzare le frontiere esterne, costruire un sistema di asilo dell’Unione europea e creare un partenariato globale per l’immigrazione e lo sviluppo è quello che noi auspichiamo e, comunque, devo dare atto che il Ministero dell’interno si muove sicuramente all’interno di queste direttive e di queste linee. Di tutto questo, ovviamente, non possiamo che mostrare soddisfazione (Applausi dei deputati del gruppo Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente).