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    Interpellanza dell’On. PILI

     

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    Interpellanza dell’ On. PILI in merito alle “Iniziative per garantire un equo livello tariffario sulle rotte marittime da e per la Sardegna”

    ON. MAURO PILI

    Signor Presidente,

    intendo illustrarla richiamando a quest’Aula e al Governo il significato di continuità territoriale marittima e, cioè, il ruolo e il compito dello Stato di rendere possibile il collegamento e la connessione tra due parti dello stesso Stato, dello stesso Paese, in condizioni eque, in pari condizioni, che consentano alla Sardegna e al resto del Paese di essere connesse alla pari delle condizioni, sia tariffarie che di qualità, del resto del Paese. Tutto questo oggi non è assolutamente possibile. Registriamo, si registra, hanno registrato anche le autorità competenti una discriminazione palese, evidente e grave sulle rotte da e per la Sardegna sul piano marittimo.
    Ma c’è un tema molto più rilevante che riguarda la complicità – uso una parola forse forte, ma, secondo me, anche inadeguata – la connivenza tra soggetti privati con parti pubbliche che hanno compromesso in questi anni il rispetto di quel diritto costituzionale sacrosanto della Sardegna di poter essere connessa, di poter essere collegata, di essere messa alla pari delle altre regioni italiane ed europee. Ed un elemento, quello della connivenza, che emerge in tutto il suo elevato grado di compromissione nella decisione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che richiama in maniera puntuale e precisa tutto quello che è avvenuto nel momento in cui lo Stato ha deciso, per indicazione dell’Unione europea, ma anche per propria determinazione, di privatizzare la Tirrenia.
    In quel momento si è scelto di favorire una cordata di imprenditori che hanno poi davvero registrato e fatto registrare la creazione di un monopolio ancora più grave rispetto al cartello precedente, che aveva già di per sé condizionato in maniera negativa il trasporto della Sardegna, sia per quanto riguarda i passeggeri, che per quanto riguarda le merci.
    Voglio citare soltanto un dato, che è quello relativo al 2010 e al 2011, quando la Sardegna ha perso 1 milione e 100 mila passeggeri su alcune rotte, che sono quelle più importanti dello sviluppo turistico, ma non solo, anche quelle dei servizi che devono essere dati alla Sardegna: 1 milione e 100 mila passeggeri in meno con le compagnie marittime che hanno guadagnato in quell’anno 33,5 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente degli aumenti.
    È evidente che vi è stata una speculazione di chi, da una parte, le compagnie marittime, si candidava all’acquisto di Tirrenia e, dall’altra, da parte di chi ha consentito, vedi la Tirrenia, di perpetrare un danno economico alla Sardegna di questa portata. È una speculazione di chi sapeva che non vi erano alternative. Tutte le compagnie marittime hanno operato in maniera tale che la Sardegna fosse isolata e che l’unico soggetto che potesse, in qualche modo, concorrere al suo completamento fossero quelle compagnie che speculavano e che sostanzialmente mettevano in campo un cartello devastante sul piano economico, sul piano sociale e anche sul piano della dignità costituzionale della Sardegna.
    33,5 milioni di euro in più che sono state inseriti nelle tariffe da e per la Sardegna, facendo perdere 1 milione e 100 mila passeggeri: questo dato deve far riflettere, perché non è pensabile che in questi anni il Governo e lo Stato non abbiano fatto un proprio autorevole intervento per porre fine a questo tipo di situazione.
    E aggiungo: è dovuta intervenire l’Autorità garante della concorrenza e del mercato per sancire che vi era e che vi è, tuttora, un cartello sul fronte del collegamento marittimo da e per la Sardegna, senza che niente sia stato ancora fatto. La ratio di questa interpellanza è appunto questa: noi dobbiamo chiedere a un Governo che si dice autorevole, di intervenire autorevolmente, non con congelamenti di sorta delle tariffe marittime merci e tanto meno con il blocco di quelle passeggeri. A noi non interessano né il congelamento, né la sospensione degli aumenti, ci interessa tornare alla tariffa del 2009, perché l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha detto che in quel momento si è verificata la speculazione e il compito di un Governo autorevole è quello di ripristinare le condizioni di legalità, di equità e di giustizia verso la Sardegna.
    E allora questo è il motivo di questa interpellanza. Noi sappiamo che, oltre all’autorevolezza politica e istituzionale di un Governo, ci sono anche le procedure amministrative, e sappiamo che quella Convenzione sottoscritta con la Cin Tirrenia un anno fa è portatrice di vizi di forma che diventano sostanza, per esempio quello relativa all’intesa con la regione Sardegna. Non vi è stata, dalle dichiarazioni rese anche dalla stessa regione, alcuna intesa, anche se qualche volta qualche esponente del Governo in questa stessa Aula ha sostenuto il contrario. Noi vogliamo che, in base quella mancata intesa, venga cancellata quella procedura che ha portato a una Convenzione capestro, una Convenzione che scippa, che ruba, che porta via dalle casse dello Stato 72 milioni di euro all’anno senza dare alcuna risposta in termini di servizi e di riscontro tra il denaro speso e il servizio reso.
    È questo il tema, il secondo: i 72 milioni di euro, la procedura di infrazione dell’Unione europea, che riguarda gli anni passati per la gestione della Tirrenia. Dice sostanzialmente l’Unione europea: noi vi mettiamo sotto osservazione, anzi andiamo verso la condanna dello Stato italiano perché avete erogato milioni di euro senza verificare che uso reale venisse fatto di quei soldi. E oggi noi vi chiediamo – e io con questa interpellanza vi chiedo – di dirci come la Tirrenia oggi, che è diventata privata ma che utilizza sempre danaro pubblico… di capire come quei 72 milioni di euro vengano utilizzati. Infatti, il quesito e la domanda sono lecite, visto che la Tirrenia ha le stesse tariffe e sostanzialmente anche gli stessi oneri di altre compagnie marittime private che svolgono a un costo inferiore lo stesso servizio ma senza ricevere il denaro pubblico. Come è possibile che, da una parte, una società privatizzata che riceve denaro pubblico prende 72 milioni all’anno per otto anni e, dall’altra parte, una compagnia privata che non prende niente applica gli stessi prezzi o anche inferiori ? È evidente, che c’è qualcosa che non funziona. In una ridicola deposizione – fatemela chiamare così –, l’amministratore delegato della Tirrenia, l’altro ieri in Commissione, ha detto: «ma noi siamo passati da 100 milioni del 2009 a 72 milioni di oggi». Quella è l’affermazione che dimostra come il grasso che cola poteva essere tagliato e può ancora essere assolutamente tagliato ed eliminato. Un Governo autorevole, un Governo responsabile che sta attento alle procedure, va sino in fondo per capire come sono avvenuti i noleggi delle navi, con compagnie che prima facevano parte della compagine per l’acquisto di Tirrenia e che, poi, stranamente, sono uscite, ma il giorno stesso in cui sono uscite, hanno avuto un noleggio importante delle due navi che sono state messe nella flotta di Tirrenia. Tutti questi elementi sono indispensabili per conoscere qual è la posizione del Governo. Io so soltanto – perché in questa interpellanza è anche tracciata la strada – che occorre che quei 72 milioni di euro vengano assegnati alla continuità territoriale marittima per la Sardegna e che, in base a una gara internazionale, si possano affidare quei contributi a chi svolge il servizio con le tariffe più basse, con la frequenza più assidua e con la qualità delle navi più eccelsa. Solo così può esserci trasparenza, solo così possiamo rimettere a correre un servizio che diventa fondamentale. Non c’è niente da inventare: si chiama onere del servizio pubblico.  Ed è la regola aurea che l’Unione europea ha tracciato nelle sue direttive nazionali ed europee, in cui dice sostanzialmente: bisogna calcolare il costo effettivo della realizzazione del trasporto, incrementare di un ragionevole utile d’impresa, che ha un range del 4-8 per cento e, conseguentemente, calcolare il prezzo e la tariffa. Se ci fosse necessità di una compensazione, quella compensazione deve essere motivata, deve essere giustificata e deve essere, soprattutto, misurata. Questo noi chiediamo in questa interpellanza, chiedendo al Governo di non trascinare oltremodo questa vicenda. La data del 17 di luglio comunicata l’altro ieri è semplicemente ridicola, perché noi sappiamo che vi è una stagione che, ormai, è avviata; c’è bisogno, anche se con un tardivo e davvero grave ritardo, di intervenire con il ripristino autorevole di quelle convenzioni del 2009 e, cioè, con il ridimensionamento di quelle tariffe. È un dato eloquente, non mi si citi il costo del carburante, perché chiunque cita il costo del carburante è connivente con le compagnie marittime ed è connivente con questo sistema. Perché l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha detto in maniera chiara che il carburante ha avuto un incremento del 39 per cento e, invece, quello delle tariffe è stato del 70. È evidente – dice l’Autorità garante della concorrenza e del mercato –, che non vi è alcuna proporzionalità tra l’aumento del carburante e quello delle tariffe. Quindi, è per questa ragione, che io chiedo al Governo, in questa autorevole sede, di dare una risposta sensata, una risposta autorevole, come si chiede ad un Governo politico che ha l’autorevolezza, appunto, di imporre alla Tirrenia – alla Cin, in questo caso – risposte immediate, non a stagione ormai conclusa, ma oggi che la Sardegna sta affrontando una delle sue più gravi crisi economiche e ha bisogno di risposte compiute, che possano dare quella risposta che la Sardegna non solo si aspetta. Abbiamo detto più volte che la tariffa unica del costo tra residenti e non residenti è una clausola di salvaguardia sostanziale. Non è pensabile che un cittadino di Roma o di Milano debba pagare per venire in Sardegna quattro volte tanto o cinque volte tanto quanto paga un residente. Potremmo essere contenti noi come sardi e, invece, non lo siamo, perché sappiamo che quel muro che vieta agli altri cittadini italiani di venire in Sardegna e che devono esibire un certificato di residenza è un’ingiustizia e una discriminazione intollerabile.

    Non posso in alcun modo ritenermi soddisfatto, perché mi sarei atteso dal Governo in Aula una risposta più puntuale. Quanto al congelamento, parlarne con questo caldo appare davvero inopportuno, considerato che la stagione è ormai avviata e quindi non vi è più tempo per discutere sull’atteggiamento del Governo stesso rispetto alle convenzioni.
    Vorrei per un attimo tentare puntualmente di utilizzare il tempo a mia disposizione per ripercorrere alcuni passaggi. Quando il Governo assume l’onere di difesa di Tirrenia, affermando che Tirrenia non è coinvolta nell’azione dell’Autorità garante, dice una inesattezza; anzi, mi permetto di eccedere: dice una cosa non vera. Perché è agli atti dell’Aula, nel novembre 2010, la denuncia che in maniera bipartisan veniva presentata, secondo la quale la Tirrenia cancellava dalle prenotazioni per circa sei mesi la rotta tra Genova ed Olbia: guarda caso l’unica rotta che non ha subito alterazioni sul piano tariffario ! Veniva cancellata per sei mesi, con addotte ragioni tecniche dell’armatore, e consentiva in quel momento lo scatto dell’aumento tariffario da cartello che in maniera congiunta le altre compagnie marittime hanno perpetrato ai danni della Sardegna.
    Non solo quindi la Tirrenia non è escludibile dalla sanzione: la Tirrenia è l’artefice, è il progettista del cartello stesso ! Ne è diventata artefice nel momento in cui ha tardato sino a maggio inoltrato del 2011 l’immissione sulla navigazione della rotta Genova-Olbia: quella che ha determinato, a detta dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, il cartello.
    L’intervento deciso, quello che lei, onorevole sottosegretario, ha richiamato, non c’è stato. Con tutta la possibile accondiscendenza nei confronti anche di un Governo autorevole, mi sarei aspettato un intervento realmente deciso.Nel momento in cui, infatti, si dice e si afferma che vi è un monitoraggio permanente verrebbe da dirsi: ma perché non è cambiato assolutamente niente ? È possibile che la Tirrenia non abbia omesso nessun tipo di rendicontazione ? È possibile che sia sfuggito che il giorno stesso in cui è avvenuto il trapasso societario, in quelle stesse ore, due navi del gruppo Grimaldi, società uscita dalla compagine di acquisto di Tirrenia, venissero noleggiate senza poter dichiarare alcunché, così come è avvenuto in Commissione avantieri, quando l’amministratore delegato ha detto che sono cifre secretate, cioè ha vietato alla Commissione trasporti di conoscere il costo della convenzione e della partita che ha portato queste due navi al noleggio da parte di CIN. È un dato emblematico che lascia intendere come CIN sia protagonista del cartello, oggi più che mai. Perché ne è protagonista ? Perché, da una parte, c’è la Moby Lines e, dall’altra, c’è la CIN, che sono la stessa cosa, sono gli stessi soggetti che hanno la stessa partecipazione;, svolgendo loro un’azione convergente, ciò porta a dare una risposta automatica all’aumento del costo dei trasporti da e per la Sardegna. Le soluzioni sono a portata di mano, l’ha detto lei. Ma, se sono a portata di mano, bisogna perseguirle ora e non dopo; e non con la clausola secondo la quale la Tirrenia ha annunciato avantieri in maniera irriguardosa anche verso il Ministro che il congelamento avviene in funzione del possibile ridimensionamento dei servizi di collegamento da e per la Sardegna. Allora, credo che sia questo l’elemento cardine. È stato detto ed è scritto nel suo intervento – io mi permetto di sottolineare che probabilmente non è lei responsabile di quella nota – che è stato decurtato di 30 milioni il costo del trasferimento della convenzione alla Tirrenia passando da 100 a 72 milioni di euro. Anche qui, chi l’ha scritto ? A me interesserebbe sapere chi materialmente e chi personalmente ha scritto quella gravità, perché è vero, si è passati da 100 a 72 milioni di euro, ma è anche vero che la Tirrenia è stata venduta a CIN per 560 milioni, cioè vengono dati 560 milioni in contributi in 8 anni a fronte di 380 milioni di euro per i quali è stata venduta. Se si fa la sottrazione tra 560 milioni di euro e 380, quelli che devono essere pagati da CIN per l’acquisto, si ottengono 180 milioni di euro, e se calcoliamo i sei anni che restano, sono 30 milioni di euro l’anno. Quindi, non soltanto non c’è il decurtamento, c’è l’inganno che passa attraverso vie traverse e che porta appunto a quella cifra, in maniera rispettata, ma con costi che sono assolutamente inaccettabili. Perché non è accettabile il costo e la giustificazione sul piano del costo del carburante ? È semplice: le quotazioni del bunker nel 2010 si sono incrementate del 29 per cento rispetto all’anno precedente, nel 2011 tale valore è cresciuto fino al 39 per cento, tuttavia le tariffe, in modo più che proporzionale, si sono incrementate del 65 per cento, non tenendo conto del fatto che quel costo, quell’incremento del 29 e del 39 per cento incide sul 40-45 per cento del costo del servizio, quindi con un abbattimento notevole, oltre il 50 per cento, di quel 29 e 39 per cento. Pertanto, vi è lì la truffa ai danni della Sardegna e dello Stato, ed è per questa ragione che ci sono gli elementi per incidere, perché se queste cifre sono uguali – quelle della Tirrenia con quelle di Grandi Navi Veloci e di Moby Lines – è evidente che ciò riguarda il doppio fronte, quello pubblico dei denari elargiti a Tirrenia e quello di Grandi Navi Veloci e di Moby Lines. È evidente che bisogna intervenire, la richiesta è intanto come vengono utilizzati quegli 8 milioni di euro, che diventano come ho detto prima molti di più, perché vi è un guadagno di 33,5 milioni di euro in quei due anni da parte delle compagnie e, quindi, dovrebbero essere risarciti tutti. Ma lo Stato come intende intervenire per restituire alla Sardegna, a coloro che hanno avuto quel gapulteriore da quegli aumenti, quegli 8 milioni ?. Abbiamo suggerito e abbiamo chiesto, nell’interpellanza urgente, di dirci se il Governo intenda attivare una procedura autonoma prima che scattino le class action per arrivare alla restituzione di quei fondi a coloro che, magari presentandosi all’Agenzia delle entrate con il biglietto della navigazione, possano ottenere una restituzione pro quota di quegli 8 milioni ripartiti, appunto, per il numero di passeggeri. Sarebbe un segnale, un gesto che darebbe a questo Governo quella credibilità che, purtroppo, sulla vicenda Tirrenia dal 2007 in poi è venuta meno, senza distinzioni di parti e senza distinzioni di Governi.

    Ed è evidente che questa partita non può essere risolta con un congelamento, perché se è vero, come è vero, che la Sardegna paga e pagherà, in queste ore e in questi giorni, il dramma del cartello imposto, non si può parlare di congelamento. E il congelamento, lo voglio ribadire e richiamare in quest’Aula, riguarderebbe solo le merci sino al 17 luglio e ci sarebbe un impegno, in quel tavolo, per non aumentare ulteriormente le tariffe per i passeggeri. È semplicemente scandaloso.
    Bisogna intervenire oggi, entro questo mese, con la definizione di tariffe passeggeri che ripristinino al 2009 il costo, considerato che vi è, appunto, da parte dell’Autorità garante un richiamo formale. Gli aumenti devono essere giustificati rispetto al costo del carburante e non, invece, liberi arbitri che il Governo, un Governo autorevole, ha l’obiettivo e l’obbligo di eliminare alla radice.