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    Intervento dell’ On. FAENZI

     

    Faenzi

    Intervento dell’ On. FAENZI in tema di “Discussione delle mozioni concernenti iniziative in merito alla diffusione in agricoltura di organismi geneticamente modificati, con particolare riferimento all’esercizio della clausola di salvaguardia”

    ON. MONICA FAENZI

    Signor Presidente,

    il segnale estremamente positivo, che è giunto dal Senato con la mozione approvata lo scorso 21 maggio su un tema così importante come quello degli organismi geneticamente modificati e che ha visto la convergenza e la condivisione di tutti i gruppi parlamentari, conferma che su argomenti così complessi e dibattuti nel mondo scientifico, della ricerca e della medicina le forze politiche e le istituzioni nel loro complesso riescono a convergere per favorire iniziative per il proprio Paese, in questo caso a sostegno di un sistema agricolo e agroalimentare italiano più sano e pulito.
    Quella geneticamente modificata è un tipo di agricoltura che non risponde alle esigenze e alle caratteristiche del nostro Paese, perché noi vinciamo solo puntando sulla qualità, la tipicità e la valorizzazione della nostra coltura. Queste sono le parole del Ministro De Girolamo a seguito proprio dell’approvazione delle mozioni votate al Senato e che hanno impegnato il Governo a intervenire sui diversi ambiti, affermazioni che sento di condividere pienamente, considerando che un’espansione di coltivazione di organismi geneticamente modificati, attraverso una diffusione eccessiva dei consumi, determinerebbe gravi squilibri ed evidenti penalizzazioni nei riguardi dell’intera filiera dei prodotti agroalimentari italiani e, in particolare, nei confronti dell’eccellenza del made in Italy, le cui qualità e tipicità uniche sono universalmente riconosciute.
    Il tema dell’utilizzo degli OGM, in particolare in agricoltura, è un argomento complesso e articolato, le cui posizioni, spesso contrastanti anche nell’ambito dei 27 Paesi dell’Unione europea – oggi 28, con l’ingresso della Croazia –, evidenziano la mancanza di una visione comune sull’argomento. Nel recente passato sono infatti emerse, in sede europea, alcune proposte di modifica volte a stabilire maggiore flessibilità per quei Paesi che vogliono limitare o vietare le coltivazioni di OGM nel loro territorio ed altre invece che lascerebbero agli Stati membri la libertà di decidere se coltivare o meno sul proprio territorio produzioni transgeniche già autorizzate dall’Unione europea.
    La recente linea europea, peraltro, secondo la quale è possibile la messa a coltura, secondo pratiche biotech, anche se questo non ricade a consumo, desta preoccupazione, non essendo condivisibile. Non possiamo certamente smentire, però, che oggi una larga parte del nostro pianeta viene coltivata con prodotti OGM – voglio dare dei numeri: 130 milioni di ettari, il 9 per cento della coltivazione mondiale – né tantomeno negare che gran parte degli allevamenti bovini e suini sono proprio nutriti attraverso soia OGM. Sarebbe sicuramente ipocrita oggi immaginare di rinchiudersi in maniera miope ed ottusa rispetto all’avanzamento tecnologico e al progresso, ma ciò nonostante, poiché non è certamente chiaro quale sia l’impatto degli organismi geneticamente modificati, né dal punto di vista medico, né scientifico, oppure quali danni possono provocare nel genere umano e, più in generale, in quello animale e nell’ambiente, dal momento che noi li utilizziamo perché importiamo prodotti OGM, così come importiamo prodotti che servono a nutrire il nostro bestiame, da cui poi recuperiamo latte, carne e quant’altro, credo che sia opportuno, a questo punto, insistere in maniera decisa e rigorosa affinché si prevedano adeguate politiche prudenziali, al fine proprio di stabilire, anche con specifiche norme opportune e mirate approfondimenti, attraverso l’esecuzione di verifiche di laboratorio, dato che il rischio di contaminazione dei campi è ancora molto elevato. I testi delle mozioni concernenti iniziative in merito alla diffusione in agricoltura di organismi geneticamente modificati, con particolare riferimento all’esercizio della clausola di salvaguardia, tra cui quello presentato dal gruppo del PdL, il cui esame si avvia oggi in Assemblea, costituiscono pertanto la prosecuzione, ma io auspico anche la conferma, del risultato raggiunto in modo unitario dal Senato, che impegna il Governo su diversi indirizzi. La mozione del gruppo del PdL, in particolare, si concentra su tre direttrici importanti e fondamentali proprio in materia di organismi geneticamente modificati, i cui punti di partenza su cui sviluppare il dibattito e perseguire adeguati interventi, impegnano il Governo innanzitutto a prevedere in modo tempestivo le procedure di adozione di misure cautelari a tutela della salute umana, dell’ambiente, del modello economico e sociale del settore agroalimentare italiano, a dotare le autorità competenti di idonei strumenti per il controllo e il monitoraggio, provvedendo ad un rafforzamento, di intesa con le regioni, dell’apparato sanzionatorio utilizzabile per i produttori, per esempio, che coltivino senza notifica e senza rispettare anche le eventuali prescrizioni atte a limitare la contaminazione delle altre colture, fermo restando quanto già stabilito dal decreto legislativo n. 224 del 2003, infine a sostenere e potenziare la ricerca scientifica e tecnologica in materia agricola biologica agroalimentare, secondo le migliori prassi scientifiche ed internazionali e, in caso di organismi geneticamente modificati, nel pieno rispetto del principio di precauzione. Il settore agricolo italiano necessita infatti di strumenti e di interventi volti a potenziare la ricerca, in particolare proprio nel settore dei prodotti biologici, il cui comparto sta diventando fortemente dinamico e cresce in modo costante rilevando l’esigenza di nuove tecnologie. Le necessità delle ricerca dipendono dall’evoluzione di un settore, ma più specificatamente da fattori quali la diversificazione della produzione, le nuove frontiere del marketing e gli aggiornamenti apportati anche alla legislazione ad essa relativa. Reputo, pertanto, indispensabile riattingere al patrimonio storico delle varietà tradizionali perché più risorse si hanno, maggiori saranno le possibilità di affrontare i cambiamenti improvvisi e lasciare, soprattutto, alle future generazioni una ricchezza a livello genetico. Da generazioni, ormai, l’agricoltura è all’origine di una moltitudine di specie e di habitat che meritano di essere protetti. Un utilizzo sostenibile dei terreni agricoli è di primaria importanza per proteggere la biodiversità, per preservare il paesaggio colturale ed evitare l’abbandono dei terreni. Pertanto, affinché le misure di protezione della biodiversità siano in grado di incrementare la ricerca per eliminare i pesticidi e tutto ciò che di negativo impatta sulla nostra capacità produttiva in materia agricola è di vitale importanza che anche gli agricoltori, in qualità di partner, siano coinvolti molto precocemente nelle discussioni relative alla protezione della natura. Tutto questo tenderebbe a rafforzare in maniera evidente ed incisiva l’intera filiera agroalimentare del made in Italy che – ricordo – rappresenta uno dei pochi segmenti produttivi del Paese che, meglio di altri, riesce a fronteggiare gli effetti di una devastante crisi economica che non risparmia nessun settore dell’economia reale. I dati, per esempio, sull’export confermano positivamente gli indici numerici in termini di volume d’affari delle esportazioni.  Si pensi che il fatturato del 2012 è stato di 32 miliardi e che si è registrato, per esempio, un più 5,4 per cento nel 2011 sull’export, sui prodotti proprio agroalimentari italiani e che anche i dati dell’inizio del 2013 sono assolutamente confortanti.  A tal fine devo, quindi, necessariamente ricordare come il fenomeno delle imitazioni e delle contraffazioni nel campo agroalimentare e dei prodotti del made in Italy, che presentano specifiche peculiarità che non sono riscontrabili in altri comparti dell’industria, testimonia, ancora una volta, come le eccellenze dei prodotti dell’agroalimentare italiano siano un forte richiamo proveniente da ogni parte del mondo a cui occorre porre iniziativa di tutela e di valorizzazione, al fine di fronteggiare le imitazioni del made in Italy. I danni prodotti, per esempio, dall’agropirateria ammontano a circa 60 miliardi e, quindi, hanno un impatto negativo sul settore di dimensione incredibile su cui sta lavorando anche la Commissione agricoltura. Numerosi tentativi sono stati fatti e io ricordo le relazioni di alcune Commissioni, che hanno lavorato soprattutto per questo, ma anche un’importante legge, approvata nel 2011 dal Governo Berlusconi, proprio sull’etichettatura e sulla tracciabilità dei prodotti che, peraltro, ha inasprito anche la pene contro proprio l’agropirateria. Pertanto, onorevoli colleghi, in un quadro generale su esposto, siamo di fronte ad una doppia sfida. Da un lato, bisogna investire sulla biodiversità, sulla specificità dei prodotti agroalimentari italiani, che naturalmente costituiscono un patrimonio straordinario ed un vanto di livello mondiale. Ma, dall’altro, vi è un’altra battaglia da portare avanti ed è quella della ricerca. Dobbiamo riuscire a sostenere in modo energico la richiesta di effettuare ricerche in laboratorio sugli OGM, affinché diventino sicuri e possano, conseguentemente, rappresentare un’opportunità di sviluppo e di crescita per l’Italia e anche per il mondo. I profili attinenti le coltivazioni degli OGM vanno comunque distinti da quelli inerenti alla ricerca scientifica in materia transgenica, che va invece sviluppata in modo tale da favorire un’autonomia scientifica dell’Italia rispetto agli altri aspetti. I dati che emergono, da una ricerca recente per esempio, evidenziano che quasi 6 italiani su 10 ritengono che sia utile continuare a fare ricerca scientifica sugli OGM. Ma, la stessa indagine evidenzia che il 62 per cento ritiene che gli scienziati italiani abbiano diritto di fare ricerche alla stessa condizione degli altri Paesi. Tali risultati confermano, a mio avviso, come l’impegno del Governo a sostenere e potenziare la ricerca scientifica ad escludere che i prodotti oggi utilizzati possano arrecare danni all’organismo, alle culture, all’ambiente, alla loro specificità e alla biodiversità, che esiste ed è diffusa nel nostro Paese, possa costituire delle solide basi per consentire una nuova laicità fondata su uno Stato neutrale, in una dimensione ormai multiculturale della nostra società. È un dibattito, quello sugli OGM, a volte pervaso anche da antimodernismo e sensazionalismo giornalistico, perché spesso intorno al blocco della ricerca si unisce un asse trasversale ostile anche ad ogni tentativo di modernizzazione attraverso la radicalità del rifiuto. È questa una discussione che il genere umano si pone da sempre, da quando avvengono nuove rivoluzioni tecnologiche, dalla nascita dei computer e dei nuovi sistemi di comunicazione o di trasporto. Il processo è, pertanto, inarrestabile e anche di straordinaria importanza e potenzialità. Pertanto, attivare la molla dell’innovazione che, oltre ad essere tecnologica, deve essere anche un’innovazione sociale, fondata su un nuovo rapporto tra scienza e società civile, ritengo sia un’esigenza da non sottovalutare. Occorre, tuttavia, seguire un percorso serio ed approfondito, volto a garantire e a rafforzare i principi di precauzione e di divulgazione di informazioni corrette ed equilibrate. Necessitano, a mio avviso, evidenze scientifiche, in grado di rassicurare che è possibile un tipo di coltivazione differente ed innovativa, senza pesticidi o elementi di tossicità, che non siano dannosi per il nostro organismo. Le introduzioni di coltivazioni OGM in Italia, incompatibili con gli interessi economici del sistema agroalimentare nazionale, senza provvedimenti prudenziali sono pertanto inopportune e dannose per l’ambiente e la salute, le quali valgono certamente di più degli interessi e dei metodi disinvolti di certe multinazionali, come la Monsanto Company e la messa in cultura dei sementi di mais Mon810. Le 195 eccellenze agricole del nostro Paese, che rappresentano il motore dell’economia, quello dell’agroalimentare in particolare, devono essere tutelate, salvaguardate e valorizzate con ogni mezzo. Pertanto, nel testo della mozione presentata dal mio gruppo sosteniamo che la ricerca non deve essere abbandonata né ridimensionata.Non vogliamo però sbarrare la strada alla tecnologia che avanza, al contrario vogliamo favorire ogni iniziativa della ricerca e ogni proposta sensata nel campo della tecnologia e della scienza in grado di esaminare dal punto di vista tecnico-scientifico gli effetti derivanti dalle coltivazioni di organismi geneticamente modificati nel campo agricolo ed ambientale. Luminari, dal professor Veronesi alla scomparsa Rita Levi Montalcini, che si sono sempre dichiarati favorevoli a far sì che la scienza, anche con forzature sulla natura, possa ricreare le condizioni migliori per comprendere se davvero tali organismi sono nocivi o no o se questo nuovo progresso e questa nuova scienza servano davvero all’umanità, ribadiscono l’esigenza di perseguire in questa direzione e di rafforzare la convinzione di una visione ampia e non preclusa ideologicamente ad ogni negazione degli OGM. Il gruppo del PdL pertanto è certamente favorevole a sostenere e valorizzare maggiormente la biodiversità per garantire il miglioramento del progresso scientifico e della ricerca nei riguardi della salute umana e dell’ambiente. Tutto questo all’interno di una più ampia ed articolata visione complessiva, volta a coniugare la ricerca e soprattutto la difesa dell’identità del nostro patrimonio agroalimentare, la cui promozione delle eccellenze del made in Italy rappresentano per il nostro Paese un valore immenso di immagine ed anche uno stile alimentare senza pari al mondo.