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    Interpellanza urgente dell’On. E.SAVINO

     

    ELVIRA SAVINO

    Interpellanza urgente dell’On. E. SAVINO in merito alle “Iniziative per il contrasto al maltrattamento degli animali, con particolare attenzione alla situazione dei canili in Puglia”

    On. ELVIRA SAVINO

    Signor Presidente, signor sottosegretario,

    molti dei canili presenti sul territorio delle regione Puglia sono stati definiti dalla stampa e da vari servizi televisivi dei veri e propri lager in cui vengono perpetrati maltrattamenti nei confronti degli animali ospitati. Sarebbero circa 370, fra censiti ed abusivi, i canili pugliesi e molti di essi si sono resi protagonisti di situazioni di degrado e maltrattamento a danno dei cani. Il nutrito elenco, soltanto per citarne alcuni, comprende il rifugio di Noha (in cui si recidevano le corde vocali ai cani), il San Rafael di Taranto (sovraffollato e indisponibile per gli affidi), e quelli di Tricase, di Castrì e di Cassano delle Murge. In particolare, dieci anni fa il canile di Noha, un complesso di cemento armato con circa 200 box fatiscenti, presenza di amianto, acque sporche che penetravano nel pozzo artesiano, acqua potabile racchiusa in serbatoi e mai utilizzata e in cui i cani vivevano al buio e in situazioni di assoluto degrado, è balzato alla cronaca per un eclatante caso di maltrattamento nei confronti dei cani ospitati. Nello specifico, il comune di Galatina aveva chiesto ai proprietari-gestori di questo canile di limitare l’inquinamento acustico che derivava dalla struttura, apportando alcune modifiche a livello strutturale. A lavori ultimati e dopo i sopralluoghi effettuati da parte della Asl e del comune, venne accertata la regolarità della nuova situazione e il canile, convenzionato con 12 comuni limitrofi, ebbe soltanto il «divieto» di recludere altri cani.  Successivamente, da alcune indiscrezioni, risulta che invece l’abbassamento dell’inquinamento acustico non derivava da lavori di insonorizzazione, bensì dal fatto che erano state eseguite operazioni sui cani da parte di un veterinario fatto giungere appositamente da Siena che, senza peraltro effettuare anestesia, aveva operato almeno 200 cani, recedendone le corde vocali con elettrobisturi. A seguito di ciò venne configurato il reato di maltrattamento di animali e, nell’ottobre del 2001, il titolare del canile fu destinatario di un decreto penale di condanna per tale reato, ex articolo 727 del codice penale, che puniva il maltrattamento degli animali con l’erogazione però di multe irrisorie e non con la pena del carcere. Il comune e l’Asl competenti si dichiararono invece inconsapevoli della barbarie che era stata consumata all’interno della struttura. Nonostante ciò, furono introdotti altri cani nella medesima struttura posta sotto sequestro e, ad oggi, di quei 200 cani ne restano gli ultimi 13. La legge n. 281 del 1991 in materia vieta di sopprimere cani e gatti randagi o di destinarli alla sperimentazione e dispone che i comuni e le Asl, direttamente responsabili, debbano provvedere a sterilizzazioni sistematiche e rispondere della permanenza nelle strutture degli animali e sul buon esito degli affidi. Tali compiti sono spesso evidentemente disattesi, considerato che, nonostante gli ingenti finanziamenti statali a lungo ricevuti, nel pubblico si sterilizza pochissimo e all’utente privato invece si chiedono tariffe molto esose. L’inefficienza di molte Asl, gare al massimo ribasso che assegnano le strutture a chi sostiene di accalappiare, nutrire, curare, sterilizzare e far adottare i cani con una diaria a basso costo, la mancanza di adeguate campagne educative e di regole volte a sollecitare la sterilizzazione anche fra i privati, consegnano di fatto gli animali a sofferenze inaudite e causano, tra l’altro, lo sperpero di ingenti risorse pubbliche. Il randagismo è spesso fonte di guadagni facili per molti settori e categorie ed alimenta anche diversi traffici illeciti: lotte clandestine, vivisezione, macellazione, commercio di pelli, trasporto di droga e finte adozioni all’estero finalizzate appunto alla sperimentazione. In seguito ad accorati appelli di alcune associazioni animaliste pochi giorni fa il consiglio della regione Puglia, attraverso un comunicato stampa, ha assicurato il proprio intervento anche con una modifica, ove fosse necessario, delle norme vigenti, rendendo così ancora più restrittivi gli obblighi già esistenti e chiedendo un maggiore impegno alle Asl con i propri servizi e con i propri veterinari. In particolare si è espressa l’assessore al welfare, Elena Gentile, che ha dichiarato che a breve avvierà un tavolo per concertare iniziative che possano affrontare in maniera incisiva l’emergenza, assumendo l’impegno con le associazioni nazionali di accogliere i punti critici per sanare il modus operandi speculativo di alcune associazioni animaliste. In seguito il presidente del consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, ha accolto tali richieste e, in particolare, la proposta dell’assessore Gentile di ricorrere quanto prima alla modifica della legge regionale vigente in materia di randagismo, che consenta alla Puglia di raggiungere quegli standard in linea con il resto del Paese, ponendo l’attenzione sulla cura ed il rispetto del mondo animale e contrastando i maltrattamentiPag. 14incivili a danno di animali indifesi, che non sono certamente propri di una società civile come la nostra. Chiedo dunque al sottosegretario se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa; se non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, intervenire in maniera tempestiva al fine di impedire il verificarsi di situazioni come quelle che ho descritto sopra ed eventualmente adottare provvedimenti; se non ritenga necessario che ispezioni, controlli e relazioni sulla situazione dei canili, degli animali ospitati e soprattutto sull’utilizzo dei fondi ricevuti non debbano in un certo senso essere affidati ad organi ministeriali anziché alle istituzioni locali, che sono spesso conniventi; se i Ministri a cui è rivolta l’interpellanza intendano vigilare sull’iter di concertazione di questo tavolo annunciato dal consiglio regionale della Puglia ed attivare campagne di educazione e sensibilizzazione per impedire il dilagante fenomeno dei canili lager ed il maltrattamento degli animali.  Auspico che si ponga fine a questo diffuso disinteresse rispetto al benessere degli animali, ma che poi si traduce anche in attenzione alla salute pubblica e alla legalità. Sono lieta di verifiche che sono state effettuate presso la regione Puglia, perché mi confortano sul fatto che l’amministrazione sia stata stimolata a prestare attenzione a questo problema. Infatti, lei ci ha raccontato, ci ha spiegato, che sono state introdotte notevoli modifiche normative, significative, ma,Pag. 18se la Puglia detiene la «maglia nera» di questo fenomeno, evidentemente c’è qualcosa che non funziona, quindi spero che le modifiche normative si traducano in azioni pratiche. Ghandi diceva: «la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui essa tratta gli animali». E la nostra nazione, in particolare al centro-sud, e la Puglia ne è un esempio, non si mostra affatto civile. In particolare, come abbiamo detto, la mia Puglia, che è una regione della quale tutti conosciamo le meraviglie e la bellezza, detiene il record negativo non solo in materia di ampiezza del fenomeno del randagismo, ma anche di crudeltà e di maltrattamenti, numerosissimi, nei confronti degli animali. Infatti, qui, la mancata sterilizzazione e i canili lager sono, appunto, nel più alto numero. Ci sono in Puglia, ogni giorno, numerosissimi volontari meravigliosi, che impiegano tempo, impegno, fatica, per sopperire alla mancanza delle istituzioni, però lo fanno nell’assoluta consapevolezza che questo non basta, perché per ogni cane salvato ce ne sono magari cento che hanno bisogno di aiuto. Sono passati vent’anni dall’entrata in vigore della legge n. 281 del 1991 a prevenzione e tutela del randagismo e questo fenomeno, accanto alla pratica dei maltrattamenti nei confronti degli animali, in alcune regioni, ha invece, all’opposto, avuto una crescita esponenziale, divenendo una vera e propria piaga sociale e causa di sofferenza per milioni di animali, ma anche nei confronti di cittadini che, all’opposto, nutrono nei confronti degli animali un rispetto profondo. E anche di questi cittadini bisogna avere rispetto.   L’aumento del randagismo ha visto aumentare di pari passo gli orrori a danno degli animali. Cani che muoiono in canili lager, di malattia o sbranati tra loro per la fame, animali avvelenati, impiccati, bruciati, cuccioli affogati, sepolti vivi, gettati nei cassonetti della spazzatura, cani seviziati e lasciati morire tra atroci sofferenze. A fronte di tutto ciò, come dicevamo, milioni di euro vengono prelevati dal gettito fiscale dei contribuenti e stanziati da Stato e regioni per il controllo e la tutela del randagismo, che in regioni come Puglia, Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna, ma anche Lazio e Molise, sono, in realtà, inversamente proporzionali al contenimento del fenomeno e al benessere degli animali. Le varie interrogazioni parlamentari e le infinite azioni di protesta sono state sistematicamente ignorate a livello locale, per cui il cittadino si trova spesso solo di fronte alle istituzioni preposte all’osservanza e alla vigilanza su questi fenomeni. Ed è questa, a mio avviso, una situazione indegna per un Paese civile, che offende il sentimento di milioni di cittadini. Per quanto riguarda, invece, il punto di vista della legalità, oltre a quanto già detto in tema di leggi disattese e mancanza di controlli, si possono segnalare – e lo vorrei fare a titolo esemplificativo – alcuni casi che si sono verificati negli ultimi giorni. Per esempio, in provincia di Palermo, un cane di due mesi è stato volutamente investito e schiacciato davanti a due bambini che supplicavano in lacrime il conducente di non uccidere il loro cucciolo; in provincia di Avellino, ad un cucciolo hanno tagliato una zampa con un tronchesino e, poi, lo hanno gettato tra le piante di fichi d’India; in provincia di Roma, una cucciola di maremmana è stata barbaramente uccisa con un’arma da taglio mentre dormiva nella sua cuccia in assenza dei padroni. Sono liste di orrori francamente troppo lunghe, indegne, appunto, di un Paese civile, ed è abbastanza singolare che restino quasi sempre impunite. «L’uomo è l’unico animale che arrossisce, ma è l’unico ad averne bisogno», così diceva Mark Twain, e io penso che di fronte a tanto orrore dovremmo tutti vergognarci. Siamo diventati la vergogna dell’Europa. Una coalizione internazionale di oltre 40 associazioni europee per la protezione degli animali ha iniziato una campagna in difesa dei cani randagi della regione Puglia – quindi, è nota la nostra situazione –, con striscioni che recitano: «l’inferno dei randagi in Puglia, una vergogna per l’Europa». La denuncia di massa per maltrattamento degli animali, rivolta proprio alla Puglia, ha lo scopo di costringere le istituzioni preposte – magari, noi abbiamo sollecitato l’intervento – a fermare l’ignobile affare che sulla pelle dei randagi, solo in Puglia, fa guadagnare oltre 50 milioni di euro ogni anno, con la minaccia di dire basta alle vacanze in Puglia per mancanza di risposte concrete.  Io credo che gli animali siano una parte importantissima della nostra società: è doveroso averne rispetto, bisogna rispettarli in quanto esseri senzienti; come ha affermato la Corte Suprema con un’importante sentenza, sono esseri capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione e umanità.  Non dimentichiamo, poi, il reale e positivo contributo alla nostra società che i cani ci offrono: ad esempio, animali addestrati per intervenire in situazioni di emergenza e pericolo, le unità cinofile del soccorso alpino, i cani guida per i non vedenti, quelli che aiutano i nostri bambini con la pet terapy. Tantissimi sono i casi in cui anche cani non addestrati hanno salvato la vita dell’uomo. Per esempio, in provincia di Trento, c’è un ospedale che utilizza due Labrador, perché capaci di diagnosticare, in tempi minori rispetto ai laboratori, con l’olfatto, la presenza di patologie gravi, in particolare tumori, annusando campioni di urina, con un’affidabilità pari al 95 per cento. Quindi, non rinunciamo a questo straordinario patrimonio che ci riservano gli animali, che ci riservano sempre e comunque e a prescindere da tutto. Quindi, dobbiamo renderci promotori di un cambiamento, che sia anche culturale, dobbiamo insegnare ai nostri figli ad avere cura, ad amare e a rispettare gli animali. Io auspico – grazie anche al suo intervento, signor sottosegretario – che vengano poste in essere azioni concrete affinché ci si avvii in questa direzione. Me lo auguro vivamente e sono, comunque, fiduciosa, perché la sua risposta mi rassicura in tal senso.