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    Dichiarazione di voto dell’ On. VIGNALI

     

    Vignali Raffaello

    Dichiarazione di voto dell’on. VIGNALI in merito alla “Conversione in legge del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, recante nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”

    On. RAFFAELLO VIGNALI

    Signor Presidente,

    vorrei fare innanzitutto due premesse non scontate. La prima è che siamo un Paese manifatturiero e vogliamo continuare ad esserlo, siamo la seconda manifattura d’Europa. Per questo non possiamo permetterci di perdere l’industria di base dell’acciaio. Non è soltanto, ed è pure importantissimo evidentemente, una questione legata alla città di Taranto e all’economia di quel territorio, ma anche di una serie di filiere importantissime nel nostro Paese: la filiera del bianco, quella degli elettrodomestici, la filiera dell’edilizia e la filiera dell’auto. Noi parliamo tanto di crescita ma la crescita passiamo farla solo valorizzando i nostri punti di forza e il nostro principale punto di forza è esattamente la manifattura, la nostra capacità di fare, una capacità straordinaria. La seconda premessa è che siamo un Paese adulto e vorremmo esserlo, non un Paese bambino; è tipico dei bambini contrapporre cose giuste, ma invece è caratteristica degli adulti sapere contemperare aspetti giusti e veri. Per questo, questo decreto per noi è importante perché accetta esattamente questa sfida, la sfida di contemperare diritti diversi, come peraltro ha chiesto anche la Corte costituzionale, lo ricordo, e per questo io credo costituisca un grande passo avanti e non un passo indietro. In Commissione prima e in Aula poi abbiamo operato per migliorare il testo originario del decreto, come ha riconosciuto anche il Governo, quindi io non posso riconoscermi in chi ha detto che è peggiorato. Un testo molto delicato che contiene tantissimi profili di delicatezza, alcune l’abbiamo consentiti, il problema che ha sollevato il collega Allasia, ad esempio, legato al cosiddetto esproprio, il problema della tutela della salute e il problema del contemperare esattamente tutti questi diritti che sono tutti giusti e sacrosanti. E io ringrazio i relatori, l’onorevole Borghi e l’onorevole Fitto, e il Governo, perché hanno fatto questo lavoro con grandissimo equilibrio e ci hanno portato a un risultato che noi riteniamo molto positivo. In merito ai profili di delicatezza, il primo evidentemente riguarda l’articolo 1.  Per un attimo dobbiamo anche renderci conto che tante volte si è applicato ed anche nel dibattito che abbiamo avuto qua, solo all’Ilva, ed è giusto, perché si applica innanzitutto all’Ilva ma stiamo facendo un provvedimento che vale da qui in avanti, stiamo creando una nuova fattispecie di commissariamento, quello per inosservanza dell’AIA. Per questo bisogna prevedere alcune tipologie, alcune casistiche importanti: il comma 1-bis dell’articolo 1, che abbiamo introdotto in Commissione, prevede che si possa commissariare – ed io mi auguro succeda solo in questo ordine – innanzitutto lo stabilimento e poi il ramo di azienda e poi solo in ultima istanza la società, anche perché, lo ha eccepito anche il Comitato per la legislazione, l’AIA si applica allo stabilimento, non alla società o all’azienda ma allo stabilimento. C’è anche un profilo giuridico importante. Ma non solo. Stiamo attenti quando facciamo le norme, perché noi ci lamentiamo tante volte della mancata crescita ma, ad esempio, prevedere esclusivamente il commissariamento della società può portare ad un effetto perverso che è lo spostamento delle società capofila all’estero. Non solo. E se succedesse – altra ipotesi – ad una multinazionale estera che ha uno stabilimento in Italia ? Come facciamo a commissariare una società che magari è di diritto statunitense o britannico o belga ? Evidentemente è impossibile, quindi abbiamo allargato le fattispecie ma dando anche un ordine di gradualità.

    Altro elemento positivo: abbiamo messo esclusivamente in capo a ISPRA, con il supporto sacrosanto di ARPA e APPA, la contestazione formale dell’inosservanza delle prescrizioni AIA. Anche questo è un elemento fondamentale di certezza del diritto, di una semplificazione sana, perché uno dei grandi motivi di complicazione nel nostro Paese è che abbiamo tutte le autorità che intervengono su tutto e non va bene, perché magari chiedono anche cose diverse. L’esercizio di uno stabilimento di questo tipo viene fatto con l’AIA, l’autorizzazione integrata ambientale. Giustamente l’inosservanza di queste prescrizioni deve poter essere rilevata esclusivamente da un soggetto, che nella fattispecie è appunto l’ISPRA. Abbiamo garantito, accogliendo anche alcuni emendamenti dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, che chiedevano di dare maggior tempo alla cittadinanza di poter fare osservazioni sul piano predisposto dal commissario, per garantire ulteriormente la partecipazione, perché è evidente che si tratta di problemi delicati proprio per la cittadinanza, che non riguardano esclusivamente le attività di impresa. Abbiamo anche inserito meccanismi di responsabilità per il commissario. Non solo. Come gruppo del Popolo della Libertà abbiamo anche proposto – anche per fugare ogni dubbio che qui ci fosse qualcuno che volesse fare esclusivamente gli interessi della proprietà dell’Ilva, lo ripeto, invece, stiamo parlando di un provvedimento che si può applicare a migliaia di imprese potenzialmente – che le somme destinate all’applicazione delle prescrizioni AIA non possano essere mai ripetibili, non possano mai essere successivamente, anche in eventuali gradi di giudizio in cui la magistratura desse ragione all’azienda, richieste indietro, proprio quelle somme destinate al risanamento ambientale.

    Una parola sulla questione del commissario corre obbligo dirla. In Italia abbiamo – visto che è stata oggetto del dibattito la questione delle incompatibilità – la legge Prodi-Marzano che giustamente chiede che ci sia una discontinuità rispetto all’azienda e alla proprietà, perché stiamo parlando di aziende in dissesto. Ma qui non stiamo parlando di aziende in dissesto e faccio anche presente che ci sono altri casi di commissariamento anche riguardo ad enti pubblici, in cui queste incompatibilità non si applicano. Qualcuno potrebbe chiedersi,ad esempio, perché nel caso di una sanità commissariata a livello regionale, il commissario debba essere il Presidente della regione.

    Qui non vale l’incompatibilità ? Credo che valga ancor di più ! Peraltro, ripeto, stiamo parlando in questo caso di un’azienda sana, e dove colui che è stato nominato commissario, peraltro, era amministratore delegato da un mese e mezzo, non da anni, e non è nemmeno un azionista. C’è una ragione dell’incompatibilità nella legge cosiddetta Prodi-Marzano: non ha senso trasporre esattamente il problema in questo caso.
    Vado alla conclusione. A noi interessa innanzitutto salvare le aziende; anche perché il lavoro è un bene che non possiamo perdere mai, tanto meno in momenti come questi. E tanto più nel caso dell’Ilva di Taranto, dove una situazione di chiusura dell’Ilva, e anche una forte riduzione dell’Ilva sarebbe un danno sociale enorme. Ma ci interessa salvarle mettendole nella condizione di una reale ed effettiva sostenibilità, una sostenibilità anche avanzata: con l’AIA dell’Ilva si sono anticipate norme che entreranno in vigore in Europa nel 2016, saremo all’avanguardia da questo punto di vista. Non è quindi che ci sono arretramenti: a noi interessa la sostenibilità. E peraltro – lo ripeto – l’emendamento sulla non ripetibilità è esattamente la prova che questo è il nostro obiettivo.
    Abbiamo ragionato in questa logica; quanto agli emendamenti che abbiamo respinto, lo abbiamo fatto perché ne giudicavamo molti in grado di compromettere esattamente questa continuità aziendale. Ripeto, credo che tutti, con il decreto-legge che oggi convertiamo, abbiano fatto un passo avanti: l’azienda, i lavoratori, i cittadini di Taranto, la tutela dell’ambiente e della salute, e anche il nostro sistema manifatturiero. Giudichiamo questo provvedimento, come esce oggi dall’Aula, un esempio di buona politica: una politica come arte del compromesso, intendendo compromesso nel senso etimologico del termine, «promettersi a vicenda». E oggi la promessa è quella di una crescita più sostenibile. Per queste ragioni, voteremo convintamente a favore.